La signora del tempo (11) / I Lipuzziani

La signora del tempo (11) / I Lipuzziani

Fiaba pubblicata da: marzia.o

Qui tutte le puntate.

Luce rassicurò Ronald sulla sorte di Linda, poi con passi felpati si avvicino alle due creature. 

Le due creature erano troppo concentrate perché si accorgano di lei. Le due creature erano alte circa quaranta centimetri, potevano considerarsi umani, poiché la loro forma era tale da far si pensare che lo fossero. Poiché in piedi non sarebbero mai arrivati alla serratura della macchina del tempo, avevano usato uno stratagemma: se ne stavano seduti su due poltroncine a reazione, così potevano lavorare comodamente, ma ciò nonostante non riuscivano entrare.

A Luce i due fecero pensare agli ometti piccoli che Gulliver aveva incontrato nei suoi fantastici viaggi, in quel momento si rese conto che con molta probabilità lo scrittore, che aveva scritto quelle vicende, aveva realmente incontrato quegli esseri, e per non passare per pazzo, aveva raccontato la storia sotto forma di romanzo, e ora Luce sapeva anche il nome di quegli ometti, i Lipuzzani.

Luce però non riusciva a capire, a cosa servissero i bambini? La domanda le tormentava la mente, se solo avesse ricordato qualcosa di più su di loro, ma non ci riusciva, sapeva che cera, ma non ricordava. Uno dei due ometti diede segno d’impazienza e disse all’altro:

«Oh insomma, è inutile insistere, non ci riusciremmo mai. Sai benissimo che la leggenda vuole che solo il suo proprietario possa entrarci».

«Sì, sì, la leggenda dice così, ma io non voglio arrendermi. Tu non capisci cosa vuol dire mettere le mani su un’astronave dei signori del tempo? Queste macchine, sembrano piccole all’esterno, ma dentro sono immense, e inoltre si può viaggiare nel tempo e per tutto lo spazio».

«Lo so benissimo, che ti credi che non lo sappia. La domanda che tu e gli altri non vi siete posti è: se qui c’è questa macchina, significa anche che l’ultimo signore del tempo è qui, e che noi siamo in un mare di guai».

«No lui non è qui, ma voi siete in un mare di guai lo stesso», intervenne Luce.

I due ometti sobbalzarono sulle poltroncine a reazione, si voltarono verso di lei e il più sfrontato si avvicinarono e le chiese:

«Chi sei?».

«Il mio nome è Luce ma spazio e nel tempo mi chiamano anche Luminos, e sono una Signora del Tempo. E quello che voi state cercando di aprire è il mio mezzo di trasporto».

«I signori del tempo non esistono più, ne è rimasto uno solo, e tu hai gli rubato questa macchina».

«Se lo dici tu, ma il nome non ti è nuovo altrimenti non saresti impallidito».

«Non importa chi sei, apri questa macchina».

«Non ci penso lontanamente, e mi sono stancata di questo giochetto. Voglio sapere a cosa vi servono i bambini?».

«Non ti riguarda».

«Sto perdendo la pazienza, Lipuzzano, te lo chiedo ancora una volta: a cosa vi servono i bambini?».

Il Lipuzzano fece una smorfia, estrasse una piccola pistola a raggio e la puntò contro Luce e le disse:

«Adesso basta apri quella macchina, e consegnami la bambina che era qui?».

«No e no», gli rispose Luce. Con un movimento rapido Luce afferrò la pistola e sollevo l’ometto di peso dalla sua poltroncina, la quale senz’altro controllo roteò su se stessa e andò a sbattere contro l’altra e il secondo Lipuzzano cadde a terra, fu bloccato da Ronald. Luce chiese di nuovo: «A cosa vi servono i bambini?». L’ometto comincia ad agitarsi, e la ragazza dovette stringere il suo polso un po’ più forte, lui lanciò un piccolo grido, ma mentre succedeva, tutto questo Luce ebbe una visione, e ricordò ciò che aveva dimenticato. I Lipuzzani provenivano dalla fascia astrale di Roseglia, erano i custodi dei giardini, nei quali crescevano rose e fiori meravigliosi, in quei giardini vivevano creature tranquille di straordinaria bellezza. I Lipuzzani avevano una tecnologia abbastanza avanzata da viaggiare nello spazio, per trovare nuove specie da inserire nei giardini. Le loro astronavi erano rotonde e piatte, contenevano circa cento persone, e i loro motori andavano a onde beta create artificialmente. Le onde beta erano di bassa frequenza poiché i Lipuzzani sono di struttura bassa e le onde erano programmate a seconda il loro codice mentale. Ora era tutto chiaro stavano cercando un bambino con l’intelligenza superiore per ripristinare i motori, perché fra loro non c’era nessuno in grado di farlo. Fortunatamente per loro Luce aveva visto che una volta tentato il collegamento che era inevitabilmente fallimentare, i bambini erano rinchiusi in una sala, in seguito liberati quando avessero trovato il candidato o la candidata ideale. Luce guardò l’ometto che teneva per il polso, e poi gli disse: «Siete molto fortunati, perché anche se avete infranto qualche legge galattica, vi aiuterò a tornare a casa».

«Non capisco come, tu sei un’adulta, e le tue onde beta non vanno bene per i nostri motori».

