19Nov
2015

Streghe belle, streghe brutte

Fiaba di: Lauretta

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La fiaba

Era mattina presto a Colle Perduto e un vento freddo schiaffeggiava due figure che chiacchieravano animatamente sotto la grande quercia grigia.

“Ti dico di sì!” diceva una.

“Ti dico di no, invece!” esclamava l’altra.

“Gelinda, tu sei troppo brutta, caspita, non potrai mai essere anche buona, adesso basta”.

A queste parole Gelinda, la più giovane delle due donne che bisticciavano, sgranò gli occhi poi arricciò il naso e scomparve in un puff puff.

L’altra donna, Clemidia, sbuffò come un treno a vapore, si toccò il lobo dell’orecchio sinistro e sparì pure lei, in un swischhhhh.

Gelinda e Clemidia erano due delle numerose streghe che passavano il fine settimana a Colle Perduto; alloggiavano entrambe alla locanda “Stregolandia”, una bella stamberga a tre piani, tutti sotto terra. Dovete sapere che la presenza di tante streghe a Colle Perduto si rinnovava ogni anno, nel mese di dicembre, quando il Comitato Stregonesco Mondiale si riuniva per lo scambio di idee su un argomento specifico. L’argomento di quell’anno era il seguente: Le streghe devono essere belle o brutte?  Insomma quella volta si sarebbe discusso di bellezza. E anche di bruttezza.

Clemidia e Gelinda venivano entrambe dallo stesso paese, Passosfratto, si conoscevano da molto tempo ed erano sempre andate d’accordo. Questa volta però avevano cominciato a litigare già a cavallo delle scope, mentre viaggiavano per arrivare a Colle Perduto.

Clemidia sosteneva che le streghe belle sono sempre buone, al contrario le streghe brutte sono cattive.

Ma Gelinda, che in verità era parecchio brutta, non voleva essere considerata cattiva, anzi, lei si sentiva molto molto buona. Non salvava sempre gli uccellini caduti dal nido? Non evitava di calpestare le formiche? Come poteva pensare, Clemidia, che lei fosse cattiva?

“Gelinda cara” insisteva la più vecchia, “Hai presente, vero, Grimilde, la strega di Biancaneve?”

“Certo! La conosco benissimo!!”

“E allora sai bene che Grimilde è bruttissima e cattivissima! Lo so che tu non sei cattiva, ma devi diventarlo. Purtroppo sei bruttina e perciò devi essere cattiva!”

Clemidia, dal canto suo, era soddisfatta di essere bella; il potere della bellezza le permetteva di fare molte cose.

Certo, ci restava male quando qualche bambino si spaventava vedendo l’amica Gelinda. Ma tutto sommato era meglio così, i mocciosi non dovevano entrare in confidenza con le streghe: era risaputo che i bambini tra le gambe non ti facevano combinare un bel nulla, davano tanto da fare… certo, erano carini, ma una strega che si rispetti non può perdere tempo, via.

La notte del venerdì, il portone della grande Sala delle Magie, all’interno del Palazzo dei Congressi Magici, fu finalmente aperto e tutte le streghe arrivate per l’evento si sistemarono sulle comode poltrone nere a forma di pipistrello.

Ad aprire il convegno furono Mago Tremorti e Strega Belloccia, i più vecchi tra tutti i partecipanti.

“Streghe carissime, benvenute a questo consueto appuntamento annuale. Vedo che anche questa volta siete molto numerose e siamo contenti di aprire subito il dibattito” disse Mago Tremorti. Poi prese la parola Strega Belloccia, che aveva perlomeno trecento anni ma era di una bellezza esagerata.

Gelinda ascoltava con interesse, ma si sentiva inquieta perché avrebbe voluto avere subito la risposta ai suoi dubbi e così, in un attimo di insensatezza, alzò la mano e gridò: “Posso fare una domanda?”

Tutto il pubblico streghesco socchiuse la bocca per emettere un oooohhhhhh di sorpresa e anche di stizza: mai e poi mai nei secoli era accaduta una cosa simile. Disturbare l’intervento della strega Belloccia era stata davvero una grande impertinenza. Gli occhi di tutte le streghe – almeno un migliaio – si erano fissati sulla povera avventata Gelinda, che ora non sapeva cosa fare.

Clemidia la picchiò su un braccio con il suo ventaglio (le streghe hanno sempre caldo e si sventolano spesso).

“Ma che ti salta in mente? Vuoi farti cacciare? Ah, credi a me tu non sei cattiva, macché, tu sei matta, una strega matta!” e per farglielo capire meglio si batté l’indice su una tempia.

