22Apr
2013
signora-del-tempo

La signora del tempo 20 // Addio oboe

Fiaba di: marzia.o

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La fiaba

signora-del-tempoQui tutte le puntate.

Luce e Yaek erano appena tornati da un viaggio nel passato, erano stati nell’impero del sole, i Maia, e Yaek rideva di gusto, anche in quell’occasione l’imperatore si era invaghito di Luce e ne voleva fare la sua sposa, ma la ragazza era riuscita a darsela a gambe con il suo aiuto, sempre ridendo le rammentò cosa l’imperatore le aveva detto.

“Tu sei mia e farai quello che dico io. Oh Luce dovevi vedere la tua faccia, quando poi ha cercato di afferrarti e tu l’ai scaraventato dall’altra parte della sala, il suo amore si è disciolto come la neve. Per fortuna che io sono intervenuto e ti ho portato in salvo con il teletrasporto”.

“Potevo salvarmi anche da sola, bastava che schiacciassi il pulsate del medaglione, comunque è stato divertente vederlo andare a gambe all’aria” sorrise Luce.

“Mi sono divertito a viaggiare con il dottore, ma anche con te ce da divertirsi”.

“Felice che ti diverti. A proposito hai trovato la sua mano?”.

“No, è un po’ difficile trovare una mano caduta da un’astronave tre anni fa, a quest’ora sarà imputridita, o le mani dei signori del tempo non sono soggette a questo processo naturale?”.

“Non lo so, però so che la dobbiamo trovare, era ancora soggetta alla rigenerazione, perciò potrebbe essere ancora intatta, altrimenti va nel passato e calcola, dove può essere caduta, insomma trova quella mano”. Yaek non replicò, l’uomo sapeva che la ragazza desiderava trovare quella mano per metterla al sicuro. Yaek sapeva inoltre che Luce aveva avuto una visione e che in qualche modo la mano del dottore era usata contro di lui. In quel momento la carta psichica vibrò, Luce la estrasse dalla tasca della giacca ancora pensierosa lesse il messaggio “Vieni presto, il vortice mi sta lasciando”. Luce guardò Yaek e senti le lacrime pungerle gli occhi, poi piano gli disse: “Yaek devo andare”.

“Andare, dove?”.

“A salutare un vecchio amico”.

“D’accordo, io nel frattempo vedo di trovare quella mano”.

“Sì, ciao”. Luce scomparve nel piccolo vortice, apparve in una sala polverosa e piena di scheletri, perplessa esclamò: “Ma, dove diavolo sono?!”.

“Luce sei tu?”, domandò una voce che conosceva bene.

“Yaris, Yaris amore mio”, Luce girò l’angolo e si trovò fra le braccia del signore del tempo, dopo un bacio appassionato, la ragazza si allontanò da lui di qualche passo gli disse sorridendo, <dell’ultima volta che ti ho visto”.

“Si grazie a te e a Clarissa”.

“Dov’è, mi piacerebbe salutarla?”.

“È prigioniera in auto strada, è una lunga storia vieni, dammi una mano”. Yaris le spiegò la situazione, Luce esaminò i dati e in fine gli disse che l’aria era respirabile, ma che non avevano abbastanza energia da aprire le cupole che coprivano la città, il signore del tempo azzardò un’ipotesi: “Potrei usare l’energia del Tardis collegandolo a questo generatore, una volta aperta la cupola, far risalire le macchine così la città ripartirebbe. In seguito riparare il generatore completamente così il Tardis sarebbe di nuovo libero”.

“Bene facciamolo”, ma Luce comprese che l’idea a Yaris non piaceva, quindi gli chiese, “D’accordo l’idea non ti piace, ma ora il generatore a quale energia è attaccato?”.

“Non ti piacerà la risposta “.

“Dimmelo lo stesso”.

“All’energia vitale di Oboe”. Luce rimase in silenzio ora capiva il messaggio che aveva ricevuto da Oboe, ora anche lui sapeva la verità. Sorrise ripensando che in fondo lei aveva appena lasciato la sua forma umana e che avrebbe ritrovato nel momento in cui sarebbe ritornata nel presente, fece un respiro profondo e si diresse verso il generatore per capire come distaccare Oboe, estrasse dalla tasca il cacciavite sonico e si mise al lavoro. Yaris non disturbo la ragazza, anche lui stava provando la stessa cosa, la perdita di un amico era pur sempre dolorosa, guardò il faccione di Oboe e sentì che non poteva permettere che l’amico si sacrificasse in quel modo quindi rivolto a Luce disse: “Vado a prendere il Tardis”.

