18Mag
2011
La signora del tempo (10) / Oboe

La signora del tempo (10) / Oboe

Fiaba di: marzia.o

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La fiaba

Qui tutte le puntate.

Luce uscì dalla macchina del tempo, e si ritrovò di nuovo all’interno della grotta sotto la sua casa. La ragazza sapeva d’aver viaggiato ma comprendeva anche di non essere stata in nessun luogo, l’unica certezza era che ora conosceva più cose sui signori del epoche e sulla macchina del tempo. Stava ancora riflettendo sull’argomento quando la voce della nipotina rotta dal pianto che chiamava:

«Zia ho avuto tanta paura, perché sei partita da sola?».

«È stata la macchina del tempo, voleva raccontarmi la sua storia».

«Me la racconti zia».

«Più tardi tesoro».

«A me la racconti subito invece». Luce deglutì si alzò e guardò il fratello maggiore, Linda spiegò che quando aveva visto la macchina del tempo partire ed era tornata nello studio, ma quando era entrata, il suo papà era nella stanza. Luce non si arrabbiò con la nipotina, e spiego ogni cosa al fratello, all’inizio lui non ci crede, allora lei gli fece auscultare il petto, pallido Ronald sussurrò: «Ti ho perso per sempre sorellina».

«No, certo non sarà facile in un futuro relativamente lontano dirsi addio, ma per il momento io non vado da nessuna parte. Si viaggerò sulla linea temporale del tempo, ma alla fine tornerò sempre qui».

«D’accordo viaggi nel tempo, ma con cosa lo fai, non vorrai farmi credere che usi una cabina telefonica per farlo».

«Sì, esattamente, può anche cambiare forma, vuoi venire a vederla».

«Staremo un po’ stretti, non pensi sorellina». Luce si limitò a sorridere, Linda invece lo afferrò per mano e lo portò nella grotta, Luce aprì la porta, Ronald entrò e uscì un paio di volte prima di accettare la realtà, l’interno era molto più grande dell’esterno. Linda gli mostrò le stanze e i corridoi e i ripostigli, quando ebbero finito il giro, Ronald le domandò: «Davvero può volare?».

«Sì, e sto per partire voi venire con me?».

«Ma, e Linda?».

«O ma io sono già pronta», disse ridendo la bambina.

«E tu non hai paura mia piccola?».

«No, ce la zia, e poi lo abbiamo già fatto».

Ronald si morse il labro poi disse:

«Ok mostrami il tuo mondo».

Luce non aspettava altro, piegò una leva e il Tardis partì, il viaggio durò poco tempo quando la macchina delle epoche si fermò Luce, Ronald e Linda, uscirono. La stanza era buia, Ronald domandò, dove fossero Luce dichiarò che erano a nuova York nell’anno quattro mila dopo Cristo. Ronald perplesso chiese:

«Ma abbiamo viaggiato pochi minuti, non capisco».

«Il tempo e lo spazio con la M. T. sono relativi, è complicato».

«Hai scelto tu di venire qua, o la macchina del tempo?».

«Sono stata io, qualcuno ha richiesto la mia presenza».

«Ma quando e chi ?».

«Mentre esploravi il Tardis con Linda, mi è arrivato un messaggio, chi? Bo’ adesso lo scopriamo».

Luce mentre rispondeva al fratello si stava guardando attorno, ma nella stanza apparentemente c’erano solo loro tre. Ma un’ombra apparve nel chiarore lunare, era un’enorme scatola quadrata e al suo interno sembrava fluitare una sagoma. Sul primo momento Luce e i suoi non riuscirono a capire cosa fosse, ma quando gli furono vicino fu chiaro, un’enorme facciona sbucò dalla penombra. Linda sorrise e disse:

«Ma tu sei solo un faccione».

«Linda, non offendere», la rimproverò il padre.

«No, ti prego non sgridarla, in fondo ha ragione».

