24Ott
2017

La storia del lupo Brando

Fiaba di: Monica F.

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La fiaba

C’era una volta un giovane lupo dal pelo bianco e gli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Brando.

Feritosi ancora cucciolo in una tagliola, posta da un cacciatore nel cuore della Foresta, la bestia zoppa, era cresciuta lontano dal suo branco, cercando di non essere un peso per i suoi compagni, alimentando un animo nobile, forte e coraggioso, sforzandosi di fare da sé, schivo e solitario, senza mai avvicinarsi troppo agli altri, colorando il suo mondo con la poesia che aveva dentro, riempiendo il creato coi suoi versi.

Era stata la cicogna dalle lunghe ali, amica degli Umani, a confidargli, quando lui era ancora piccolo, che gli Esseri Umani scrivevano poesie, e lei ne aveva ascoltato di bellissime, piene di un animo romantico. Gli haiku, gli aveva insegnato la bella cicogna, erano un genere poetico che esaltava le bellezze della natura e le piccole cose, e gli Umani, raccontava concitata, ne componevano tantissimi, dividendo le sillabe, con  magia e sentimento, giocando con le parole più belle, fermando un attimo di Vita a farlo divenire Eterno.

Acquazzone/Ospite fra filari di more/Un pettirosso, aveva composto nel suo animo, il primo haiku, il giovane Brando, non lasciando mai più la poesia da quel giorno. Componendo nel suo cuore, in solitudine i suoi versi, che lo riempivano di gioia e coloravano il creato attorno, per chi voleva fermarsi ad ascoltarlo, perdendosi nello splendore del cielo infinito, fra il vociare dell’acqua cristallina ed il canto degli uccellini, in armonia.

“Sono bellissimi questi haiku!” aveva esordito un giorno la giovane Brenda, lupacchiotta dagli occhi d’ambra, ascoltandolo mentre componeva col muso puntato verso la luna. Acquazzone/Ospite fra filari di more/Un pettirosso ripetè lei, proprio quel primo haiku, scandendo sillaba per sillaba, lentamente, con gli occhi brillanti di luce.

E lui sorridendole, aveva piegato la sua coda, intimidito. Lui che tesseva solo nel proprio cuore la sua poesia. Allontanandosi col sorriso, desideroso di starsene da solo senza arrecare disturbo a nessuno.

Ma una notte mentre era intento come al solito a vagare ramingo nella Selva, udendo degli spari fendere l’aria, il suo cuore trasalì di botto.

“Sono i cacciatori! E sono anche molto vicini!” gli fu subito dietro la bella Brenda, annusato il pericolo “Corri! Vieni con me! Conosco una grotta qui vicino, lì saremo al sicuro!” lo esortò.

Ma lui furioso le ringhiò contro “Vai tu! Io ci  impiegherei troppo tempo e rischierei di far catturare anche te!”

Ma puntando le zampe al suolo lei fu irremovibile, ben conoscendo l’animo del lupo “Non senza di te!”

Stravolto lui sbuffò feroce “Ma se ci catturano, tu morirai!” raspando il suolo. E  lei annuì, unica a conoscere il fare del lupo fino in fondo “Si, lo so! Ma io non ti lascio solo! ”

Balzando di colpo a quelle parole, Brando adoperando tutta la sua forza cercò di drizzare il passo “Ti seguo!”

E insieme presero ad arrancare per la Foresta, mentre gli spari li inseguivano, e Brenda fiera, senza tradire un rantolo di paura, cercò di muoversi al suo stesso ritmo, facendosi strada lungo l’impervio percorso fermandosi a tratti a tirarlo fra le alture più rocciose, fino a raggiungere insieme il profondo della grotta, col cuore a mille.

“Grazie!” le sussurrò lui nel buio, sfinito, e lei accucciandosi sotto il suo fiato ansimò di un unico respiro “Ce l’abbiamo fatta!”

I due restarono per tutta la notte nella caverna al sicuro stretti l’uno all’altra, mentre lei ripeteva i suoi versi, sillaba per sillaba dolcemente, con voce soave, accoccolata contro il muso del suo compagno Acquazzone/Ospite fra filari di more/Un pettirosso  “Ti ho mai detto quanto mi piace?”, facendo sorridere Brando ogni volta. Ed al far dell’alba non si separarono mai più.

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