11Dic
2018

Il mago e lo straniero

Fiaba di: Gabriela Chiari

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La fiaba

In un tempo lontano, un principe viveva in un magnifico castello situato su un’altura da dove si dominava una vallata con un lago ampio e popolato da una grande varietà di pesci. Il principe, biondo e aitante, era un valoroso guerriero ma anche amante della musica e della lettura; sua figlia, la principessina Marion, viveva felice nelle stanze del castello danzando e cantando al suono del liuto, insieme alla bellissima madre che la istruiva con letture di eroi del passato.

Un giorno si presentò alla porta del castello un cavaliere che, rivolgendosi con fare brusco e maleducato al servo, gli chiese di condurlo al cospetto del suo padrone. Il principe quando se lo trovò di fronte disse: “ Messere, qual è il motivo della vostra visita? Portate forse un messaggio, una petizione? Chiedete  una mia intercessione?”.

Il cavaliere rispose: “Principe, sono giunto al vostro castello spinto dalla curiosità per la fama che hanno le vostre gesta; il vostro  coraggio e il vostro valore sono sulla bocca di tutti, mi piacerebbe cimentarmi in alcune prove per vedere se anch’io posso guadagnarmi un briciolo di fama in fatto di armi”. Il principe ingenuamente accettò la sfida che l’uomo  gli aveva presentato; così si accordarono ed il giorno seguente iniziarono a cimentarsi con le armi.  Il coraggio e il valore del principe però  nulla poterono contro le magie del cavaliere, che non era nient’altro che un mago malvagio e invidioso desideroso d’impossessarsi di tutti i suoi beni. Al terzo combattimento il principe cadde trafitto dalla spada e morì.

Il  cavaliere-mago s’impossessò del castello, imprigionò la principessa e la principessina Marion; impose la dura legge della forza e della violenza, il castello divenne improvvisamente tetro, sembrava non si respirasse più. La moglie del principe morì dal dolore, ma la principessina resistette trovando conforto nella fantasia e nelle storie che aveva appreso nel passato.

Un giorno un giovane straniero giunse in quei luoghi e chiese agli abitanti della valle notizie del principe di cui aveva molto sentito parlare; la gente del posto lo mise al corrente di quello che era accaduto, del nuovo padrone che incuteva terrore e della principessina tenuta prigioniera.

Lo straniero non era di sangue nobile, la sua nobiltà era nell’anima, la sua mente era arguta ed avvezza al  ragionamento grazie ai suoi studi. Da un oste ebbe notizia che il nuovo padrone del castello con i suoi incantesimi aveva trasformato quel luogo in un ambiente rozzo, animalesco, senza sentimenti né pensieri; la principessa Marion sarebbe rimasta abbandonata al suo destino se nessuno avesse osato sfidare il mago.

Il giovane straniero si fece coraggio e si presentò al cospetto del mago;  questi quando vide il giovane disse: “ Come osi bussare alla mia porta? Vuoi morire subito oppure lentamente?” Il giovane, scosso dalla paura,  riuscì però a trovare il coraggio per replicare: “Io non ho timore della violenza perché è fine a sé stessa, non la forza delle mani o delle armi è importante ma quella che abbiamo dentro di noi; io mi sento forte perché ho l’intelletto, perché affronto i problemi con il ragionamento, ecco queste sono le mie armi e con queste armi mi presento al tuo cospetto ! Signore, chiunque tu sia , non dimenticare quello che ti fa essere un uomo, quello che ti rende diverso da una bestia!”.

Il mago così rispose : “Chi ha opposto la forza alla mia forza è stato sconfitto, chi oppone alla mia forza le armi dell’intelletto risulta  vincitore!”. Poi, resosi conto di essere il perdente, perché il giovane  con le sue parole gli aveva mostrato la verità più profonda, fuggì.

Il giovane straniero, guidato da un povero servo che sembrava più morto che vivo, corse verso le stanze dove era rinchiusa la principessa Marion che appena lo vide gli corse incontro felice … era uno degli eroi che l’avevano aiutata a sopravvivere con la “linfa “ della fantasia, ma stavolta era in carne ed ossa!

Di nuovo l’amore regnò nel castello, le cui stanze riecheggiarono delle loro risa e del suono del liuto.

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