17Dic
2010
peopo-3

Il fiume vanitoso

Fiaba di: Lisa5

Pubblicità

Questo spazio permette al sito di offrire in modo gratuito tutti i suoi contenuti!



La fiaba

A primavera il fiume si era svegliato con delle strane idee

in capo. Forse le piogge primaverili che stavano riempiendo il suo letto erano avvelenate da qualche pasticcio chimico, forse quelle quattro villette a schiera, un po’ pretenziose, a dire il vero, che avevano costruito vicino alle sue sponde gli avevano montato la testa, forse l’età … fatto sta che era cambiato, aveva cominciato a sentirsi chissà chi.

– Sono un fiume di prima classe, sono di serie “A”, non posso mescolare le mie acque con nessuno, io vengo da molto lontano!

Disse ai quattro venti. Così cominciò a respingere tutti i ruscelli che, da sempre, gli portavano la pioggia raccolta sulle colline vicine e lontane

– Vattene, non voglio nessuno nel mio letto! Guardati, sei solo un filo d’acqua sciocca e inconsistente!

Disse al timido ruscelletto che voleva fare il viaggio insieme a lui e il piccolo, per la vergogna, si scavò un buco e sparì sotto terra, chissà dove. Il fiume, sempre più superbo, proseguì il suo cammino, fece ampie curve, girando ora a destra, ora a sinistra, come un pavone che si guarda intorno per vedere se c’è chi lo ammira e continuò a scacciare, sdegnoso, tutti i vecchi amici di sempre. Erano freschi e pieni di musica allegra, quegli antichi compagni che lo cercavano con affetto, erano ricolmi di gocce argentate, ricche di storie lontane… sì, gli erano venuti incontro con entusiasmo, ma, ahimè, ora non credevano alle loro orecchie!

– Non è possibile che ci faccia un simile affronto! Un fiume come lui non può cambiare fino a questo punto!

Commentò qualcuno. Qualcun altro, invece, orgoglioso, cambiò strada, offeso, indignato, senza dire una parola e qualcun altro ancora, più riflessivo, si fermò un attimo a pensare dentro un laghetto e … intanto l’acqua passava sotto i ponti ….

Ora il fiume era soddisfatto, eppure non si sentiva felice.

Sì, era solo, ma circondato da uno strano silenzio. Si guardò intorno: i salici allontanavano i rami dalle sue sponde e il sole non giocava più con lui, spruzzando goccioline di luce tra le sue increspature chiare e vivaci. Cosa stava succedendo? Cos’era quella sensazione cupa che intorbidiva la sua acqua? Si sentiva oppresso, come se tutto, attorno a lui, si inaridisse, come il suo cuore, come lui!

Già proprio così, il fiume si stava trasformando e non solo

nel segreto dell’animo: il suo corpo vigoroso stava diventando sempre più esile e cominciavano a mancargli le forze. Orrore! Se ne accorsero tutti, anche gli animali che da sempre si erano dissetati, felici, alle sue rive. Ora anch’essi lo guardarono con sospetto e, riuniti un po’ in disparte, sbirciando un po’ preoccupati quegli argini ormai ingialliti che racchiudevano acque senza profumo e senza corpo, commentarono fra di loro:

– Com’è diventato magro! Guarda che cera! E’ tutto grigio e flaccido, che pena! Che sarà successo?

Solo allora il fiume capì. Capì la sua vera natura e capì che ormai, così, da solo, non avrebbe più raggiunto il mare. Pianse tutte le sue lacrime, le sue ultime lacrime che gettò, disperato, giù per una parete scoscesa e fu lì, sotto la sua cascatella di gocce tristi, in quella pozza dove si raccolse, cercando di nascondersi nel profondo, che chiese perdono a tutti, pensando che sarebbe morto.

Che triste fine, per un grande, antico e nobile portatore d’acqua, macchiato dalla superbia e dall’arroganza!

Ma chi gliele avrà mai suggerite quelle idee balzane?

Meglio non approfondire…

Comunque, questa storia ha un lieto fine, infatti gli amici ruscelletti lo udirono e, poiché erano buoni e sinceri, veri rii dall’acqua cristallina, lo perdonarono quasi tutti e chi non lo fece, certo non ci guadagnò!

Fu così che gli abitanti della valle, improvvisamente, videro avanzare nel letto quasi vuoto del fiume una strana onda birichina che, anche se qualche guaio lo combinava, strada facendo, in fondo non era cattiva e poi, saltellava così allegra che tutto le si poteva perdonare!

Erano tutti affascinati, trascinati da quel ritmo festoso, un ritmo latino, sì una samba di carnevale!

E allora che aspettiamo? Facciamo quattro salti anche noi? Che musica ragazzi!

Leggi tutte Le storie di Pèopo.

Questa favola è pubblicata da Boopen (www.boopen.it) nel libro dal titolo: Magie Verdi in Città. Buona lettura.

Commenta la fiaba



Altre fiabe che potrebbero piacerti