Mirtilla, una bella farfalla bianca, volava su e giù per i giardini, fino a quando si posò sui fiori e sulle rose rosse. L’intensità del profumo la rese stordita. Riprese il volo come fosse impazzita e il vento che d’improvviso soffiò la fece sobbalzare, fino a mandarla nella fattoria di Tino. Era talmente frastornata che cadde dentro una grande botte di legno piena di vino rosso.
«Splash… Splash!»
Dopo qualche minuto, riuscì a saltare fuori, ma faticò a riprendere il volo. Le sue ali bianche erano rosse e il viso era paonazzo per aver bevuto una quantità di vino. Si fermò sul bordo della botte.
«Sono Mirtilla, la farfalla brilla. La la la», si mise a cantare dopo essersi ripresa, volando verso un ramo di un grosso ulivo.
A osservarla con occhi divertiti c’erano una mucca, un cane, l’ape regina, un’oca e un pavone. In coro le dissero:
«Mirtilla, oggi combinaguai!»
«Pensate a voi, che non fate nulla tutto il giorno», rispose seccata la farfalla.
«Ah ah ah!», risero tutti insieme.
«Io tutti i giorni produco il latte», rispose la mucca.
«Io faccio la guardia di notte e di giorno», disse il cane.
«Sono un’ape regina e sono corteggiata da tutti per il mio miele.»
«Io, da oca, faccio compagnia.»
«Sono un pavone e rallegro la fattoria quando apro il mio piumaggio a ventaglio.»
«Come vedi, ognuno di noi lavora», risposero all’unisono gli animali.
Ma lei, vanitosa, non diede retta ai suoi amici, che la stavano prendendo in giro. Volò via, lasciando la pettegola fattoria di Tino.