“Chi mi ha interrotto?” tuonò Strega Belloccia furibonda. La sala ammutolì.

Alla povera Gelinda non restò altro che smaterializzarsi e scomparire per ricomparire sul palco, accanto a Belloccia.

“Mi dispiace tanto, Strega Belloccia, chiedo scusa, il fatto è che io volevo sapere…”

E così Gelinda raccontò il suo dilemma, insistendo sul fatto che lei si sentiva buona, nonostante fosse brutta. E che mai e poi mai sarebbe diventata cattiva. Clemidia intanto si era presa la testa tra le mani, convinta che per la sua cara Gelinda non ci fosse più speranza.

Ma Belloccia invece stava ascoltando con un certo interesse il fiume di parole di Gelinda.

“Quindi tu sostieni di essere buona…” le disse interrompendola.

Gelinda alzò il mento e seria seria disse: “Faccio sempre buone azioni: proprio stamattina ho aiutato una bambina ad andare a scuola, aveva perso lo scuolabus e non sarebbe mai arrivata in tempo. E poi ho riempito la borsa della spesa di un povero vecchietto. Certo si sono spaventati un po’ quando mi sono avvicinata…ma poi sono stati contenti”

La sala intanto era in fermento, c’erano streghe che bisbigliavano “ma quanto è brava Gelinda…”, altre che sussurravano “ma che razza di strega è una così umana? Se voleva fare solo buone azioni, poteva fare la fata!…

Belloccia chiese il silenzio e le streghe, belle o brutte, ammutolirono tutte.

“Care streghe e cara Gelinda, quello che ho sentito fino ad ora è interessante. Io sono molto bella, come potete vedere. Anzi, credo di essere la più bella tra tutte…credete che io sia buona, dunque?”

Un coro di voci si levò dalla sala: “Sììììììììììììììììììììì!!!”

Il Mago Tremorti, che sembrava dormire, ma in realtà stava riflettendo sulla questione, disse: “Ma Belloccia, tu sei la strega più perfida del mondo! Ti conosco da più di duecento anni e non ti ho mai visto fare del bene!”

Mille bocche aperte emisero all’unisono un sonoro oooohhhhh… incredule.

Clemidia si ringalluzzì: forse allora c’era speranza per la sua amica Gelinda. Se la grande Belloccia era una strega bella ma cattiva, allora Gelinda poteva essere brutta e buona.

Fu in quel momento che le luci si abbassarono e la grande sala sprofondò nell’oscurità. Un vento capriccioso prese a volare tra le poltrone, portando via i cappelli alle streghe e scompigliando tutte le loro eccentriche pettinature. Poi scese il gelo.

“Ma che accidenti sta succedendo?” chiese Clemidia alla sua vicina, allacciandosi i bottoni del suo cappotto. Sul palco tornò un filo di luce e al fianco di Belloccia, Gelinda e Tremorti comparve una cosa brutta, ma di un brutto così brutto che non si può raccontare.

“Accipicchia!” pensò Clemidia, “Questa non è una semplice strega brutta, questa mette paura!”

La cosa bruttissima parlò: “Ho ascoltato quello che dicevate a proposito di cattiveria e di bontà. Voi direste che io sono brutta?” Nessuno osava rispondere, la platea era troppo intimorita.

Ma Gelinda, non si sa come, trovò il coraggio e disse timidamente: “Oh sì, lei signora è davvero brutta. E’… anche cattiva?”

“AAARGHHH, AAARGHHH, AAARGHHH!!!!” la risata di quella figura mostruosa, gelò il sangue nelle vene di tutti. Aveva una voce potentissima e spaventosa. Gelinda si fece piccola piccola, si trasformò in un topolino e scappò in fretta dal palco, raggiungendo la sua amica Clemidia e saltandole addosso.

Clemidia sussultò, la prese per la codina e la sistemò sulla poltrona accanto. “Lo sai che i topi mi fanno paura, accidenti!”

La strega orrenda parlò: “No, non sono affatto cattiva. Sono venuta proprio a dirvi questo. Non è affatto vero che chi è bella sia buona e chi è brutta sia cattiva. Io sono mostruosa eppure sono una strega buonissima”.

Gelinda, ancora sotto le sembianze di un topo, saltò di nuovo in braccio a Clemidia, per vedere meglio. Clemidia allora, con un veloce incantesimo, la trasformò in una lucertolina e se la infilò in tasca. “Scusa, ma preferisco gli animali a sangue freddo. Resta qui nella mia tasca, così non ti metti ancora nei guai!”

