10Gen
2012
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Alberto e la tartarughina

Fiaba di: Nonno Marpi

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La fiaba

“37, 37, 37…”. Alberto continua a ripetersi nella mente il numero TRENTASETTE: sono i giorni che mancano al termine dell’anno scolastico.

Uscito come al solito a fatica dal letto e poi, ancora a fatica, dal bagno e infine da casa, sta andando a scuola, anche in questo mattino di aprile, stranamente gelido. La mamma, proprio per quel freddo, lo aveva obbligato a mettersi il cappello.

Alberto cammina adagio e ripete quel numero per consolarsi un po’.

In un prato vicino al fosso, lungo il tragitto, si ferma di scatto. Aveva sentito un lamento da dietro un cespuglio.

Si avvicina e vede un esserino che sta piangendo. Pare una tartaruga, ma ha qualcosa di strano: è  senza corazza.

Alberto non aveva mai visto una tartaruga così. E lui di animali se ne intende. Sono infatti la sua vera passione. Film, documentari, figurine, libri illustrati: se trattano di animali, attirano la sua curiosità, altrimenti li guarda un attimo e poi si mette a fare altro.

Mai aveva visto una tartaruga senza corazza.

Si avvicina con cautela e sorride a quel piccolo essere sofferente.

“Ho freddo!”- si sente dire, rimanendo pietrificato dallo stupore.

“Come hai  potuto ridurti così? – chiede, dopo un po’,

Alberto – E com’è che ti trovi qui? Che posso fare per te, piccolina?”. In un attimo si toglie il cappello, benedicendo sua madre che gli aveva imposto di metterlo, si avvicina alla tartarughina e glielo posa accanto.

L’animale, con passi lenti si sposta, annusa l’indumento, ci si accovaccia all’interno, rimanendone avvolto. Dopo poco, i lamenti cessano e la piccola si assopisce.

Alberto si ricorda di dover andare a scuola. Per un attimo pensa di portare la tartaruga con sé. Poi desiste. La poverina avrebbe rischiato di essere torturata dai suoi compagni. La depone quindi con il cappello nella zona più fitta del cespuglio, con l’idea di ripassare all’uscita da scuola per sistemarla meglio.

alberto-tartarughina-2In classe, per tutto il tempo pensa alla sua nuova amica. Ogni tanto un professore gli chiede a cosa stia pensando o lo rimprovera. Qualche  compagno lo stuzzica.

A tutti appare distratto come al solito.

Nessuno quindi insiste più di tanto per avere la sua attenzione.

Oggi le lezioni gli sembrano interminabili.

Finalmente la campanella suona. Alberto si fionda verso l’uscita e corre via.

Dopo aver girato intorno al cespuglio per tre volte, si rende conto che la piccola non c’è più. E neppure il cappello.

“L’avrà presa qualcuno? Perché l’ho lasciata qui!?! C’è chi con le tartarughe ci fa  il brodo! Che rabbia!”

Preso da questi pensieri, torna a casa, mangia di corsa, dice alla mamma di essere  pronto per andare a scuola ed esce.

La madre si chiede cosa sia capitato: per la prima volta suo figlio esce in anticipo, senza le solite sollecitazioni, per andare a scuola. Le lezioni pomeridiane per Alberto sono le più odiose, soprattutto nelle belle giornate.

Però, la brava donna non ci bada più di tanto, anzi pensa: “Che bello! Probabilmente Alberto sta maturando ed è più interessato alla scuola. Spero proprio che sia così!”.

Nonostante la partenza anticipata da casa, Alberto arriva a scuola … in ritardo.

Era stato vicino al cespuglio. Aveva visto delle tracce umane e le aveva seguite per un po’, fino a un casolare che non aveva mai notato prima.

Là aveva avuto paura . “Non è prudente che io vada avanti senza aver preparato un piano su come fuggire se vengo scoperto”.

Quindi si era fermato ad osservare.

Dopo poco era uscito un omone enorme, con una grossa accetta. Era allegro e cantava:

“Oh com’ è bella questa giornata!

Stamane ho fatto una caccia fortunata!

Adesso un po’ di legna vo a tagliare,

perché al tramonto dovrò cucinare!

