04Gen
2015
dolce-carbone

Il dolce carbone

Fiaba di: mammalori

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La fiaba

Babbo Natale ce l’ha fatta! Anche quest’anno s’è compiuto il prodigio; in una notte soltanto è riuscito a portare un giocattolino ad ogni bambino, che in ogni angolo della terra lo aspettava al calduccio nel proprio lettuccio.

Evviva! Babbo Natale può finalmente prender tre giorni di ferie, prima di pensare ai preparativi per l’anno a venire e, di filato, va a fare windsurf alle Maldive.

Le feste però non sono finite! Cari bambini state tranquilli, perché… col sacco pieno di dolci, chi arriva aggrappata a una scopa di notte con le scarpe che son tutte rotte?

È proprio lei, la cara Befana che vola soave nel cielo ammantato di stelle e vi riempie le calze di caramelle.

La dolce vecchina adora i bambini e vuol sempre vederli allegri e vivaci a rotolare tra l’erba verde dei prati, ma se fa freddo restano in casa e per non gelare il loro nasino, felici giocano a nascondino.

Allora lei non si risparmia e per tutto l’anno impasta, prepara e cucina ogni buona leccornìa che conserva con gelosia fino al momento di portar via e, poi riempie fino a scoppiare, tutti i calzini che trova appesi ai bordi dei camini.

C’è stato un tempo lontano, lontano in cui la Befana gioiosa non era, anzi era triste e depressa, perché riceveva letterine a valanghe scritte “dai grandi” in cui c’era scritto, con piglio deciso, che ogni bambino era cattivo! E si raccomandavano senza eccezione, di riempire le calze di nero carbone.

E la Befana spalava il carbone e più spalava più il suo viso si rabbuiava.

Ma perché pensava tra sé, più un bambino buono non c’è?

E la Befana spalava il carbone, spalava il carbone da sera a mattina ed il suo sacco si riempiva e il suo vestito un po’ si strappava, mentre di nero s’affumicava; in mezzo al carbone anche le scarpe si son malridotte ed ecco perché si son tutte rotte!

«Ora basta! Gridò la Befana, non voglio più spalare carbone, anzi andrò in perlustrazione e osserverò quanto i bambini sono cattivi, con attenzione».

La cara vecchina guardò in ogni dove, ma tutti i ragazzini erano buoni.

Allora capì cosa era successo: i genitori erano poverelli e per accendere il focolare e potersi riscaldare, le ordinavano il carbone, con il pretesto che i loro bambini erano cattivi e anche monelli.

La dolce Befana come una furia fece ritorno alla sua dimora, scrisse una lettera ai genitori dicendo che i bimbi, senza ombra di dubbio erano buoni e, se si volevano riscaldare, potevano andare nel bosco e la legna spaccare!

Poi con l’allegria ritrovata, una nuova ricetta s’è inventata: impastò liquirizia, zucchero, farina e ne ricavò una pagnottella che, una volta cotta nel forno, divenne più dura d’una mattonella.

La Befana fece a pezzetti la pagnottella usando il mattarello come fosse un martello, inventando per l’occasione il “dolce carbone”.

Tutti i bambini ormai lo sanno e se si trovano dentro alla calza al posto del torrone un pezzo di nero carbone, se lo succhiano ben volentieri, perché sanno che non è una punizione ma un dolce prelibato inventato con il cuore ripieno di zucchero a velo, dalla Befana che tanto li ama.

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Grazie di cuore a Silvia Moraru Sassaroe alla mia amica Lia per aver letto e commentato la mia fiaba! Per l’Epifania non potevo certo farvi mancare una nuova storia. Auguri a tutte le befane d’Italia! Commentate!

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