09Giu
2011
La signora del tempo (14) / La poesia di W. Shakespeare

La signora del tempo (14) / La poesia di W. Shakespeare

Fiaba di: marzia.o

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La fiaba

Qui tutte le puntate.

La Roma imperiale si estendeva ai piedi del monte Palatino. Il sole stava tramontando, il Tevere brillo, era un magnifico paesaggio, un uomo e una donna stavano seguendo il sentiero che portava in cima. La donna aveva lunghi capelli color biondo rame, occhi azzurri, un delicato nasino e labbra ben disegnate. Portava una lunga tonaca bianca che le lasciava le braccia scoperte, una cintura d’argento era morbidamente appoggiata sui fianchi, ai piedi sandali dello stesso materiale. Non portava gioielli, soltanto due medaglioni, con le stesse incisioni, uno era piccolo mentre l’altro era più grande, sulle spalle un mantello rosso. L’uomo era un soldato, ma anche l’imperatore dell’impero. Si fermarono davanti a una casa a due piani, la donna guardò la città e sussurrò:

«Mi mancherà questo panorama».

«Allora restate e diventate la mia imperatrice», disse l’uomo con calore.

«Mi spiace Cesare, il mio destino e lontano da qui, e soprattutto voi dovrà seguire il vostro».

«Vi prego Lucia, restate».

«Non insiste, tornate al vostro palazzo». L’uomo esitò a rispondere e abbassò lo sguardo, quando lo rialzò la donna, era già entrata in casa. Luce si tolse il mantello e lo lanciò su una dei divanetti sparsi all’interno della macchina del tempo, sbuffò: «Uffa possibile che alla fine tutti quanti vogliono sposarmi», si avvicino alla postazione principale e attivò il motore della M. T. che rispose subito, era il momento di tornare a casa. Stava per salire e cambiarsi quando il telefonino suono, il numero era sconosciuto, ma nel momento in cui fece l’atto di rispondere ebbe una visione, sorrise. «Pronto».

«Ciao, indovina chi sono?».

«Yaris»

Ci fu un lungo momento di silenzio poi finalmente l’uomo che l’aveva chiamata, le disse.

«Ho bisogno di te».

«Sto tornando a casa, dove sei?».

«Al RODS, mi risulta che sia tuo?».

«Sì, ma cosa ci fai al RODS?».

«Sono stato catturato».

«Catturato?».

« Oh sì, ma è una lunga storia. Sai cosa un campo di contenimento?».

«Yaris, ricominci con l’esame?».

«No, scusa. Si è aperta una breccia fra questo mondo e uno parallelo, il problema che».

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>.

«Esatto, so come chiudere la breccia, ma non posso anche preparare il campo di contenimento».

«Ho capito, posso sapere quanto deve essere grande il campo?».

«La circonferenza della terra».

«Ah, che cosa non deve scappare?».

«Oh be’ i Darek per esempio, e uomini robot».

«Sono passati per la breccia?».

«Sì».

«E vuoi farli passare di nuovo nella breccia, mentre la chiudi».

«Esattamente».

«D’accordo, appena sarò in posizione con il Tardis, ti chiamo, adesso devo lasciare».

«Va bene, nel frattempo io vado a cercare quello che mi serve, per ultimare i preparativi della chiusura della breccia».

«Sì, Yaris!».

«Sì Luce».

«No, niente, te lo dico dopo».

Luce chiuse la comunicazione, chiamò il fratello e gli ordinò di raggiungerla nella grotta. Magda era riuscita a convincere la famiglia a riunirsi per i preparativi per il Natale. Era in piena discussione con il figlio maggiore, quando questi ricevette la chiamata della sorella, il suo atteggiamento cambiò letteralmente, disse alla figlia:

«Apri il passaggio, la zia ci aspetta nella grotta».

Linda non se lo fece ripetere due volte e Ronald spinse tutti giù per le scale, Magda protestò ma il figlio non le diede la minima attenzione. La grotta in quei due anni era cambiata, mensole con oggetti molto particolari raccolti da Luce durante i suoi viaggi, divani, poltrone, sedie tavoli librerie cariche di volumi scritti a mano d’autori, appoggiata contro una parete, una libreria, che non aveva scafali ma nicchie dove centinaia di rotoli di papiri erano raccolte.

« Ronald ma dove siamo?», domando Jemes.

«Sotto casa nostra».

«Ma, quando l’avete costruita?» domandò Carlos.

