31Dic
2010
Un animale nella luna

Un animale nella luna

Fiaba di: Redazione

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La fiaba

Di qui viene un filosofo e proclama
che l’uom de’ Sensi suoi fatto è zimbello,
di là ne viene un altro e per sé giura
che buon giudice è il Senso. Ebben, io dico
che sta nel ver Filosofia che prova
e l’una cosa e l’altra, ove s’intenda
con discrezion. Se gli uomini nel Senso
ciecamente s’affidano, è comun
fonte d’errori; ma rimosso il velo,
che al Senso fa la lontananza e l’aria
in cui nuotan le cose, e i cento screzi
che la macchina umana e gli apparati
soffron nel tempo, ancor il Senso estimo
che sia netto e fedel specchio del vero.
Saggia fu la natura il dì che queste
cose ordinò nel mondo e un giorno io spero
manifestarne l’intime ragioni.

Quel Sol che vedi di quaggiù, non largo
più di tre spanne, ove potessi in alto,
nella sua sede giudicarlo, immenso,
sterminato diresti occhio del mondo.
Il mio pensier lo immagina, se il giro
colla man ne misuro e lo distendo
per l’infinita via che lo divide
dall’umil Terra. Il contadin lo crede
schiacciato scudo, ma il pensier del saggio
l’arrotonda, lo ferma in mezzo al Cielo
e in giro a lui fa camminar la Terra.
Tutti i miei Sensi io nego e so ritrarne
contro la stessa illusïon de’ Sensi
il ver che v’è nascosto, anche se l’occhio
vede color diverso, anche se il suono
tardi arriva all’orecchio che l’accoglie.
È il mio pensier, è la ragion maestra,
che drizza del baston l’angol riflesso
nell’onda chiara, e da ragion guidati,
non sgarrano gli sguardi, e più non sogni
capo di donna della Luna in grembo:
(favola assurda!) male macchie e i nèi
che Cinzia ne’ sereni pleniluni
mostra, tu pensi esser montagne, dossi,
che gettan ombre e fan vedere al volgo
uomini spesso e bovi ed elefanti.

In Albïon, or non è molto, un dotto
astronomo, puntando il telescopio,
ben credette veder non so qual mostro
nel bel disco lunar. Io non vi dico
le meraviglie e il grido della gente.
Parve presagio di sicura guerra,
e qual presagio! Accorre anche il monarca
che suol da re proteggere i sublimi
studi, e col suo regal occhio scoperse
il mostro… Ebben, che vi credete, amici?
Fra due lenti rinchiuso un topolino
era sola cagion di tanta guerra.

O popolo beato, a cui null’altra
cagion turba la pace, e te beato,
o buon popol di Francia, il dì che a questi
studi soltanto sacrerai l’ingegno!
Marte ha di palme seminato i campi
e dietro al gran Luigi è la Vittoria
fedele amante. Temono i nemici,
e noi cerchiamo il bel rumor dell’armi,
onde liete saranno anche le Muse
e superba l’Istoria… Ahi! ma la pace
fia sempre a noi dolente desiderio,
non riposo giammai. Carlo, il sovrano
signor inglese, poiché molto in guerra
di valore brillò, cerca comporre
diuturne contese e coll’olivo
benedire la pace. O date incenso
al benigno sovrano! e v’è missione
di re più degna e di tal re? d’Augusto
non fu l’impresa placida più bella
che le geste di Cesare famose?
O veramente popolo beato,
quando verrà questa diletta pace
a ricondur tra noi dell’arti il regno?

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