13Mar
2012
Walden

Walden

Fiaba di: ilMoscone

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La fiaba

Qualche giorno dopo essere nato mi trasformai in asino.

Ero benvoluto da tutti.

M’insegnarono a dire sempre di sì e portavo carichi pesanti sul groppone, trascinandomi per vasti aridi deserti.

Ogni tanto qualche mercante di spezie, che incontravo nelle oasi, si divertiva a farmi domande strane:

– Senti Ciuchino, domani mi porti sul tuo dorso in cima a quell’alta duna? Se lo fai, ti do in cambio…una bella pedata nel sedere! -.

Purtroppo non conoscevo che una sola parola per rispondere agli sghignazzi sgangherati di quei mascalzoni:

– I-A! I-A! I-A! –

Nella mia lingua vuol dire sì.

Sopra di me volava a larghi giri un’Aquila Reale, che cercava la sua preda.

Il suo nome era Ayala.

Una volta arrivai a vedere il suo sguardo fiero e nobile e imparai a dir di no.

Non mi trovarono più simpatico.

Mi chiusero per punizione in uno sgabuzzino, in mezzo alle scope, e minacciarono di picchiarmi e di mettermi a pane e acqua.

Il mattino seguente riuscii a scappare e mi tramutai in una tigre.

Diventato una tigre, cominciai a spaventare con i miei ruggiti (anche se mi facevo ridere da solo e lo confesso, anche un po’ pena) tutti quelli che attraversavano la mia pista di caccia.

Certo ero molto feroce e coraggioso ma sinceramente, il mio continuo azzannare tutto e tutti cominciò a tediarmi.

Certo ero molto furbo e veloce e abitavo una lussureggiante foresta tropicale, dove correvo a perdifiato a caccia di cerbiatti e di lepri selvatiche.

Mi tuffavo nei laghetti per inseguire i pesci rossi e ruggivo alla Luna per spaventarla:

– UAUAURGHHHHH!-

Sopra di me Ayala, l’Aquila Reale, calava in picchiata a ghermire gli agnelli e risaliva nel cielo.

Dopo un po’ la troppa carne cruda cominciò a nausearmi, così come tutta la cura giornaliera che dedicavo alla mia splendida pelle striata.

Una notte, guardai la volta stellata e mi prese un desiderio di viaggiare nel Cosmo.

Lasciai la foresta smeraldina e m’inerpicai verso le montagne innevate.

Ora sto entrando in una profonda caverna.

Guardo il cielo sereno.

Vedo Ayala, l’Aquila Reale trasportare, avvolta al collo, una lunga biscia d’acqua.

Mi fa cenno d’entrare.

Scendo in una larga sala di roccia, con le pareti ricoperte di cristalli.

Mi specchio in uno di essi: piatto, scintillante, enorme.

Sono un bambino con i riccioli d’oro che sta accarezzando la criniera di un leone dallo sguardo sornione.

Guarda come rido, danzo, gioco!

Mi vedo sorridere.

Non ho mai avuto un nome ma ora lo conosco: Walden, l’impareggiabile.

Mi vedo volare, e i miei compagni di gioco sono Pucci-Pucci, la gatta volante e Psiche, la farfalla magica.

Sono l’imprendibile Walden! L’inafferrabile!

OOOOOOHHHH! Volo!

Li vedi, Walden, nello specchio fatato gli altri bimbi, con i loro animali, che stanno venendo a giocare con te?

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