In una piccola casa di campagna viveva un uomo molto povero che aveva una moglie e tre figli maschi: Gino, Luca e Leon, ai quali voleva molto bene.
Un giorno l'uomo disse ai figli: «Andate in giro per il mondo e mettetevi subito alla prova. Voglio testare le vostre virtù.»
Nel frattempo Gino, il primogenito, aveva sentito dire dalla gente del paese che il re del Castello Fatato avrebbe dato in sposa la sua unica figlia a colui che fosse riuscito, per tre giorni consecutivi, a portare al pascolo le sue caprette senza perderne nemmeno una.
Gino decise di mettersi alla prova e si recò alla corte con indosso una tuta blu e una borsa di cuoio. Era una bella giornata di sole: gli uccellini volavano alti nel cielo e lungo la strada si sentiva il dolce profumo dei fiori freschi che si diffondeva per tutto il sentiero.
Mentre camminava, incontrò un vecchietto tutto curvo e pieno di acciacchi che chiedeva l'elemosina.
«Non ho tempo di fermarmi con te!» rispose sgarbatamente Gino, e se ne andò senza voltarsi indietro.
Giunto alla reggia, si presentò al cospetto del re e chiese umilmente il permesso di portare al pascolo le sue caprette.
«Benissimo!» gli rispose Sua Maestà.
La mattina seguente Gino portò al pascolo le caprette del re. All'inizio gli stavano vicino, docili ai suoi richiami; ma verso sera cominciarono a correre di qua e di là e, quando fu l'ora di tornare a casa, erano tutte scomparse nel fitto del bosco.
Gino, disperato, non sapeva cosa fare. Invano cercò di raggiungerle, ma non riuscì a prenderne nemmeno una e tornò triste e mortificato alla reggia.
Dopo qualche tempo Luca, il secondogenito, partì da casa per tentare la prova e promise a sé stesso di riuscire dove il fratello maggiore aveva fallito.
Durante il lungo tragitto incontrò il vecchietto, che gli chiese l'elemosina, ma lui, con aria indifferente, rifiutò.
Il re gli affidò le sue piccole caprette, che nel frattempo erano tornate dal bosco. Ma quando Luca le portò al pascolo, gli fuggirono via tutte e la sera dovette far ritorno alla reggia senza che neppure una lo seguisse.
Anche Leon, il terzogenito, decise di tentare questa avventura. Partì da casa pieno di speranza e si diresse verso la reggia.
Per strada incontrò il solito vecchietto che, con le mani alzate, disse: «Abbi pietà di me! Dammi un soldino, ho tanta fame.»
«Ma certo, nonno. Scusatemi soltanto se quello che vi do è poco, ma sono povero anch'io», rispose Leon, versando nelle mani del vecchietto tutto quello che possedeva.
«Grazie, Leon», gli disse il dolcissimo vecchietto. «Voglio mostrarti la mia riconoscenza. Prendi questo fischietto azzurro e, quando le caprette del re scompariranno nella folta foresta, portalo alle labbra e soffiaci dentro con tutta la forza che hai.»
Dopo queste parole il vecchietto sparì come per incanto e Leon, sbalordito, si recò alla reggia con il fischietto azzurro in mano.
La mattina dopo portò le caprette al pascolo. Quando si avvicinarono al bosco, le piccole bestiole cominciarono a sparpagliarsi e a scomparire tra la vegetazione.
Verso il tramonto Leon prese il fischietto e vi soffiò. Improvvisamente tutte le caprette tornarono da lui, una a una, e lo seguirono docili fino alla reggia.
La stessa cosa si ripeté per tre giorni consecutivi.
Fu così che Leon sposò Syria, la bellissima figlia del re, e visse con lei felice per molti e molti anni.
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