«Come ti chiami?», domando Linda alla creatura.

«Oboe, e il tu piccola come ti chiami?».

« Linda, sto viaggiando con il mio papà e con mia zia, e tu con chi sei».

«Sono solo piccola, non c’è più nessuno come me».

«Non c’è più nessuno, ma allora sarai triste, e poi, come mai sei rimasto da solo?».

«C’è stata una grande guerra, il mio popolo n’è stato coinvolto, i signori del tempo chiesero il nostro aiuto, la guerra fu vinta, ma fu una vera catastrofe per tutti i popoli coinvolti. Io ho cominciato a viaggiare, nella speranza di incontrare qualcuno del mio popolo ma è stata una ricerca inutile». Luce era rimasta in silenzio ma Oboe sentì il pensiero, la ragazza stava pensando, così le disse: «Non dispiacerti o signora del tempo, noi sapevamo il rischio che correvamo. I signori del tempo ci spiegarono i rischi correvamo e noi li accettammo. Mostrati signora del tempo».

«Quindi eravate dalla parte dei signori del tempo che volevano mantenere l’equilibrio dell’universo?».

«Sì, vennero i due signori più potenti di chi voleva mantenere l’equilibrio, i loro nomi erano Yaris e Ronald. Il primo, ora si fa chiamare il dottore, l’altro non so che fine abbia fatto».

«Ronald era mio nonno».

«Raccontami com’è possibile e parlami di come sei diventata una signora del tempo».

«È troppo lungo da spiegare a voce, posso spiegartelo telepaticamente se me lo permetti».

«Sì, credo che sia la cosa migliore».

Luce appoggiò la sua mano sul vetro della grande scatola, chiuse gli occhi. Il collegamento telepatico durò pochi minuti, ma da entrambe le parti fluirono informazioni, ma alla fine le reazioni furono completamente diverse. Oboe stava ridendo, mentre Luce stringeva i pugni. Linda curiosa domando a Oboe:

«Perché ridi? Cosa c’è di tanto buffo?».

«Stavo pensando al dottore, quando incontrerà tua zia, gli vorrà una grande forza d’animo per controllare le sue emozioni, e poi non gli servirà perché in lui ci sarà una vera tempesta, in molti sensi, ha, ha, ha», continuò a ridere.

In realtà la tempesta stava per abbattersi su nuova York, Luce chiamò il fratello, il tono non metteva repliche. Ronald seguì la sorella, attraversarono un lungo corridoio poi arrivarono a un ascensore, entrarono e la ragazza con durezza disse:

«Decimo piano».

«Luce dove stiamo andando?».

«A fare un paio di domande a chi comanda».

«Ma forse ci vuole un appuntamento», le fece notare Ronald.

«Io non ho bisogno d’appuntamenti, io sono una signora del tempo».

Il tono in cui lo disse fece capire a Ronald che la sorella era infuriata, si domando cosa avesse suscitato tanta rabbia dentro di lei. L’ascensore si fermò e le porte si aprirono su un corridoio corto: di fronte all’ascensore c’era una porta di legno, e davanti a essa cerano due uomini. Luce con passo deciso si avviò verso la porta, fece un respiro profondo estrasse il porta documenti e con una sfacciataggine del più grande imbroglione, lo mostrò ai due uomini, dicendo:

«Mi chiamo Luminos, e sono l’ispettore in capo della selezione bambini, questo è il mio assistente, sono attesa».

I due uomini aprirono la porta per farli passare e la richiusero subito alle loro spalle, Luce si girò di scatto e puntò il cacciavite sonico contro la serratura poi rivolgendosi ai presenti disse:

«Bene signori ora mi darete delle spiegazioni».

«Chi siete? Come avete eluso le guardie?».