«C’è sempre stata, ma Luce la scoperta dopo la morte del nonno».

«È fantastico, c’è un patrimonio qui sotto», disse Giosef.

«Sì zio, ma sono tutti oggetti che Luce recuperato durante i suoi viaggi».

«Quali viaggi?».

«Viaggi nel tempo e nello spazio, è una lunga storia».

Calò il silenzio, mentre tutti continuavano a guardarsi attorno, Magda per una volta rimase senza parole. Luce uscì dalla macchina del tempo e si diresse al generatore ad energia quantica, inserì un codice per rendere sicura la grotta e la casa da possibili incursioni dei Darek e degli uomini robot. Sentì passi dei suoi famigliari che scendevano le scale, ma la sua attenzione fu catturata da un quadernetto su cui c’era scritto: “Sonetti d’amore di W. Shakespeare”, fra le pagine trovò una rosa rossa e un’altra era disegnata su una pagina, come indicare che quella poesia era la preferita. Luce sapeva di non avere molto tempo ma la lesse ugualmente, e la poesia diceva:

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“Il mio occhio si è fatto pittore e ha fissato

i tratti della tua bellezza nel quadro del mio cuore.

Il mio corpo è cornice in cui essa è racchiusa,

e, in prospettiva, la migliore arte del pittore:

poiché attraverso il pittore devi vedere la sua abilità,

per scoprire dove giace la tua vera immagine dipinta,

che sempre è appesa nella fucina del mio petto,

le cui finestre sono i tuoi occhi.

Ora vedi quali buoni servizi hanno reso agli occhi

agli occhi:

i miei occhi hanno disegnato la tua figura, e i tuoi per me

sono finestre sul mio petto, attraverso cui il sole

si diletta a sbirciare per ammirarti.

Ma gli occhi9 sono privi della capacità di dare grazia

alla loro arte:

essi ritraggono solo ciò che vedono, sono ignari

del cuore.

WS

Dedicata alla donna ritratta

fra le rose

dal mio amico dottore.

Se avesse avuto tempo di piangere per la gioia, Luce lo avrebbe fatto ma, non c’era tempo richiuse il libretto, si avvicinò ai suoi famigliari sorridendo, sua madre che si era ripresa dalla sorpresa le chiese:

«Sei stata a un ballo in maschera?».

«No, e non ho tempo di discutere con te, mi servono tre volontari». La piccola Linda si offrì subito volontaria, Luce si corresse subito «Intendevo quattro volontari». Ronald si offrì, e alla fine anche Jemes e Carlos si unì al gruppo, la ragazza li fece entrare nella macchina del tempo, ancora una  volta lo stupore prevalse su Jemes e, il loro padre Carlos, Luce sorridendo disse: «Sì lo so è più grande dentro, ma ora non ho tempo di spiegarvi tutto, devo portare la M. T. all’altezza giusta per attivare il campo di contenimento».

«Noi cosa dobbiamo fare Luce?», chiese Ronald.

«Dovete controllare che il campo rimanga stabile. Per ottenere un campo stabile devo attivare tutte tre le postazioni».

«Ma noi siamo quattro con te», le fece notare Ronald.

«No, una volta posto il Tardis e attivato il campo io vi lascerò, devo scendere e raggiungere il Rods».

«Perché? Luce che cosa sta succedendo? E cosa è quest’affare?».

«Non ho tempo di spiegartelo papà, ma mentre aspettate sono sicura che Ronald e Linda ve lo spiegheranno», guardò le tre postazioni, erano calibrate in ugual misura quindi alla ragazza disse a Ronald, «Se non dovessi tornare». Ronald cercò di protestare ma lei lo fermò e riprese il discorso: «Dicevo, se non dovessi tornare, la macchina del tempo vi riporterà nella grotta, una volta tornati di sopra sigillatela, nessuno deve mettere le mani sul Tardis, mi sono spiegata».

«Sì ma, tu tornerai», le disse Ronald.

«Sì zia tu non ci lascerai».

«Certo, che torno, ho detto se» sorrise la ragazza alla nipotina, poi le disse: «Vuoi custodire per me questo librettino, è molto prezioso».

«Va bene».

Luce attivò il medaglione che le permetteva di spostarsi nello spazio e nel tempo, per un attimo scomparve, ma riapparve l’istante dopo, sorridendo disse.

«Mi sono dimenticata di cambiarmi», salì su per una delle scale, ma non discese più.

Qui tutte le puntate.

 

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