25Ott
2017

Il mistero del ghiaccio

Fiaba di: Gabriela Chiari

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La fiaba

C’era una volta una cittadina grigia e fumosa, dove le miniere e le fabbriche occupavano gran parte del territorio. E’ vero che c’erano anche le case con i mattoni rossi e le tendine di pizzo alle finestre, i fiori che ornavano davanzali e balconi, ma una polvere nera si depositava qua e là, coprendo e imbrattando le superfici, penetrava negli interstizi e, assorbita dai pori, formava una patina sui muri. Da poco tempo era sorta lì anche una moderna industria che, come diceva il proprietario, avrebbe portato grande benessere a tutti. Per il momento però, si limitava a produrre soltanto un effetto spiacevole: rendere l’aria maleodorante.

In questa cittadina vivevano tre ragazzi, amici per la pelle nonostante le differenze sociali.

Ben era uno spilungone dinoccolato con un ciuffo bruno che ogni tanto gli ricadeva sulla fronte e che lui prontamente scansava con la sua grande mano ossuta.

Jim era un ragazzo di corporatura normale con una carnagione lattea, tempestata di efelidi; il suo viso era incorniciato da riccioli fulvi e sul naso portava sempre un paio d’occhialetti tondi.

Poi c’era Rose; sì, perché a completare il trio c’era una ragazza. Sembrava un angelo con i lunghi capelli biondi e gli occhi color del mare. Che cosa ci faceva una creatura simile in un posto come quello? Presto detto: Rose era la figlia del proprietario di una fabbrica; Jim era figlio di un operaio e Ben di un minatore.

Quale legame poteva esserci fra tre ragazzi tanto diversi?

Un’amicizia nata sui banchi di scuola grazie alla comune passione per la lettura e il canto, ma erano la curiosità e lo spirito d’avventura a fare da collante al gruppo.

Ogni pomeriggio, dopo la scuola, si ritrovavano e a turno leggevano un libro che erano riusciti a procurarsi, poi ne discutevano e provavano a drammatizzarne qualche scena; oppure andavano dalla signorina Brown, la maestra di canto e si esercitavano per il coro. Ma il divertimento più grande era assicurato dall’esplorazione di qualche luogo non conosciuto o dal tentativo di risolvere qualche “mistero” della loro piccola città.

Di eventi inspiegabili se ne verificarono due in breve tempo; il primo riguardava uno strano ritrovamento che coinvolse i tre amici.

L’ultimo giorno di scuola, quando al suono della campanella i ragazzi sciamarono per la strada, alcuni gruppetti s’incamminarono verso la campagna e anche il nostro terzetto non fu da meno.

Ben, Jim e Rose andarono in direzione di una piccola radura circondata da siepi. Credevano di trovarle fiorite, ma non c’era nemmeno un fiore; udirono però dei suoni, come un lamento, un pianto. Si avvicinarono pensando si trattasse si un cucciolo che si era perduto, così camminarono lentamente per timore di spaventarlo. Quando arrivarono, trovarono una cesta e dentro c’era sì un cucciolo, ma d’uomo. Capirono subito che si trattava di una bambina dal colore rosa della sua cuffietta e della copertina che l’avvolgeva. Gli occhi della bimba li guardarono incuriositi, ma lei non sembrava per nulla spaventata e regalò loro un dolce sorriso. I ragazzi, colti dallo stupore, non sapevano cosa fare; poi Jim, il più riflessivo dei tre, propose di portare la cesta al reverendo Williams. La bambina non poteva essere lasciata in aperta campagna, esposta ad ogni tipo di pericolo! Giunti alla meta, raccontarono lo strano fatto di cui erano stati protagonisti e il reverendo s’impegnò a prendersi cura della piccola e a fare tutti gli accertamenti del caso.

L’ecclesiastico andò dal sindaco; questi si rivolse alle guardie che si recarono di casa in casa per sapere di chi fosse quella bambina. Le ricerche non dettero però alcun risultato.

Intanto la notizia si era diffusa e tutti gli abitanti facevano a gara per dimostrare la loro generosità nei confronti della piccola. Le autorità decisero che la bimba sarebbe rimasta sotto la tutela del reverendo, ma tutta la comunità avrebbe contribuito al suo sostentamento.

Dopo questa “adozione di massa”, era necessario darle un nome; venne chiamata Feliticy, perché quella creatura era riuscita ad unire tutti i cittadini.

