08Gen
2014
cervo-fonte-leone

Il cervo alla fonte e il leone // Audio fiaba

Fiaba di: Alessandra

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La fiaba

Tratto dalla fiaba di Esopo.

In una calda giornata d’estate, un cervo assetato si avvicinò a una fonte. Mentre beveva, si accorse che l’acqua era limpida e cristallina e rifletteva la sua immagine, proprio come uno specchio.

“Wow! Sono… bellissimo!” ” disse guardandosi bene.

“Sono alto, forte, guarda che petto possente mentre il mio musetto allungato è delicato come il viso di un principe e i miei occhi sono grandi, scuri e profondi”

Il cervo girò la testa per meglio ammirare le sue corna “Sono maestose. Lunghe e piene di rami come una vecchia quercia. Sono davvero le corna più belle di tutto il branco. Peccato per queste zampette fragili e delicate” continuò a parlottar tra sé il cervo, riferendosi alle gambe “sono così magroline, fossero state più forti e muscolose non avrebbero stonato con il mio fisico possente. Ho fatto tanti esercizi per rinforzarle ma sono rimaste così, lunghe e sottili.”

Audio fiaba

Il testo completo

In una calda giornata d’estate, un cervo assetato si avvicinò a una fonte. Mentre beveva, si accorse che l’acqua era limpida e cristallina e rifletteva la sua immagine, proprio come uno specchio.

“Wow! Sono… bellissimo!” ” disse guardandosi bene.

“Sono alto, forte, guarda che petto possente mentre il mio musetto allungato è delicato come il viso di un principe e i miei occhi sono grandi, scuri e profondi”

Il cervo girò la testa per meglio ammirare le sue corna “Sono maestose. Lunghe e piene di rami come una vecchia quercia. Sono davvero le corna più belle di tutto il branco. Peccato per queste zampette fragili e delicate” continuò a parlottar tra sé il cervo, riferendosi alle gambe “sono così magroline, fossero state più forti e muscolose non avrebbero stonato con il mio fisico possente. Ho fatto tanti esercizi per rinforzarle ma sono rimaste così, lunghe e sottili.”

In una calda giornata d’estate, un cervo assetato si avvicinò a una fonte. Mentre beveva, si accorse che l’acqua era limpida e cristallina e rifletteva la sua immagine, proprio come uno specchio.

“Wow! Sono… bellissimo!” disse guardandosi bene.

“Sono alto, forte, guarda che petto possente mentre il mio musetto allungato è delicato come il viso di un principe e i miei occhi sono grandi, scuri e profondi”

Il cervo girò la testa per meglio ammirare le sue corna “Sono maestose. Lunghe e piene di rami come una vecchia quercia. Sono davvero le corna più belle di tutto il branco. Peccato per queste zampette fragili e delicate” continuò a parlottar tra sé il cervo, riferendosi alle gambe “sono così magroline, fossero state più forti e muscolose non avrebbero stonato con il mio fisico possente. Ho fatto tanti esercizi per rinforzarle ma sono rimaste così, lunghe e sottili.”

Mentre stava lì a bere e a gongolarsi per la bellezza delle sue corna e a lagnarsi per la magrezza delle sue gambe, udì un rumorino-ino-ino (i cervi hanno un udito finissimo, se si concentrano riescono a sentire anche il rumore di una formica che trascina una briciola di pane).

Ma questa non era affatto una formica, era un leone, grosso e feroce che si stava avvicinando con fare minaccioso.

Il cervo si guardò intorno e si nascose dietro ad un grande cespuglio, sicuro che il leone non l’avrebbe notato. Ma non aveva valutato l’ampiezza delle sue corna, così larghe che sbucavano dietro i rami e le foglie.

Il leone stava per balzargli addosso quando il cervo si mise a correre a tutta birra, saltando con slancio ogni ostacolo si allontanava sempre di più, era così veloce da sembrare un cavallo da corsa.

Con la coda dell’occhio si guardò le spalle e finalmente vide che il leone si era fermato, ansimava con lingua penzoloni, stremato per l’inseguimento.

Allora anche il cervo, sentendosi finalmente al sicuro, si fermò e con il cuore che ancora batteva veloce per la fatica e lo spavento, pensò “Stavo lì ad ammirare le mie belle corna che invece mi hanno tradito, mentre le mie zampe che consideravo fragili e delicate e che tanto disprezzavo, mi hanno salvato la vita!”.

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