08Set
2015

Il Viaggio di Fiordaliso

Fiaba di: PAV.

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La fiaba

“Raggio Di Sole, Vento di Primavera” dice il nonno a Fiordaliso

“Dimmi, Nonno” risponde la bambina, prendendogli le mani.

“Io sono vecchio e presto non ci sarò più. Perciò voglio farti un regalo: ti lascio questo scrigno che custodisce un mazzo di carte.

Da bambino, alla tua età, intrapresi un viaggio che mi fece incontrare strane persone e luoghi sconosciuti. E ne tornai migliore. Se mai vorrai seguire il mio esempio, scegli sei carte dal mazzo: ti saranno utili durante il viaggio.”

Fiordaliso pensa: “Farò come mi ha detto”

“Madre. Io devo andare.” dice Fiordaliso “Dammi una sacca con cacio e pane ed il danaro che mi spetta”

“Dove vai, figlia mia?” risponde la madre “La strada è lunga, periglioso il viaggio.”

“Madre. Io devo andare. Dammi un mantello pesante per il freddo inverno ed un vestito leggero per la calda estate ed ago e filo per poterli rammendare.”

“Dove vai, figlia mia? La strada è lunga, periglioso il viaggio.”

“Madre, io devo andare. Dammi scarpe per camminare ed un bastone cui potermi appoggiare”

“Che farai, figlia mia? Tuo padre morirà di crepacuore, i tuoi fratelli piangeranno la sorella persa.”

“Madre, io devo andare. Dammi la tua benedizione perché possa affrontare il viaggio.” dice infine Fiordaliso, porgendo alla madre la prima carta: La Fortuna.

La madre la prende, la stringe al cuore chinando il capo. Poi raduna le sue cose e le porge alla figlia. Le posa la mano sulla testa e, col viso rigato di lacrime, le dice:

“Non posso fermarti, figlia mia. Ecco la tua sacca, per calmare la fame; il mantello ed il vestito, per coprirti; le tue scarpe e il tuo bastone, per raggiungere la mèta; il tuo denaro, per tutto quello di cui avrai bisogno. Che ti accompagni e ti protegga l’amore con cui ti ho cresciuta.”

Il sole sorge dietro la montagna: Fiordaliso saluta la madre e s’incammina. I passi della bambina sono leggeri e veloci, ma quando il sole è alto nel cielo la sacca si fa pesante e il procedere lento e faticoso. Fiordaliso, allora, prende lo scrigno e ne tira fuori la seconda carta: Il Carro.

Subito in lontananza appare un carro tirato da due cavalli al galoppo, uno bianco ed uno nero. Corde di seta hanno per finimenti; corrono senza briglie né nocchiero, i due cavalli; galoppano fieri. Narici dilatate e criniere al vento, si fermano sbuffando davanti a Fiordaliso.

“Portatemi voi” dice la bambina “la strada è lunga e sono stanca.”

Cavallo Bianco risponde: “Si può fare” e mangia mezza carta.

“Salta su” aggiunge Cavallo Nero, divorando l’altra mezza.

Fiordaliso sale e subito il carro parte.

Corrono come il lampo i due cavalli, a destra quello bianco, quello nero a sinistra; galoppano veloci come il vento ed il carro cigola e si lamenta ad ogni sobbalzo; gli zoccoli percuotono la strada, scagliando pietre in aria e sollevando una nube di polvere dorata.

Ma, ecco, la via si biforca e i due cavalli interrogano la bambina:

“Che strada vuoi percorrere, bambina?” dice Cavallo Bianco indicando alla sua destra “La strada larga e piana? Quella che dolcemente scende a valle?”

“O quella stretta e impervia” dice Cavallo Nero indicando alla sua sinistra “Quella che sale al monte?”

“Son piccola, compagni, la scelta non so fare.” Apre lo scrigno e tira fuori la seconda carta: il Matto.

“Chiediamolo a lui, che certo lo saprà.” dice Fiordaliso indicando un uomo seduto a terra tra le due strade, con la testa fra le mani.

Porta un cappello con in cima una girandola, ha un piede nudo e l’altro calzato, una tasca piena ed una bucata e canta una strana canzone:

Ohé, ohé, ohé chi è più matto di me?
Vado contento
Dove mi guida il vento
Un piede ho nudo e l’altro col calzare
Per camminare e dopo riposare
Ad ogni desiderio che mi nasca
Attingo a piene mani da una tasca
La trovo vuota ma non mi lamento
Ché l’altra invece è piena e son contento
Ohè, ohé, ohé chi è più matto di me?

“Buongiorno, signor Matto” lo saluta la bimba divertita, porgendogli la carta. Poi, con voce esitante, chiede: “Qual’ è la giusta via da seguire?”

Il matto prende la carta, la infila sotto il cappello e, sempre cantando, risponde:

La risposta non c’è, cara bambina.
Ci sto pensando su da stamattina:
Per quanto la più larga sia migliore
Non puoi saper dove possa portare.
Forse dietro la curva c’è una frana
Forse più a valle tutta s’impantana
E l’altra, che ti presagisce guai,
Potrebbe diventar comoda assai.
Se affidi la tua scelta alla fortuna
Ricorda che la decisione è una.
Guarda cosa evitare con coscienza
Perché dovrai starne per sempre senza
Scegli quindi la strada con il cuore
certo farai la scelta migliore.

