15Set
2016

La gomma per cancellare

Fiaba di: Ilaria

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La fiaba

Il pollice e l’indice si stringono attorno alla gomma per cancellare, mantenendola a un soffio dal foglio, dalle parole scritte che dovrebbe eliminare. Ormai è irrimediabilmente imbrattata, dopo anni di usura; anche strofinandola sul polpastrello, o cercando di pulirla su un foglio bianco, non cambia nulla. Lei resta lì ferma, con la mano sospesa, fissando il foglio intensamente. Potrebbe cancellare anche quelle righe ora, l’unica traccia di come sia iniziato tutto quanto. Le parole del suo libro, del libro scritto su di lei.

Un buon libro non ha pagine o spazi vuoti, è zeppo di parole, di frasi, di capitoli, e alla fine di ogni frase c’è sempre un punto. Il suo, riflette, non sembra essere un libro scritto bene: in alcune frasi mancano le virgole, le maiuscole, i punti e a capo e certe parole nel bel mezzo della frase mancano, lasciando piccoli spazi bianchi fra quelle risparmiate. Il fatto è che una volta che si inizia è difficile smettere, ci si lascia prendere un po’ la mano; un po’ troppo. Tutto quello che non piace di ciò che è successo semplicemente viene eliminato, come se non fosse mai accaduto. Basta una rapida passata con la gomma. È così che quel brutto litigio con la sorella è stato cancellato, senza poter ricordare poi mesi dopo che lei non sopportava di essere contraddetta sulle questioni d’amore e finendo per litigare di nuovo. Quando aveva perso uno dei due orecchini che le aveva regalato la mamma bastò cancellare per far finta che non fosse successo nulla..fino a quando sua madre non le chiese che fine avesse fatto quello mancante e lei rimase a bocca aperta perché sì, effettivamente non c’era più, ma non sapeva che scusa inventarsi, né quale fosse la verità. Nel momento in cui il suo amico, che le piaceva da anni,  le disse che provava un sentimento più intenso della semplice amicizia per lei  ma il giorno dopo rinnegò tutto per paura, l’istinto di cancellare fu troppo forte; tuttavia quando tempo dopo lui tornò da lei scusandosi per ciò che aveva fatto e ammettendo che i suoi sentimenti non erano cambiati, lei non sapeva più di cosa stesse parlando.

A forza di cancellature è risalita al tempo in cui tutto era iniziato, all’inizio del libro; queste sono le parole che sta decidendo se cancellare o meno:

“C’era una volta una bambina che voleva essere perfetta. Voleva avere i voti migliori, al pari dei bambini più bravi a scuola, ma la matematica non era il suo forte, così non riusciva a prendere più della sufficienza. Voleva avere i capelli sempre in ordine, e si ritrovava sempre i ciuffi ribelli fuori dall’elastico della coda, quando li asciugava con il phon diventavano gonfi e arruffati, un vero leoncino. Voleva colorare bene i disegni come la sua compagna di banco, invece usciva dai contorni con i pastelli, e le linee di colore erano spesse e sgraziate, rendendo il disegno maldestro e brutto. Voleva giocare bene a pallone come gli altri bambini, ma non era molto portata per la pallavolo, né per il calcio, né per il basket.

Sopra ogni cosa però, la bambina voleva essere capace di non sbagliare mai. Lei odiava sbagliare, e quando succedeva, fosse un errore di calcolo nella verifica di matematica, fosse una risposta sgarbata a un amico, fosse un tiro maldestro con il pallone, non riusciva a capacitarsene. Le sembrava che tutti fossero più bravi di lei. A volte avrebbe tanto voluto trovare un modo per cancellare gli sbagli commessi, così da poter essere perfetta.

Una mattina a scuola, la maestra di matematica consegnò le verifiche corrette: per l’ennesima volta, la bambina aveva preso un voto mediocre. Mentre la maestra si complimentava con il bambino che, come al solito, aveva preso il voto più alto, gli occhi della bambina si velarono di lacrime: perché non ci riusciva? Fissò a lungo il foglio protocollo su cui spiccavano frequenti segni rossi: non poteva evitare di fare quegli errori sciocchi? Con lo sguardo basso e il visetto triste, a fine mattinata la bambina si incamminò verso casa, passando come sempre davanti alla cartoleria che c’era sulla strada per andare a scuola: i bambini andavano sempre lì a comprare i quaderni, le matite e tutto il necessario. La proprietaria era una signora anziana, il viso costellato di rughe che parevano scolpite in un sempiterno sorriso bonario; conosceva tutti i bambini ormai, e quando vide la nostra bambina passare con quell’espressione in volto si affacciò dalla porta a vetri e la invitò ad entrare per un momento. Per tirarla su di morale, le mostrò le nuove matite colorate, con la mina bicolore, i quaderni con nuove immagini stampate in copertina, ma la bambina sbottò molto triste e corrucciata:

-Non hai una gomma per cancellare?- ma quando la signora gliele mostrò, la bambina scosse la testa amareggiata:

-No, no, queste non vanno bene..a me servirebbe una gomma per cancellare gli errori non solo sulla carta..