Stavano ancora festeggiando l’acquisizione della nuova concittadina, quando gli abitanti si trovarono a dover affrontare un mistero a dir poco inquietante.

Quell’anno il clima era davvero strano: era Giugno, ma non si vedeva alcun segno della bella stagione in arrivo; anzi, la temperatura invece di alzarsi si abbassava ogni giorno. Sembrava che i mesi procedessero velocemente all’indietro: Maggio, Aprile, Marzo, Febbraio, Gennaio … poi sempre più freddo. In brevissimo tempo una coltre di ghiaccio ricoprì la cittadina facendole assumere un aspetto irreale; poiché il ghiaccio, misto alla polvere nera, creava striature veramente fantasiose.

Il tempo delle vacanze non trascorreva per i ragazzi giocando e facendo pic-nic sui prati o nuotando nel lago poco distante. Non c’erano più né prati né lago, ma solo ghiaccio.

Ben, Jim e Rose s’incontravano quasi ogni giorno in qualche luogo riparato davanti al camino acceso e si lanciavano in interminabili discussioni su quel fenomeno anomalo che preoccupava tutti. Per quanto cercassero spiegazioni non riuscivano a trovarne, così come non ci riuscivano le autorità e i giornali che tutti i giorni riportavano in prima pagina “Il mistero del ghiaccio”.

Col trascorrere dei giorni, la situazione divenne sempre più difficile. Dalla miniera si estraeva molto carbone, ma la maggior parte veniva utilizzato per alimentare le stufe e quindi non ce n’era a sufficienza per le fabbriche. Ad un certo punto i minatori protestarono, gli operai lasciarono le macchine e i forni, i proprietari minacciarono la chiusura delle fabbriche. Tutti gli abitanti erano in agitazione, oppressi dal freddo, con lo spettro della fame, ogni giorno temevano che stesse per giungere la loro fine.

Mentre la città era attanagliata dalla morsa del gelo e scossa da così gravi problemi, c’era un’unica persona che non sembrava risentire dei disagi: Felicity. La sua crescita stava avvenendo molto velocemente, proporzionalmente all’arrivo del ghiaccio. In breve tempo la bambina cominciò a camminare e a parlare, si muoveva con agilità sulla strada gelata e non sembrava soffrire il freddo. A mistero si aggiungeva altro mistero. “Come era possibile che la piccola Felicity fosse cresciuta  tanto in fretta? Tra i due eventi doveva esserci un legame!” si chiedevano Ben, Jim e Rose.        Tutti gli altri erano troppo intirizziti dal freddo per formulare delle congetture. Solo qualche donna aveva ipotizzato un incantesimo, ma il reverendo l’aveva subito redarguita dicendo: “Non ci sono maghi che fanno gli incantesimi! Piuttosto affidiamoci al Buon Dio e preghiamo perché ci aiuti!”

Un giorno i nostri tre amici, dopo aver discusso a lungo, decisero di andare a trovare Felicity . Quale sorpresa ebbero quando la videro!

La bambina era molto cresciuta, dimostrava sette o otto anni. Aveva capelli come il grano maturo raccolti in due code, la pelle vellutata di pesca, la bocca di fragola, gli occhi come tenere foglie appena nate.

Jim cominciò subito a parlare salutandola e chiedendole se avesse freddo. Lei rispose che stava bene e per dimostrare che non temeva la rigida temperatura tirò un po’ su le maniche della sua maglia e sul braccio destro, apparve un  piccolo neo a forma di stella. Jim pensò che non aveva mai visto nulla di simile, ma i suoi compagni non dettero peso alla cosa.

La bambina cominciò a parlare: “Voi tre siete i miei salvatori e ve ne sarò grata per tutta la vita. Proprio per ringraziarvi voglio darvi qualche buon consiglio. La gente di questa cittadina è disperata per quanto sta accadendo, ma in realtà ha timore solo per sé stessa e si disinteressa della Natura. E’ di essa che gli uomini si devono preoccupare, ma non lo fanno ; piuttosto la maltrattano e badano solo ai propri interessi. Ricordatevi della natura, ragazzi! Amatela e rispettatela!”.

Le parole di Felicity sembravano quelle di un vecchio saggio e colpirono molto i tre amici che, stupiti per quanto avevano udito, si congedarono al più presto.

