La signora del tempo (12) / I fantasmi

La signora del tempo (12) / I fantasmi

Fiaba pubblicata da: marzia.o

Qui tutte le puntate.

Era trascorso quasi un anno dalla sua trasformazione, e con Catrin aveva viaggiato nel futuro, nel passato, in una dimensione parallela, incontrando uomini robot, decisi a trasformare gli uomini in robot.

Con l’aiuto di Catrin e altri coraggiosi era riuscito a fermarli. In quell’occasione aveva anche rischiato di non tornare più nella dimensione cui lui e Catrin appartenevano. 

Una volta tornati avevano ricominciato a viaggiare da un pianeta all’altro, e nel tempo.

Era seduto su una spiaggia del pianeta Lagunas, la sabbia delle coste andava da un colore bianchissimo a un rosa tenue, le acque erano cristalline e sempre a una temperatura sui 28° gradi, era considerato un luogo magnifico per rilassarsi passarci delle ore indimenticabili con la persona cui si voleva bene.

Il signore del tempo sentiva che il suo legame con Catrin diventava sempre più forte, sospirò mentre la guardava uscire dall’acqua. Catrin prese l’asciugamano e vi si avvolse e gli disse sedendosi accanto a lui:

«Avevi ragione è posto meraviglioso?», lui si limitò a sorriderle e lei continuò. «Sai, prima ho sentito una coppia parlare del tramonto di questo pianeta, pensano che sia magico».

«Sì lo sentito dire anch’io. Comunque sia è molto bello, vuoi vederlo?», le domandò appoggiandosi al gomito destro per guardarla meglio.

«Sì, mi piacerebbe molto».

«Allora restiamo fino al tramonto, poi torniamo a casa, ho calcolato che sulla terra fra qualche giorno sarà Natale. Così ti godrai la compagnia di tua madre».

«Grazie».

«Ho guarda il sole sta tramontando».

«Sì, lo vedo».

«Ma se stai guardando da un’altra parte».

«Lo vedo attraverso i tuoi occhi», Catrin non gli lascio replicare, si chinò e lo baciò. Il signore del tempo fu colto di sorpresa, ma lo trovò molto piacevole, ma i due cuori non reagirono come lui aveva sperato, amava Catrin ma non di quell’amore tumultuoso che invece provava per la ragazza del giardino delle rose. Quando Catrin si stacco da lui, le domandò:

«Perché?».

«Perché le parole avvolte non servono, basta un gesto per dire quello che si prova». Il signore del tempo annuì e si alzo e si diresse verso il Tardis, per perplessa lei le domandò: «Dottore sono confusa, per te il mio bacio non è stato nulla? Io in quel bacio ciò messo tutto il mio amore».

«Oh dolce Catrin, lo so bene che il tuo bacio era un bacio d’amore, ma ho quasi novecento anni e…».

«E cosa? Ciò che vedo io è un’altra cosa, è un uomo giovane che ha paura d’amare».

<E non ti chiedi il perché?».

«Forse perché hai sofferto, ma sii certo, credere nell’amore è sempre meglio che vivere una vita senza amore».

Vedendola soffrire a causa sua, la attirò a se stringendola e le sussurrò:

«Perdonami Catrin, non volevo farti soffrire, ma per me è molto difficile lasciarmi andare».

«Capisco, ma abbiamo tutto il tempo che vogliamo».