Fiordaliso scende dal carro, osserva le due vie e pensa tra sé: “Se l’una scende, presto salirà. Se l’altra sale, presto scenderà.”

Si volta e dice a Cavallo Nero: “Andiamo a sinistra!”

A quelle parole Cavallo Bianco ha un sussulto, lancia un lungo nitrito disperato e crolla a terra, senza vita. Fiordaliso piange e si dispera, lo accarezza, lo chiama. Ma nulla.

“Qualunque decisione tu avessi preso,” sussurra mesto Cavallo Nero “solo uno di noi ti avrebbe seguito. Così era scritto.”

Fiordaliso prende tre dei denari che gli ha dato la madre e li porge al Matto, dicendogli: “Prendi questi soldi e usali per il funerale. Sulla tomba farai scrivere queste parole: Ti sei fermato ed io ho proseguito il viaggio senza di te. Ma non sarei potuta arrivare fin qui senza il tuo aiuto.”

Poi, aperta la sacca, ne tira fuori scarpe, ago e filo, dicendo: “Calza queste scarpe e cuci la tasca rotta, perché si cammina con due piedi e si paga con ciò che si guadagna. E togli la girandola dal cappello, affinché la tua testa sia libera come il vento ma non schiava di esso.”

Poi scioglie Cavallo Nero dal carro, gli sale in groppa e dice: “Ora sarò io a dirti dove andare”. E i due si incamminano lungo l’impervio e ripido sentiero che si inerpica sul fianco di un’alta montagna.

Nubi minacciose si addensano nel cielo, nascondendo il sole. Raffiche di vento sferzano i due viandanti. Cavallo Nero batte i denti dal freddo, ma prosegue il suo cammino.

Inizia a cadere una fitta pioggia e allora Fiordaliso si copre con il mantello e si stringe forte al cavallo, per proteggerlo da vento e pioggia. Il passo è lento ed incerto e Fiordaliso teme di morire. Apre lo scrigno e prende un’altra carta: l’Eremita.

Davanti ai due appare, dentro una grotta oscura, la sagoma di un vecchio. Cammina in circolo, a fatica: compie tre passi e si ferma. Poi, dopo un lungo respiro, riprende a camminare. Altri tre passi e si ferma ancora.

“Buon vecchio” gli dice Fiordaliso quando gli è accanto, porgendogli la carta “Abbiamo freddo e la pioggia ci bagna. Possiamo ripararci nella tua grotta?”

Il Vecchio prende la carta e la infila in una tasca che porta sul ventre, poi, senza fermarsi, dice: “Potete entrare, la grotta non è mia: qui l’ho trovata alla fine del mio viaggio, e qui sono restato, solitario, lontano dal clamore della gente”

“Perché non stai mai fermo?” gli domanda la bimba

“Tanto ho camminato che ancora, dopo anni, non riesco a fermarmi. Girando intorno al focolare spento, per riposarmi un po’, ogni tre passi, penso alla mia vita passata ed un bel ricordo riaffiora alla mente. Allora il corpo si distende e il piede si ferma. Rivivo per un attimo il bel momento, poi lo saluto per sempre con un sospiro di malinconia… e riprendo a girare.”

“Se proprio non puoi fermarti, accetta questo, affinché tu possa almeno ristorarti” risponde la bambina, offrendogli il cacio e il pane.

A quel gesto, il povero vecchio si scuote e i suoi piedi rallentano pian piano il passo, quindi si fermano. L’eremita, sorpreso, sorride alla bambina ed una lacrima di gratitudine gli sgorga dagli occhi. Poi, insieme, accendono il fuoco e seduti accanto ad esso dividono il pane ed il formaggio.

“Stanotte resterete qui con me a riposare.” dice il vecchio “Ho un giaciglio per te e della paglia per il tuo cavallo. Domattina, finita la tempesta, riprenderete il viaggio.”

Fiordaliso si corica e si addormenta. In sogno le appare un uomo, lacero e sporco. Mostrandogli le mani legate, le chiede aiuto, per pietà dei suoi figli e di sua moglie.

Appena sveglia racconta il sogno all’Eremita, il quale le dice: “Dieci miglia più avanti, sulla via, sorge un villaggio ai piedi di un castello cupo e minaccioso. Là troverai risposta al tuo sogno.”

Fiordaliso allora saluta il Vecchio, salta in groppa a Cavallo Nero, e insieme partono al galoppo, veloci come il vento.

Giunti al villaggio lo trovano deserto, ma s’ode un gran clamore provenire dalle mura turrite del castello. I due seguono le voci e, oltrepassato il ponte levatoio, si trovano nel cortile del maniero.

Una gran folla inveisce contro un pover’uomo in ginocchio, con le mani legate, ai piedi di una forca.

“A morte!” gridano tutti “A morte!”