«Vero, ma questo non vuol dire che non posso aiutarvi lo stesso». Luce con passo deciso si avvicina al fratello, gli mise una mano sulla spalla e un secondo dopo era nella sala, dove aveva lasciato i tre uomini del governo di nuova York. I tre stavano cercando d’aprire la porta, Luce sorrise e puntò il cacciavite sonico contro la porta che si aprì facendo cadere i tre, non ascoltò le loro proteste, andò nella’altra stanza e si avvicino al panello delle comunicazioni lo accese. Con voce che non metteva replica, disse: «Sono Luminos, signora del tempo; e voglio conferire con il comandante dell’astronave Lipuzziana che si trova sul prato a est della città di nuova York, in base alla convenzione galattica numero 808». Ci fu un momento di silenzio poi una voce rauca disse:

«Sono il comandante Virglius, dell’astronave Lipuzziana, ho sentito parlare di te signora del tempo, credevo che tu fossi una leggenda inventata dai popoli che hai visitato».

«Come vedi non lo sono. Conosco il vostro problema, io posso aiutarvi».

«Davvero lo puoi?».

«Sì, libera i bambini, come dice la legge numero 52/7, non si posso violare i cuccioli o i figli delle singole specie».

«Libererò i bambini quando tu aggiusterai la mia nave».

«No, tu libera i bambini ed io ti aiuto, altrimenti farò in modo che tu e la tua gente resterete qui, e vi garantisco che non sarete ospiti graditi».

Nella sala calò il silenzio, si udivano solo le voci sommesse dei Lipuzzani che confabulavano fra loro, nella loro lingua, che grazie alla macchina del tempo tutti quelli della sala potevano comprendere, alla fine il capitano Virglius ordinò di liberare i bambini, poi rivolto alla ragazza disse:

«Ho ordinato di liberare i bambini, ora tu aiutami».

«Bene, ci vediamo sul lato ovest della tua astronave», Luce non aspettò la risposta.

L’astronave Lipuzziana era appoggiata su cinque piedi, quattro laterali e uno centrale, i piedi non erano alti più di venti centimetri. Luce si diresse direttamente sul lato ovest, ad aspettarla c’era il comandante Virglius e altri ufficiali e alcuni meccanici, tutti seduti sulle poltroncine a reazione. Luce fece passare il giravite, una superficie relativamente piccola, appena il suono del cacciavite sonico cambiò tono gli cambiò assetto, tolse una delle lamiere che formavano il guscio dell’astronave. Quindi lo puntò di nuovo verso una specie di cilindro, nel quale era rinchiusa una palla rotonda, era in buone condizioni, ma era scollegata alle valvole del motore. Luce sbuffò pensando che una sciocchezza simile, avrebbe potuto portare alla morte diversi bambini. Con cautela allungò una mano, afferrò i fili elettrici e li collegò alle valvole del motore, finita quest’operazione, risistemò la lastra del guscio e disse a Virglius: «Forza vediamo se funziona» Virglius ordino di accendere i motori, l’astronave si sollevò, Luce sorrise fece roteare il cacciavite sonico gli soffiò sopra e affermò, «E anche questa volta siamo stati grandi amico, che farei senza di te». Il comandate Virglius, ringraziò con calore Luce. Promise che se il suo popolo si sarebbe trovato in difficoltà si sarebbe messo in comunicazione con lei. Luce sapeva benissimo che quel giorno sarebbe arrivato. Salutato i Lipuzzani Luce e Ronald, tornarono nella sala, dove Oboe in compagnia di Linda li stava aspettando. La bambina protestò per aver perso una parte dell’avventura, Luce promise che la prossima non l’avrebbe persa. Oboe si divertì molto ad ascoltare le proteste di Linda, poi chiese a Luce:

«Amica mia posso chiederti un ultimo piacere?».

«Ma certo, che posso fare per te».

«Quando il dottore è stato qui e ha fatto nascere la nuova specie umana, io avevo un’infermiera, so che stata arrestata a causa delle attività dell’alleanza medica. Vorrei cara amica che tu la ritrovassi, e convincessi il governo a liberarla, o di lasciarla libera sotto la mia custodia».

«Tutto qui, che vuoi che sia, come si chiama?».

«Micene, è una donna gatto», rispose Oboe.

«Micene, ok aspettate qua».

«Aspetta zia, vengo anch’io»le disse Linda.

Luce e Linda si allontanarono, poco dopo erano in una sala d’attesa, aspettarono pochi minuti, fu introdotta una donna con il viso da gatto. La donna guardò Linda e sorrise, e le disse:

«Come sei graziosa piccola».

«Grazie, su questo pianeta ci sono molte creature, che non avevo ancora visto».

«E tu ne hai viste tante piccola».

«Un po’, viaggio con la zia, sai lei è signora del tempo».

«Come il dottore?».

«Sì, siamo gli ultimi della nostra specie».

«Ma lei ti ha chiamato zia?».

«Sì, è una lunga storia, ma non sono qui per questo. Tu ricordi Oboe?».

«Sì, mi occupavo di lui».

«Lo faresti ancora se ti faccio liberare da questa prigione?».

«Si certo che lo farei ancora lui era buono con me».

«Molto bene allora vieni con me».

Micene fu molto contenta di ritrovare Oboe, Linda decise di chiamarla Micci, poi ci furono i saluti ma Oboe disse a Luce prima che se ne andasse:

«Cara amica, tu e il dottore dovete stare attenti, c’è qualcuno che sta tramando alle vostre spalle».

«Chi?».

«Qualcuno che ha i vostri poteri, ma che non può più viaggiare nel tempo, perché il suo Tardis è andato distrutto. Lo dirò anche al dottore, ma tu stai attenta».

«Lo farò amico mio».

Luce e il suo seguito partirono qualche istante dopo, ma le parole di Oboe riecheggiavano nella mente della ragazza, la quale sapeva benissimo, di chi parlava Oboe.

Qui tutte le puntate.

 



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