«Sì, però ora andiamo». Dentro di se il signore del tempo sapeva che un giorno si sarebbe dovuto separare da Catrin e un po’ gli dispiaceva, Aveva avuto molte compagne di viaggio, e Catrin era quella che più sentiva vicino. Il Tardis atterrò dietro la casa di Catrin, appena aprirono la porta, la madre della ragazza abbracciò prima l’una poi l’atro con tanto entusiasmo da farli sentire un po’ in colpa. Mentre Catrin e sua madre parlavano, lui tornò nel Tardis, per portarlo nella via dietro al palazzo dove viveva Catrin. Stava per uscire ma pensò alle parole di Catrin: “Avvolte, non servono parole, basta un gesto per esprimere ciò che si prova”, ma poi ripensò a ciò che lui provava per lei. La amava ma era consapevole che non era l’uomo per lei, un giorno lei le avrebbe chiesto di più, sicuramente di fermarsi, e lui non poteva. Il suo destino era di continuare a viaggiare attraverso il tempo per far si che continuasse a scorrere nel modo in cui era scritto nella storia. Ripensò anche alle ultime anomalie che avevano casato curvature strane attraverso le epoche, le aveva seguite aveva scoperto che in molti casi erano state risolte da una donna, una signora del tempo. Come poteva esserci una signora del tempo se tutti gli abitanti del suo pianeta erano morti, erano rimasti solo in tre, quattro volendo contare il figlioletto del suo amico, ma poi l’amico aveva rinunciato ai suoi poteri e naturalmente la moglie e il figlio ne avevano seguito la sorte. C’era anche il fatto che i suoi amici erano morti e il figlio ignorava totalmente la sua origine. Nei luoghi dove la signora del tempo aveva agito, soprattutto nelle ultime anomalie, gli avevano detto che arrivava sempre con una macchina come la sua, al meno chi l’aveva vista: perciò egli sapeva che sulla terra vi era solo un altro Tardis, ed era quello del suo amico, e quindi era evidente che qualcuno lo stava usando. Se era una donna chi nella famiglia Braun poteva avere le capacità per farlo? Si domandò il signore del tempo, la sua mente e le sue labbra pensarono e pronunciavano l’unico nome rinchiuso nei suoi cuori “Luce”, doveva controllare, attivo i comandi e pochi istanti dopo era nella grotta sotto casa Braun. Uscì dal Tardis lentamente, la luce si accese illuminando la grotta, l’altra macchina del tempo non c’era. I cuori cominciarono a battere, i suoi sospetti erano esatti, mille domande gli affollarono la mente. Il Tardis dell’amico era collegato all’impianto elettrico della casa, come faceva ora funzionare l’impianto, si guardò attorno e vide il generatore a energia quantistica, sorrise. Era geniale, ma ora doveva andare, ma voleva far sapere alla ragazza che da anni era rinchiusa nei suoi cuori. Rientrò nel Tardis salì nella biblioteca andò nella sezione poeti, cercava qualcosa di speciale trovò un libretto di sonetti di Shakespeare e lo lasciò sul generatore di corrente.  Quando tornò Catrin era nel cortile ed era agitatissima e gli chiese:

«Ma dove sei stato? Pensavo che fossi ripartito».

«Dovevo controllare una cosa, tu stavi parlando con tua madre, e giacché ripartiremo solo dopo il Natale, non vedo il motivo di disturbarti».

«Capisco, ma è successa una cosa».

«Cosa?».

«Hai presente i fantasmi», lui annuì, «A quanto pare ci sono né a migliaia, per tutta la città, la mamma pensa che quello che le faccia visita ogni giorno sia il nonno. Appaiano ogni quattro ore. A parer mio non mi sembra una cosa normale».

«Si hai ragione, quando ci sarà la prossima apparizione?».

«Fra due ore».

«Bene, così avremmo tutto il tempo di prepararci per imprigionarne uno, ed esaminarlo». Ritorno all’interno del Tardis, aprì un ripostiglio e prese quattro magneti e li portò nel campo dietro alla casa di Catrin e li dispose nei quattro angoli e si mise in attesa. Mentre aspettava, cominciò a riflettere, spettri fantasmi, assurdo, e poi in una quantità così elevata, non c’era qualcosa che non quadrava davvero. Finalmente il fantasma apparve e lui attivò subito i magneti. Il fantasma si agitò, ma i dati si trasmisero subito al Tardis. Non appena il fantasma scomparve, il dottore, Catrin e sua madre entrano, Sesil, la mamma di Catrin, si sedette su una delle panchine sparse all’interno della macchina del tempo, mentre gli altri esaminavano i dati registrati. Il dottore per leggerli meglio inforcò gli occhiali, dopo un po’ esclamò togliendosi gli occhiali: «Accidenti, altro che fantasmi».