Fiordaliso riconosce nel condannato l’uomo che le è apparso in sogno: “Chi è quell’uomo?” chiede

“Un malfattore, un ladro: senza alcun rispetto né timore ha rubato nel giardino del Re.” risponde un uomo con la bava alla bocca

“E merita per questo la morte?”

“E’ scritto nella legge” risponde una donna con gli occhi infuocati dall’odio “E’ giusto che muoia!”

Fiordaliso allora, col cuore pieno di rabbia e coraggio insieme, incita al galoppo Cavallo Nero e, afferrato il suo bastone, si fa largo tra la folla inferocita.

Chi sulla testa, chi sul groppone, tutti colpisce chi si para a lei dinanzi: “Ahi!” strillano gli sventurati colpiti dal bastone “Ahimè, pietà!”.

Fiera e spavalda, Fiordaliso brandisce il suo bastone roteandolo come la spada un cavaliere antico.

“Questa bambina è figlia del demonio!” gridano dileguandosi i meschini “Scappiamo via, troviamo scampo!”

Giunta infine dal misero, estrae dallo scrigno un’altra carta, l’Appeso, e la lancia verso le sue mani tese.

La carta taglia i legacci dell’uomo, quasi fosse lama di coltello.

“Salta su” gli ordina la piccola. E l’uomo con un balzo sale in groppa. Fuggono i tre seminando scompiglio e terrore tra la folla e corre via veloce, Cavallo Nero, oltre la porta ed il fossato, lontano dal castello e dal villaggio, dileguandosi nella campagna.

Discesa la montagna e giunti a una radura, l’uomo indica a Fiordaliso la sua casa. Davanti alla porta la moglie ed i due figli, laceri e magri.

“Hai portato qualcosa per sfamarci?” chiede la donna con occhi tristi

“Ho rubato tre mele nel giardino del Re, e per questo mi han messo in prigione. Se non mi avesse liberato questa bambina,” dice l’uomo indicando Fiordaliso “mi avrebbero giustiziato, e voi sareste rimasti soli.”

“Ah, miseri noi, poveri noi.” geme la donna “Che ti ha liberato a fare? Il raccolto è stato scarso ed il grano è già finito. I tuoi figli non mangiano da tre giorni. Meglio sarebbe stato che tu non fossi mai tornato per vederli morire di fame!”

Fiordaliso entra in casa. Un tavolo, quattro sedie, dei miseri giacigli e un focolare spento è tutto ciò che vi trova. Allora prende i denari che le sono rimasti e li dona al pover’uomo.

“Prendi” gli dice “Comprane cibo, un aratro e sementi, affinché tu non debba più rubare per sfamare la tua famiglia.” Quindi, senza attendersi ringraziamenti, salta su Cavallo Nero e si allontanano nella campagna.

Lungo la strada Fiordaliso pensa: “Non ho più denaro, né cacio, né pane; non ho più le mie scarpe né il mio bastone. E’ tempo che faccia ritorno.”

“Andiamo a casa!” dice al suo destriero “Veloce come il lampo!”

Cavallo Nero nitrisce, scalpita, e si lancia al galoppo.

Corre veloce come il vento, Cavallo Nero, ed il cuore di Fiordaliso batte sempre più forte ad ogni collina superata, ogni ruscello guadato, ogni bosco attraversato.

Ed ecco finalmente, in fondo alla valle amata, la casa. Giunti alla porta, Fiordaliso salta giù ed entra di corsa, gridando: “Mamma, Papà, fratelli cari, Nonno!”

Li trova intorno al tavolo intenti a mangiare. La guardano senza proferir parola, stupefatti.

Davanti a sé, lo specchio appeso alla parete riflette la sua immagine, e Fiordaliso scopre se stessa diversa: lunghi capelli incorniciano il suo volto, la bocca è fatta di ciliegie mature, ha gonfio il petto e generosi i fianchi, gli occhi sono due perle nere che ardono di un fuoco inestinguibile.

“Non sei più una bambina, Fiordaliso” dice una voce dietro di lei “Sei una donna.”

Fiordaliso si volta. Chi parla è un giovane alto e forte, con i capelli neri come le piume del corvo.

“Chi sei?” gli chiede. Ma ha già capito.

“Sono Cavallo Nero.” le risponde “Il viaggio che ti ha cambiato, ha mutato anche me, per ciò che mi hai mostrato. Ti ho visto prendere decisioni dolorose; ti ho visto aver pietà di mio fratello ed ascoltare chi viene negletto; hai dato da mangiare all’affamato; difeso il debole con rabbia e coraggio. E ad ogni tuo gesto si accresceva in me un tenero sentimento d’amore per te. Ora io ti chiedo: vuoi esser mia sposa?”

Fiordaliso porge lo scrigno al Nonno e, mentre questi lo sorregge, lo apre e sceglie l’ultima carta, gli Amanti.

E stringendola al cuore risponde: “Sì.”

Sorride il Nonno alla vista dei due innamorati e li accompagna con lo sguardo mentre si allontanano mano nella mano.

Poi, chiuso lo scrigno, va a riporlo in un luogo sicuro.

Guidonia, Luglio 2014

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