04Apr
2018

Un folletto nello zucchero

Fiaba di: Rita Bimbatti

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La fiaba

Le scuole erano terminate da poco e con loro anche il mio incarico di educatrice. Ora potevo godermi un po’ di relax presso Marina di Cecina, un piccolo paese della Lunigiana, una zona tra l’alta Toscana e la Liguria.

Finalmente sotto l’ombrellone iniziavo a sfogliare le pagine del nuovo libro, quando notai la famiglia accanto. Papà, mamma e una bambina carinissima seduta in disparte sulla sdraia. Fissava l’orizzonte mentre i suoi capelli rossi e fini parevano danzare mossi dalla leggera brezza marina. Dopo pochi minuti, i nostri sguardi si incrociarono: aveva due occhioni azzurri, un grazioso nasino all’insù e il visetto spruzzato di lentiggini.

Nei giorni seguenti strinsi una bella amicizia con la simpatica famiglia. Arianna, così si chiamava la piccola, aveva terminato la classe seconda primaria ma non amava particolarmente andare a scuola. Negata in materie come le scienze e la matematica, riusciva con difficoltà a scrivere il corsivo, battezzato da lei come la “scrittura complicata e piena di ghirigori”. In classe alcuni suoi compagni la prendevano in giro e non sempre la maestra riusciva a comprenderla. Nonostante tutto, la bambina era riuscita a finire l’anno scolastico con buoni risultati.

L’ultimo giorno di permanenza in quella magnifica località, Arianna mi invitò a fare il bagno insieme a lei. Mentre camminavamo lungo la spiaggia, mi confidò il suo segreto: un mattino di febbraio, si accorse che dentro il barattolo dello zucchero riposava un folletto dal nome insolito, Piticù. In cambio del suo silenzio, Piticù avrebbe reso magico lo zucchero che Arianna mescolava nel latte, promettendole di superare positivamente il percorso scolastico, di trovare delle amichette con le quali passare i pomeriggi e intenerire la rigida maestra. Ero molto dubbiosa, ma, per non ferire la piccina, feci finta di credere alla storia.

Le mie vacanze erano purtroppo giunte al termine. Di buon mattino, iniziai a caricare i bagagli nella macchina. Salutai con nostalgia la simpatica famiglia, mamma, papà e la piccola Arianna, promettendo che ci saremo rivisti presto. Nell’imboccare la strada per il ritorno, sbagliai direzione. Chiesi ad alcuni passanti informazioni per ritrovare la via smarrita: i tre signori erano tutti oltre la sessantina, con barba e baffi bianchi e calzavano orribili stivali a punta. Mi fermai vicino ad una grotta e decisi di scendere dall’auto per fare due passi.

Quando ritornai alla macchina mi accorsi che, nel sedile a fianco, stava rannicchiato uno strano esserino non più alto di dieci centimetri, vestito di azzurro, con in testa un berrettino a sonagli. Mi guardava con due occhi piccoli, tondi e penetranti. Chiusi gli occhi qualche secondo, ma quando li riaprii quella creatura era ancora lì, appoggiata al sedile della macchina che continuava a fissarmi: era Piticù, il folletto di Arianna!

Mi raccontò di essere rimasto nascosto parecchi mesi nel barattolo di zucchero, aiutando la bambina a ritrovare fiducia in se stessa. Ora era cresciuta, aveva ritrovato la sua autostima. Piticù era pronto ad aiutare altri bambini. Io a settembre avrei ripreso il lavoro a scuola e lo invitai a venire con me: avevo una zuccheriera abbastanza grande per farlo riposare! Ma questa è un’altra storia…in un nuovo barattolo di zucchero.

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