«E allora secondo te che cosa sono?», domandò Sesil.

«Non lo so ancora».

«E allora cosa sai», chiese Catrin.

«È un po’ complicato, ma cercherò di spiegarlo. Quando siamo passati da questa dimensione a quella dove abbiamo incontrato gli uomini robot, abbiamo creato una breccia, fra i due mondi. Per tornare in questa dimensione ho dovuto sfruttare la zona morta fra le dimensioni, questo può aver allargato la breccia. Una volta tornati, ho controllato che la breccia si fosse chiusa, e i dati me l’hanno confermato. Tutto chiaro fin qua?».

«Si vai avanti».

«Io credo che qualcuno abbia aperto di nuovo la breccia e abbia fato pare qualcosa, e questo qualcosa si è trascinato dietro i fantasmi».

«Ma che non lo sono», disse perplessa Sesil.

«Esatto, una mezza idea c’è lo ma spero di sbagliarmi».

«Lo vuoi comunicare anche a noi, oh», chiese Catrin.

Lui stava per rispondere quando un forte scossone fece sobbalzare il Tardis, la macchina del tempo era dotata di circuito visivo, con rapidità lo accese e guardò fuori sospirò e disse:

«Signore ci hanno catturato».

«Come catturati, e da chi?», domandò Sesil.

«Non lo so, ma lo scopriremo presto».

Trascorse un quarto d’ora poi una voce femminile lo invitò a uscire con Catrin, da prima usci da solo, ma la donna insistette e allora lui tornò dentro e riuscì con Sesil. La donna rimase perplessa si aspettava una ragazza non una donna sui quarant’anni, e il trucco per un po’ funzionò, finché Catrin non si fece catturare. Naturalmente nonostante che la donna gli aveva detto che era suo prigioniero, e che si trovava in una struttura militare ma sotto una fondazione privata, il dottore ebbe accesso a tutto l’impianto. Entrarono in uno dei laboratori. A mezz’aria galleggiava una sfera, lui cambiò espressione, fino a quel momento aveva tenuto un tono scherzoso, ma ora le cose erano molto diverse. Si mise un paio di occhiali bianchi con lenti colorate, dopo qualche attimo fece un sospiro poi disse.

«È un’astronave del vuoto, deve essere lei che ha aperto la breccia, ora c’è solo da capire dove si trova e chiuderla».

«Breccia?».

«Breccia, crepa, porta, la chiami come vuole».

«E perché vuole chiudere?».

«Perché se non lo facciamo, questo mondo, insieme al mondo parallelo a questo collasseranno, e bum e resterà il nulla».

«Sta scherzando, vero dottore?».

«No». Questa volta fu la donna a sospirare e mostrò al dottore la stanza dove vi era la breccia. Il signore del tempo si fece silenzioso, se aveva ragione sui fantasma, avrebbero preso la forma originaria. Guardò le due leve ai lati della parete, e chiese: «A che servono?».

«Afar passare i fantasmi».

«Sta scherzando vero?».

«No dottore, venga le mostro come funziona».

«No, non è ho bisogno, dovete smetterla, ogni volta che la breccia è aperta, questa dimensione, collassa. E inoltre temo che i fantasmi siano più pericolosi di quanto voi pensiate».

«I vostri discorsi dottore sono come ci aspettavamo, sono tutti per fermarci».

A quel punto il signore del tempo prese una sedia si sedette e con calma chiese:

«Allora la dimostrazione?».

«Che significa, che non ci fermerà?

«Esatto, procedete pure».

La donna ci penò su e dichiarò che il collegamento non sarebbe avvenuto e invitò il dottore a seguirla nel suo ufficio, nel frattempo Catrin stava osservando la sfera del vuoto, domandandosi cosa realmente contenesse, e come sarebbe finita quell’avventura.

Qui tutte le puntate.



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