Cerco gli aromi di alloro, salvia e rosmarino;

stasera mangerò tartaruga arrosto e berrò vino!”

alberto-tartarughina-3Alberto aveva così pensato di avere abbastanza tempo per elaborare il suo piano ed era corso a scuola.

Sente da lontano il suono della campanella. Corre ed entra con un minuto di ritardo.

La bidella gli grida dietro: “Come al solito!”.

Il ragazzo a testa bassa va oltre, senza rispondere.

Al termine delle lezioni pomeridiane, è di nuovo il primo a uscire e, dopo pochi minuti, è già vicino al casolare.

L’omone era rientrato. Il ragazzo vede che sta attizzando il fuoco.

Alberto si avvicina e guarda dalla finestra. La tartaruga è in un cesto sopra il tavolo. Come lui sperava, è ancora viva.

La finestra è aperta.

Bene!

Gira intorno alla casa.

Arrivato davanti all’uscio, bussa e si nasconde.

L’omone apre. “Chi è che viene a trovarmi all’ora della cena?”- chiede. Ma nessuno risponde. Rientra un po’ irritato.

Alberto si avvicina ancora all’uscio e bussa più forte.

L’omone nervoso apre di scatto e si guarda intorno. Chiede di nuovo chi sia a disturbarlo. Dato che sente solo il silenzio, rientra di nuovo, sbattendo la porta.

Alberto bussa per la terza volta, ancora più forte. L’omone ora apre proprio infuriato e con i pugni chiusi.

alberto-tartarughina-4Il ragazzo, di nuovo nascosto, lancia verso la boscaglia una pietra, che fa rumore tra i rami.

L’omone pensa che qualcuno voglia rubargli la cena e si avvicina minaccioso agli alberi per cercare il disturbatore.

Alberto ne approfitta per entrare dalla finestra, prende la tartaruga ed esce da dove era entrato.

Mentre scappa, sente l’omone urlare: “Chi ha rubato la mia cena!!!”

Alberto corre a più non posso: si ritiene responsabile del fagottino che tiene tra le  braccia.

Quando è abbastanza lontano e si sente al sicuro, si siede e guarda la tartarughina. Gli fa tenerezza. Si china e la bacia su una guancia.

All’improvviso la piccola sparisce e anche le urla lontane dell’omone smettono di colpo.

Il ragazzo si guarda intorno e presta maggiore attenzione per avvertire anche i rumori più lievi o i movimenti  più ridotti: nulla.

Torna sui suoi passi fin dove aveva visto il casolare. Anche quello è sparito. Dove c’era stato l’uscio, tra i fili d’erba trova il suo cappello, con dentro un biglietto scritto con lettere dorate:

alberto-tartarughina-5“Bravo, Alberto! Hai dimostrato generosità verso i più deboli e coraggio contro i prepotenti. Meriti un premio riservato a chi non solo ama la natura, ma si batte per difenderla: d’ora in avanti imparerai tutto ciò che attirerà il tuo desiderio di sapere, in ogni campo  della conoscenza umana. Anche gli aspetti più noiosi e difficili diventeranno per te divertenti  e facili.”

In calce al biglietto c’è anche la firma: Geolina.

Alberto resta sbalordito. Gli vengono subito in mente le fiabe del nonno sulla fata Geolina, che custodiva i segreti della Terra e li svelava solo a chi si dimostrava capace di farne buon uso.

Da tempo se n’era dimenticato.

Mentre pensa al nonno e ai suoi vecchi racconti sulla fata Geolina, dal cappello che si trova ancora a terra, ai suoi piedi, si alzano molte stelline che danzano, trasportate da una scia luminosa, circondano il ragazzo e poi spariscono dentro di lui.

Da quel giorno, Alberto, forse per magia,  considera la filosofia, la chimica e ogni altra materia di studio divertenti come i videogiochi e i cartoni animati, ma, soprattutto, è affascinato dai numeri, dalle formule matematiche, dal mondo della fisica e dai segreti dell’universo.

Diventa così un ricercatore appassionato, un grande e apprezzato scienziato.

Merito della fata Geolina?

In parte sì, ma soprattutto del buon cuore di Alberto.

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