Più tardi,  quando ognuno fu nel proprio letto cercando di scaldarsi, chi sotto una montagna di coperte, chi avvolto in morbidi piumoni d’oca, ripensò alle parole della bambina e ciascuno riflettendo giunse a delle conclusioni. Non erano del tutto identiche, ma avevano un elemento che le accomunava: la Natura probabilmente si era sentita offesa perché gli uomini non la rispettavano, avevano comportamenti che la danneggiavano.

Ben, Jim e Rose si ritrovarono per fare il punto della situazione. Pensavano di aver capito: quello sconvolgimento del clima era la manifestazione della Natura che si ribellava, ma come convincere gli altri cittadini e le autorità?

Bisognava agire in fretta!

Divisero la città in tre zone ed ognuno si assunse il compito di comunicare a più persone possibili quella verità che avevano scoperto. Si misero all’opera, ma non ebbero molta fortuna. La gente non prestava ascolto alla loro spiegazione;  alcune persone li derisero, altre si stringevano nelle spalle e proseguivano per la loro strada. Dopo qualche ora, i tre si ritrovarono nel luogo convenuto e condivisero la disillusione  e il dispiacere per il fallimento della loro  impresa.

Il Destino aveva però in serbo qualcosa che avrebbe sbloccato la situazione: l’arrivo in città di uno straniero. L’uomo giunse l’indomani. Era alto e magro e dal suo cappello fuoriuscivano capelli biondicci come i due grossi baffi che gli nascondevano la bocca; sotto gli occhialetti s’intravvedevano due occhi verdi che scrutavano attenti ogni cosa.

Si presentò al sindaco come uno studioso del clima, infatti aveva una borsa piena di libri e disse che era  in cerca di una bambina con una stella. Il primo cittadino, seppur titubante, volle fidarsi di quell’uomo che sembrava conoscere tutto quanto era accaduto. Così lo accompagnò dal reverendo perché in quella città l’unica bambina straordinaria era Felicity.

La piccola, alla vista dell’uomo, gli corse incontro e lui si chinò per abbracciarla. Il sindaco e il reverendo rimasero allibiti.

“Ecco la mia piccola Stella!” esclamò lo straniero e continuò: “E’ una creatura speciale che temevo fosse scomparsa per sempre, ma la vostra comunità l’ha trovata ed accolta con affetto; significa che avete un cuore buono e meritate aiuto”. Poi proseguì rivolto al sindaco: “Presto, radunate i proprietari delle fabbriche e i gestori delle miniere, non c’è tempo da perdere!”.

Quando “ l’uomo del clima” si trovò al cospetto di questi, usò parole dure nei confronti del desiderio smodato di guadagno che spinge gli uomini a distruggere l’ambiente in cui vivono.

Le sue parole furono interrotte da un uomo panciuto vestito in modo elegante che, lisciandosi i baffi, disse: “Che male abbiamo mai fatto? Con le nostre fabbriche diamo lavoro a tanta gente, produciamo per il mercato, siamo gli alfieri del progresso!”

“E’ vero!” rispose l’altro “Ma il progresso non ha niente a che vedere con la morte! Vi rendete conto del male che avete fatto gettando gli scarichi delle fabbriche nel lago? Avete avvelenato l’acqua, ucciso i pesci, pian piano state avvelenando anche i vostri figli! Credevate di farla franca, ma la Natura non si può imbrogliare!”.

La verità ora era lì davanti a tutti, pesante come un macigno. Scese allora un lungo silenzio che ad un certo punto fu interrotto da una voce titubante: “Possiamo rimediare a quanto accaduto?”

“Certo!” rispose lo studioso “Per avere di nuovo l’avvicendarsi delle stagioni non dovete far altro che lavorare, produrre e vivere cercando di rispettare la Natura e tutti gli esseri viventi che la popolano, quindi anche gli uomini”.

Da quel giorno tutti s’impegnarono a mettere in pratica le parole dell’ “uomo del clima” e in breve la situazione ritornò alla normalità.

Ben, Jim e Rose erano stati gli unici, grazie alle parole di Felicity, ad intuire una possibile soluzione e questo li riempiva d’orgoglio.

A questo punto il “mistero del ghiaccio” non era più un mistero.

Riappacificatisi con la Natura, tutti vissero felici in una città a misura d’uomo!

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