Tremorti, più morto che vivo, ansimando ancora per lo spavento, fece qualche colpo di tosse e poi disse: “Ma tu… tu sei Sbilenca!” rivolgendosi alla cosa bruttissima.

“Bene… mi hai riconosciuto, dunque, caro Storto Tremorti…del resto una come me non si dimentica facilmente.”

Gelinda sporse la testolina da lucertola fuori della tasca di Clemidia e siccome non riusciva a distinguere bene le figure sul palco, tossì e si trasformò in un gatto, convinta di vederci meglio.

A Clemidia venne quasi un colpo e cercò di togliersela di dosso: “Oh Gelinda! E adesso basta, sono allergica al pelo di gatto!” Ed iniziò a starnutire così forte che Sbilenca e Tremorti si volsero a fissarla. In realtà tutte le streghe la stavano fissando e Clemidia si sentì in dovere di scusarsi. Dopo l’ultimo potente starnuto, si soffiò il naso così forte da far drizzare tutto il pelo al gatto-Gelinda.

“Un po’ di silenzio” gridò Belloccia, infuriata come un drago inferocito, a giudicare dal fumo che le usciva dal naso avvicinandosi minacciosa all’orrenda Sbilenca.

Sbilenca stava per iniziare a parlare quando un gatto (cioè il gatto-Gelinda) comparve sul palco e mormorò: “Ehmm…Strega Sbilenca, io…io mi ricordo di te”

“Cosa!? Come!?” Sbilenca arretrò di qualche passo e poi impugnò la sua bacchetta magica, rivolgendola contro Gelinda.

Storto Tremorti e Belloccia gridarono insieme: “Nooo!!!” e scoppiò un guazzabuglio: chi gridava,

chi scappava e chi correva. In un battibaleno arrivò sul palco anche Clemidia, che si parò coraggiosamente davanti alla sua amichetta.

“E no! Nessuno farà del male alla mia Gelinda! Sì, è un po’ sciocca, lo ammetto, ma è pur sempre una strega mia amica!”

“Non volevo ferirla, accidenti!” tuonò Sbilenca. “Volevo riportarla alla sua dimensione di strega: sono allergica al pelo dei gatti!”

Gelinda riprese coraggio e con parole e qualche miagolio disse: “Da piccola mia zia Pocosavia mi faceva addormentare raccontandomi le buone imprese della megera Sbilenca. E io me la ricordo quella strega, eri tu ed eri la più affascinante e tenera dell’universo: eri bellissima!”

Tutte le streghe erano ammutolite. “Ma allora tu eri bella!?” chiese Belloccia a Sbilenca.

“Io sono ancora bella.” rispose quella, trasformandosi all’istante in una splendida donna.

Clemidia si grattò la testa: “Io non ci capisco più niente. Qualcuno vuole spiegarmi che cosa sta succedendo? Sei bella o sei brutta? Sei cattiva o no?” Sbilenca chiese il silenzio e parlò.

“Bella o brutta? Ma che sciocchezza… non ha importanza l’aspetto. Siccome da giovane ero veramente molto bella, tutte le streghe più grandi sostenevano che dovessi per forza essere buona. E io infatti ero buonissima, ma non potevo pensare che se fossi stata brutta sarei stata cattiva! Così ho voluto fare una prova e un giorno mi allontanai da Buiopesto e mi trasformai nella più orrenda delle creature, per vedere se ero ancora una persona-strega buona. E sapete cosa ho scoperto? Che non importa come si appare, ma come si è, dentro. Quello che conta è come ci si comporta. Ero buona da bella, sono buona da brutta”.

Quindi si toccò il naso, poi girò la testa tre volte da una parte all’altra, infine starnutì e in un lampo si trasformò in una creatura orrenda e poi di nuovo in una bellissima, dallo sguardo mite e sereno. Anche la sua voce si tramutò, diventando soave e musicale.

“La cosa giusta, mie care” riprese allora, “è fare la cosa giusta”

Mentre intorno a lei si era fatto un silenzio di tomba, Sbilenca sospirò e continuò: “Oggi volevo solo darvi una lezione: non giudicate le persone dall’aspetto. Riconoscerete il bene e il male dalle azioni che compiono. Il bello e il brutto non esistono, non valgono, non hanno importanza.”

Gelinda non stava in sé dalla gioia: “Allora posso essere una strega buona!” e cominciò a saltellare intorno a Clemidia, che cercava di fermarla a colpi di bacchetta magica sulla testa.

Streghe belle, streghe brutte,
streghe matte, streghe tutte!

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