La vecchia signora si fece seria in viso, corrugò la fronte e le domandò perché mai volesse cancellare tutti gli errori commessi. La bambina rispose con ovvietà che la ragione era che lei desiderava essere perfetta, ma dato che continuava a sbagliare, le sarebbe piaciuto poter cancellare gli errori che le impedivano di esserlo. La cartolaia annuì gravemente, poi sparì nel retrobottega per alcuni minuti; quando ne riemerse reggeva una piccola gomma per cancellare bianca come la neve. Gliela porse, dicendo che questa era sicuramente quella che cercava. La bambina sorrise, la prese in mano, poi estrasse il piccolo portafoglio dallo zaino per pagarla; ma la signora rispose, sempre seria, di non sapere quanto costasse; forse avrebbe saputo dirglielo lei con il tempo.

La bambina corse a casa molto più felice; entrata nella sua camera depose a terra lo zaino, lo aprì e mentre rovistava per cercare la gomma trovò un libro in più oltre a quelli che aveva portato per la scuola quel giorno. Non l’aveva mai visto prima; la copertina era del suo colore preferito, così come l’inchiostro con cui era scritto quando lo aprì. Notò che solo alcune pagine erano scritte, molte altre erano ancora completamente bianche. Iniziò a leggere le prime frasi…sembravano proprio parlare di lei! Che strano, pensò la bambina fra sé e sé. Quella sera il papà alzò un po’ la voce rientrando da lavoro: aveva scoperto il voto di matematica e si era arrabbiato perché lei non gli aveva chiesto prima della verifica ciò che non aveva capito. La bambina con gli occhi velati di lacrime corse in camera sua, aprì il suo libro e magicamente vide che quello che era appena successo era già scritto! Si voltò verso la gomma, pensando di provare l’esperimento..chissà se quell’inchiostro era cancellabile? A quanto pareva sì: le parole sparirono al suo tocco, come se non ci fossero mai state.”

…ma avrebbero lasciato uno spazio bianco in seguito tra le parole che precedevano e quelle che seguirono immediatamente quella sera; e così fecero tutte le altre cancellature.

Ora si trova davanti alla scelta di non ricordare più nulla di come avesse ottenuto quella gomma e quel libro o se invece cercare un modo di restituire le parole a quel libro così incompleto. Improvvisamente, cambia il verso della gomma: invece di cancellare, prova a sfregare il colore sulle pagine…e magicamente, le parole tornano a occupare il loro posto fra le frasi, e i ricordi nella sua testa. Improvvisamente ricorda tutto..e ricorda anche quanto siano utili quegli errori che tanto detesta. Senza ricordare gli sbagli precedenti, aveva continuato a sbagliare, e a cancellare, commettendo sempre gli stessi errori e senza mai imparare nulla, o migliorarsi.

Esce in fretta e furia dalla stanza e corre verso quelle stessa cartoleria dove tempo prima aveva ottenuto la sua gomma magica. Apre la porta fragorosamente, provocando sguardi imbronciati e stupiti nei tre bambini e nelle due mamme al seguito, e si dirige sicura verso la cartolaia che la guarda sopra gli occhiali appoggiati in bilico sul naso con un mezzo sorriso in viso.

-Non sei soddisfatta di questo articolo vero?- chiede la signora

-Assolutamente no, sono soddisfatta che mi abbia fatto capire quanto sono importanti gli errori- risponde lei sorridendo.

La cartolaia, raggiante, tende la mano e riprende la gomma, riportandola subito nel retrobottega onde evitare che i bambini presenti ora in negozio, curiosi, le chiedano di mostrarla.

Lei, finalmente leggera, corre a casa e si precipita nella sua camera, scoprendo con sollievo che il libro del suo colore preferito e che era tappezzato di cancellature è sparito da sopra la scrivania dove era stato posto. Quella sera, dopo tanto tempo, finalmente si addormenta serena, senza dover più ripensare a cosa avesse mai cancellato quel giorno, a quali errori imperdonabili doveva “porre rimedio” eliminandoli…ma ad un tratto,una voce in apparenza lontana la sveglia di soprassalto:

-…forse faresti meglio ad andare a letto più presto la sera..lo so anch’io che poi non ottieni voti alti nella mia materia!- scherza la maestra di matematica china su di lei..che si era semplicemente addormentata sul banco mentre la maestra alla cattedra spiegava come correggere gli errori della verifica alla classe! –Non sarai mica andata a letto a mezzanotte per ripassare matematica?- riprende la maestra e tutti i compagni di classe sbottano a ridere, divertiti.

Lei arrossisce e guarda il foglio sul suo banco: non bastavano gli errori nella verifica, pure questa figuraccia doveva fare! Ma non importava ora…anche se avesse ancora potuto, non avrebbe comunque più cancellato nulla: è vero che è sempre meglio non commettere sbagli, ma se succede, si può imparare da essi e bisogna cercare di rimediare…a cominciare dagli esercizi di matematica!

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