15Mar
2016

L’isola di Pasqua

Fiaba di: Licia Calderaro

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La fiaba

C’era una volta, in un regno lontano lontano, un piccolo isolotto circondato da un vasto oceano.

Questo isolotto, veniva comunemente chiamato L’isola di Pasqua. Nessuno seppe mai il perché gli venne affibbiato questo nome. Fino a quando un coniglio dal pelo grigio, di nome Carota, non decise di partire alla volta dell’ isola per vedere quali attività si svolgessero al disopra di essa.

“Se si chiama Isola di Pasqua, un motivo ci sarà. Ed io, intendo scoprirlo.” Disse Carota tra sé.

Salito a bordo della sua imbarcazione e issate le vele, il coniglio raggiunse l’isolotto pieno di curiosità. Guardando attraverso la lente del suo cannocchiale, vide che l’isola era di forma circolare, coperta da una soffice sabbia bianca, e al centro fungevano delle enormi palme, sulle quali erano appese delle invitanti noci di cocco.

BUM

La barca si era incagliata su una piccola roccia del bagnasciuga, ed il povero Carota catapultò sulla spiaggia andando a sbattere contro una scoglio. Strano però, non si era fatto male, e non si era fatto nemmeno un graffio. Anzi, quello scoglio era di una incredibile morbidezza ed aveva un profumino delizioso.

Incuriosito, Carota alzò lo sguardo e rimase a bocca aperta. Non si trattava di uno scoglio, bensì di un gigantesco uovo di cioccolato. Attorno ad esso, dei tenerissimi pulcini pigolavano e si davano un gran daffare a spezzettare alcuni pezzi di cioccolato, e a confezionarli in dei coloratissimi e simpaticissimi involucri di carta. Poco distante, invece, delle galline prendevano dalla sabbia delle piccole gemme, e le infilavano all’ interno delle uova. Una volta terminato il lavoro, splendide colombe bianche afferravano con gli artigli le uova di Pasqua create dai pulcini, e le andavano a recapitare alle case dei bambini.

“Incredibile!” esclamò Carota sorpreso.

Tutto gioioso, il coniglio ritornò alla sua barca. Finalmente aveva scoperto il segreto di quell’isola, e non vedeva l’ora di ritornare alla sua casa nel bosco per raccontare ciò che aveva visto e vissuto. Sicuramente gli avrebbero dato una medaglia al merito e una coppa di tante carote rosse come premio. Poiché era stato il primo coniglietto coraggioso della storia, ad aver affrontato un lungo viaggio. E non poteva fare a meno di domandarsi, se anche i conigli sarebbero divenuti ben presto, dei simboli pasquali.

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