“Non farlo dottore”, gli disse Oboe.

“Ma tu morirai, se io non collego il Tardis al generatore, avremo energia sufficiente per aprire la cupola e far passare le auto, tu poi distaccarti e…”.

“Sono stanco, ho visto cose incredibili, ho vissuto avventure meravigliose in tutte e due le mie forme, e la cosa più incredibile è che voi due siete i punti fermi della mia esistenza”.

“Le tue forme? Vuoi dire che prima tu non eri così?”.

“Non glielo hai detto Luce?”.

“No, non è ho avuto l’occasione”.

“Di cosa state parlando?”, domandò il signore del tempo.

“Be’ ecco, è complicato e…”, cominciò la ragazza.

“Non farlo tanto lo scoprirà quando sarà il momento e sarò io stesso a dirglielo”.

“Come vuoi”.

“Sapete vedervi di nuovo insieme è il regalo più bello che poteste farmi”, fece respiro profondo poi continuò, <vortice mi sta lasciando. Luce tu sapevi che sarei diventato così vero?”.

“Sì, quando il tuo messaggio creò l’anomalia nel campo di contenimento creato dal mio Tardis, rimasi sorpresa, nel vedere che il tuo tracciato mentale era identico a quello di Oboe. Ebbi la conferma quando ti esaminai con il cacciavite sonico”.

“Ho capito, adesso basta parlare dobbiamo aprire la cupola, al lavoro miei cari amici”. Luce e il dottore ricominciarono a collegare i vari circuiti, quando finirono, si girarono verso Oboe, lui sembrò sorridere poi chiuse gli occhi neri e inviò la sua energia al generatore, pochi istanti dopo la cupola si apri e il dottore ordinò ai piloti delle macchine di risalire in superficie, e Clarissa raggiunse il dottore. La scatola di vetro che conteneva Oboe era andata in frantumi e l’enorme faccione respirò a grandi boccate l’aria pura, poi disse.

“Non sforzarti”, gli raccomandò il dottore.

“Non importa, se potessi, vi abbraccerei e bacerei entrambi, ascoltatemi: non siete gli unici signori del tempo rimasti, c’è né un altro che stata tramando alle vostre spalle. Luce devi recuperare il disco del tempo, e nasconderlo, se dovesse cadere in mane sbagliate, potrebbe riscrivere la storia, e il sacrificio di molti sarebbe vano”.

“Che cosa è il disco del tempo?”, domandò la ragazza. Oboe non gli rispose, allora Luce si alzò e mise una mano sulla spalla di Yaris e gli sussurrò: <>.

“Sì lo so, sono confuso, perché prima ha detto che noi siamo i punti fermi della sua esistenza, qual era la sua vera forma? Tu sembri saperlo”, Luce rimase in silenzio, e lui proseguì, <possa riposare in pace”.

“La tenuta dei signori del tempo è il posto ideale”, ruppe il silenzio Luce.

“D’accordo, io nel frattempo sistemo le ultime cose qui”.

“Sì, torno subito”.

Si avvicinò al faccione senza vita e scomparve, come promesso torno pochi istanti dopo. Le ultime cose in realtà portarono via parecchio tempo ai signori delle epoche, dando modo ai due di parlare. Luce spiegò come suo nonno aveva salvato il genoma dei signori del tempo, lui gli parlò della grande guerra del tempo, e quale fosse stato il suo ruolo, della solitudine, delle compagne che lo avevano accompagnato in quei lunghi anni, e di cosa provava per lei, e di quanto era rimasto deluso prima per il suo rifiuto, e di quando l’aveva vista con la nipotina.

E della speranza riaccesa quando lei le aveva rinnovato la sua promessa, e ora era lì a guardare il tramonto su una città del futuro abbracciati, entrambi desideravano che quel momento durasse per sempre.

