22Apr
2016

Baldebù

Fiaba di: Carlo-Maria Negri

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La fiaba

Tanto tempo fa, in mezzo a un lago salato, viveva su un’isola un mago di nome Baldebù.

Come fosse finito lì è ancora un mistero. Si narra però che un giorno avesse adocchiato la figlia di un re e che se ne fosse perdutamente innamorato. Anche la principessa ricambiava il suo amore per Baldebù. Così il mago andò al cospetto di Sua Maestà per chiederla in sposa. Ma il re gli disse che mai e poi mai avrebbe concesso la mano di sua figlia a uno stregone e che se l’amava davvero avrebbe dovuto rinunciare a tutti i suoi poteri magici.

Sentito ciò, il mago si ritirò in una grotta per meditare sul da farsi: lesse molti libri, consultò altri maghi e alla fine prese la sua decisione. Baldebù si presentò nuovamente dinanzi al re, e disse: “Rinuncio a tutto, anche a me stesso”. E appena ebbe finito di parlare prese dalla tasca un sacchetto pieno di sale, e se lo versò intorno, così da formare un cerchio con lui dentro. E quando l’ebbe chiuso il mago cadde a terra come morto. Immediatamente due guardie lo tirarono su, calpestando il cerchio di sale. Baldebù si riprese, guardò negli occhi il re, e disse: “Ora non ho più i mie poteri. Posso vedere la principessa?” Ma il re era un uomo molto astuto e crudele. E quando si accertò che il mago fosse davvero un uomo qualunque, ordinò alle sue guardie di catturarlo e di imprigionarlo in cima alla rocca.

Il povero Baldebù venne preso con la forza e messo dentro la gabbia di una carrozza. Solo un cavaliere coraggioso si offrì di trasportarlo in cima alla fortezza. Ma non appena furono lontani dagli occhi di tutti la carrozza si fermò in mezzo a un deserto. “Ah, è così” disse rassegnato il mago. “Adesso mi ucciderai, vero? Fai pure di me ciò che vuoi, tanto ho perso tutto quello che avevo”. Il soldato sguainò la spada, dentro l’elmo echeggiava una voce metallica, e disse: “Erano i tuoi poteri tutto quello che avevi?” Il mago alzò la testa, l’armatura scintillante gli accecò lo sguardo. Strizzò gli occhi, piegando nuovamente il capo, e disse: “Tutto quello che avevo ce l’ho qui davanti”. Il cavaliere rimise la spada nel fodero, si tolse l’elmo e una lunga treccia d’oro scivolò lungo la scintillante armatura: era la figlia del re.

La carrozza riprese la sua corsa verso la rocca. E dopo un viaggio durato tre giorni e tre notti, il mago e la principessa arrivarono soli in cima alla fortezza, per vivere insieme come due persone normali, felici e contenti.

Ma la cattiveria, si sa, ha le orecchie lunghe. E ben presto il sovrano venne informato di tutto. Così, furioso, dispiegò un intero esercito attorno alla rocca. Poveretti, di fronte a quell’armata, cosa avrebbero mai potuto se non piangersi addosso? E così fecero. Piansero per il dispiacere di perdersi ancora una volta. Piansero così tanto da generare due enormi cascate d’acqua salata. E questa scendeva a fiume, giù giù nel dirupo scosceso della rocca, investendo mille fanti e mille arcieri. Spezzò pure le catapulte, annegò i cavalieri e gli alfieri. L’acqua portò via tutto. Anche la cattiveria del re. Fino a quando nacque un lago incredibilmente salato.

Così la fortezza divenne un’isola. E quando il mago smise di piangersi addosso cominciò a cercare la sua amata principessa.
Guardò dappertutto: lungo i bastioni, nelle torri e nelle segrete della fortezza. Ma questa era sparita. Fino a quando non sentì una voce provenire dal lago: “Baldebù, sono io, la tua amata”. Il mago non capiva. La voce veniva dal lago, ma dov’era la bella principessa? “Oh, Baldebù – continuò la voce -, a furia di piangere sono diventata un lago”.

Confuso e amareggiato, presto lo stregone capì l’immensa tragedia in cui si era cacciato: la forza dell’amore aveva generato una magia sbagliata e a nulla servirono gli sforzi del mago già privatosi d’ogni potere. Così visse il resto dei suoi giorni insieme all’amato lago.

Ancora oggi la principessa aspetta qualcuno che possa rompere l’incanto. Là dove c’era Baldebù un lago salato attende l’arrivo di un eroe. Ma questa è un’altra storia.

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