14Mar
2013
corna-alce

Le corna dell’alce

Fiaba di: Andrea Ferretti

Pubblicità

Questo spazio permette al sito di offrire in modo gratuito tutti i suoi contenuti!



La fiaba

C’era una volta una lepre, che se ne girellava tranquilla ai margini del bosco. Fu un attimo, e si ritrovò circondata dal branco di Rufus, sette lupi terribili e sempre affamati guidati dal sanguinario Rufus. La lepre, veloce e agile, scappò saltellando tra i lupi che si gettarono al suo inseguimento. Col cuore in gola, sentiva che i sette lupi le erano sempre più vicini, avvertiva il loro ansimare.

Riuscì a passare in un cespuglio, poi a infilarsi nella boscaglia, facendo perdere le sue tracce.

Per il momento, era al sicuro, ma sapeva che, con il suo infallibile fiuto, Rufus l’avrebbe trovata e presto si sarebbe trovata ancora circondata dai lupi. Doveva inventarsi qualcosa.

Proprio in quel momento comparve un’alce, enorme, maestosa e con due corna che sembravano due alberi, tanto erano grandi.

“Alce, mi devi aiutare”, disse la lepre con il fiatone.
“Hai la tosse, lepre?”, rispose l’alce, sentendo che la lepre respirava male.
“No, alce, mi stanno inseguendo i sette lupi del branco di Rufus”.
L’alce alzò un sopracciglio. I sette lupi del branco di Rufus. Caspita!

“Nasconditi tra le mie corna, lepre, salta su”.
Ci mise un secondo, la lepre, a salire in groppa all’alce e a celarsi dietro le corna, da dove impaurita sentì arrivare Rufus e il suo branco.

Rufus parlò con la sua voce grave: “Alce, ci è appena scappata una lepre”.
“Lepre, lepre”, ripetevano gli altri lupi.
“A Rufus e al suo branco nessuno può fuggire”.
“Nessuno, nessuno”.
“Tu, alce, l’hai vista passare?”.
“Passare, passare”.

L’alce, mordicchiò lentamente una foglia, la sputò e rispose: “Non ho visto nessuno”.
“Occhio, alce, occhio”, la avvertì Rufus.
“Occhio, alce, occhio”, ripeterono gli altri.
“Siamo in sette e abbiamo fame”.
“Fame, fame”.
“Una lepre o un’alce, ma noi mangeremo”.
“Mangeremo, mangeremo”.

I lupi si avvicinarono all’alce, ringhiando. L’alce, che sentiva la lepre tremare tra le sue corna, mordicchiò con calma un’altra foglia, la sputò, poi rispose: “Io non ho visto nessuna lepre. Capisco che io sono sola e voi siete in sette, e certamente se mi attaccherete soccomberò. E sei di voi mi mangeranno”.
“Perchè dici sei? Noi siamo sette!”
“Sette, sette”.
“Perchè al primo che mi attaccherà darò tante di quelle cornate che gli staccherò tutti i denti. Tutti. Sei di voi mi mangeranno, forse, ma il primo che mi attaccherà si ritroverà senza denti e mangerà brodo e semolino tutta la vita. Io sono pronta”.

Rufus guardò gli altri lupi e comandò: “Attaccate, attaccate”.
E loro risposero: “Prima il capo, il capo”.
“Attaccate, attaccate”.
“Il capo, il capo”.
“Attaccate, attaccate”.
“Il capo, il capo”.

I lupi si guardarono. Rufus rivolse lo sguardo altrove e disse “Non ci piace la carne di alce”.
“Non ci piace, non ci piace”.
“La carne di alce è pessima”.
“Pessima, pessima”.
“Abbiamo già perso troppo tempo”.
“Tempo, tempo”.

I lupi seguirono Rufus nella boscaglia. La lepre rimase ancora un po’ tra le corna, per sicurezza, poi salutò l’alce e si inoltrò nel bosco, ovviamente dalla parte opposta rispetto a Rufus. L’alce riprese a mordicchiare foglie.

***

Le corna dell’alce by Andrea Ferretti is licensed under a Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Unported License.
Licenza Creative Commons

 

Commenta la fiaba



Altre fiabe che potrebbero piacerti



Consigli di lettura