Clarissa nel frattempo imparò molte più cose sulla medicina, la conoscenza che vi era nella grande biblioteca della città le consentì di laurearsi in medicina a tempo di record, Luce le disse che se fosse rimasta nello spazio tempo, cosa che un giorno le sarebbe successo, la sua laurea sarebbe stata riconosciuta da tutte le specie aliene, ma che purtroppo sulla terra non era ancora riconosciuta. I giorni passarono in fretta e anche se impegnati a ricostruire una città e il suo governo Luce e Yaris trovarono il modo di passare dei momenti romantici.

Entrambi sapevano che presto avrebbero dovuto separarsi, non era ancora giunto il momento di restare insieme per sempre, così quella sera Yaris aveva proposto a Luce di fare una passeggiata romantica sulla spiaggia.

Micene aveva cucinato qualcosa per loro, avevano mangiato il pasto in silenzio, seduti sulla spiaggia, poi ognuno lasciò vagare la mente nei propri pensieri. Il sole al tramonto aveva infuocato le nuvole e il mare si stava tingendo di rosso. Yaris ricordò che si era già trovato in quella situazione, ma ciò che provava in quel momento era assai diverso. Luce stava guardando il cielo, e lui ricordò la sera che l’aveva veduta per la prima volta, scambiandola per una rosa di Roseglia. Catrin gli aveva detto che avvolte basta un gesto per esprimere ciò che si prova, e aveva proprio ragione la prima a farlo era stata Luce, ma lui non l’aveva capito. Ora lui si chiedeva cosa lui provasse per la ragazza che l’era seduta accanto, o per meglio dire quando si era innamorato di lei?

Che domanda stupida quella sera in quel giardino, in quel breve istante che l’aveva tenuta tra le braccia ballando il valzer, e il forte desiderio di averla accanto, si in quella sera lui si era innamorato perdutamente di lei e ora sapeva che era stato così anche per Luce. Parlando Yaris le aveva chiesto, cosa avesse realmente visto quella sera nei suoi occhi e la ragazza gli aveva risposto: “medusa, le lune perdute di Albaran, i cerchi saettanti della nebulosa di Ferion. E ho visto Gallifri, le sue montagne innevate d’argento, il suo deserto rosso popolato da scarabei violacei, ma soprattutto aveva visto il dolore, la rabbia, il tormento per le battaglie sostenute, che cercava di oscurare la sua anima. Ma io sono andata oltre a quell’oscurità. Ho visto una luce meravigliosa intensa così luminosa da sconfiggere l’oscurità e in quella luce mi sono vista, e ho visto noi nell’abbraccio di quella luce”.

“E lo vedi anche ora?”.

“Ma i miei occhi sono cambiati”.

“Non importa, possono cambiare colore forma ma ciò che io vedo è sempre la luce intensa della tua anima”.

Subito dopo Luce lo aveva baciato, e lui aveva provato un’emozione fortissima. E anche in quel momento la stava provando. Luce sentendosi osservata si girò verso di lui e sorrise, il signore del tempo provò un lungo brivido, poi ricordò ciò che Oboe gli aveva detto prima che Luce arrivasse; ” Amico mio, so che per te è difficile, ma non combattere i tuoi sentimenti e i desideri, lasciati andare. Non importa se il percorso per stare insieme sarà lungo, godi d’ogni momento che il tempo ti dona ora, e tu donati completamente a lei, perché lei lo sentirà e farà la stessa cosa”, si lo avrebbe fatto, si mise inginocchio le prese, il viso frale mani e la baciò. Luce sentendosi osservata si era girata verso di lui e guardandolo negli occhi comprese cosa stava per accadere e si lasciò andare rispondendo al bacio con la stessa passione, e lo fece quando lui dolcemente la fece scivolare sotto di lui.

Per Yaris era tutto così inaspettato ciò che provava, era trascorso così tempo dall’ultima volta che le aveva provate, no, non era vero, quello che provava ora andava oltre ciò che aveva provato in passato. Luce sapeva che per lei lui era l’unico che avrebbe mai amato, ma proprio nel momento in cui i baci e le carezze si stavano facendo, più intense la voce di Clarissa interruppe il momento magico, qualche giorno dopo si separarono.

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