«Sono io che faccio domande non voi. Un anno fa il dottore è stato qui, ha fatto nascere una nuova specie di uomini, ma con la speranza: che la razza umana già esistente si occupasse di quella nuova, che la istruisse, che la portasse a un livello di conoscenza tale che permettesse di vivere decorosamente, e voi che fate, uccidete i loro figli. Ve lo chiedo con molta calma, perché lo fate?».

Ronald stava guardando la sorella, ora sapeva perché era arrabbiata, guardò gli uomini seduti al tavolo e domandò.

«È vero uccidete dei bambini?».

«Siamo costretti», disse uno degli uomini seduti al tavolo.

«Che cosa intendi dire?», chiese Luce.

«Come hai detto tu, il dottore aiutò a far nascere una nuova specie di uomini, noi, infatti, volevamo istruirli, proprio come aveva chiesto lui», Luce annuì gli fece cenno di continuare. « Ma sei mesi fa, sul pianeta è precipitata un’astronave. Quando abbiamo portato i soccorsi, non trovammo nessuno a bordo, abbiamo pensato che fossero tutti morti e bruciati nell’impatto. Dopo un mese le energie delle città cominciarono mancare, abbiamo scoperto che a controllare le centrali elettriche erano i membri dell’equipaggio dell’astronave caduta. Hanno chiamato il capo città e ci hanno detto che se volevamo la corrente e soprattutto di continuare a sopravvivere, dovevamo consegnare i bambini, descrivendo le qualità dei piccoli, doti che hanno i bimbi della nuova specie e anche dei cuccioli della razza felina».

«E queste qualità, in cosa consistono?», domandò Ronald.

«Alcuni di loro non conoscono la paura».

«Non vi credo. La verità è un’altra, i bambini della nuova specie hanno una mente aperta e con molta probabilità imparano più in fretta, e per questo anche intelligenza superiore, per quanto riguarda la razza felina, è causa della loro capacità di guarire dalle ferite più velocemente, poiché si narra che hanno sette vite. Naturalmente per voi è anche più semplice poiché non sacrificate una parte dei vostri figli. Ditemi sbaglio forse?», concluse Luce.

«No, non sbagli», rispose l’uomo che sembrava essere il capo di quel trio.

«Dov’è caduta l’astronave?», domandò Luce.

«In un campo, a duecento metri da qui, posso mostrartela se vuoi.

Luce annuì, l’uomo la condusse nell’atra stanza, vi erano diversi monitor. L’uomo accompagno Luce davanti a uno di essi e lo accese, apparve un campo di fiori, su un lato c’era una macchia nera. Luce trovò il comando di controllo della telecamera che inquadrava l’astronave. L’astronave era rotonda di un diametro circa sette metri, alta circa un metro, luce non ci pensò due volte, portò la mano sul ciondolo collegato alla macchina del tempo, e pochi istanti dopo era accanto all’astronave aliena. Luce per sicurezza attivò lo scudo protettivo, e cominciò a esaminare l’astronave con il cacciavite sonico, rivelo alcune presenze collegate a dei macchinari, sarebbero volute entrare ma sapeva che per lei era un luogo troppo piccolo, perciò tornò nella stanza dove lo aspettava il fratello. Il quale le domandò:

«Come ci sei riuscita?».

«È una M. T. piccola, prima di liberare la macchina del tempo viaggiavo con questa», in quel momento la chiave che aveva in tasca cominciò ad agitarsi. Luce cambiò espressione, qualcuno stava cercando di entrare nel Tardis. La ragazza mise un braccio attorno alla vita del fratello e attivò il medaglione, pochi istanti dopo era dentro la sala, dove aveva lasciato Oboe e Linda, ma della bambina non vi era traccia. Oboe intuendo la loro preoccupazione disse a Luce, telepaticamente, che quando aveva sentito il pericolo aveva mandato Linda dentro il Tardis, perché egli ricordava che una volta chiuse le porte della macchina del tempo, solo chi ne possedeva le chiavi, poteva entrare. Linda era riuscita entrare perché quando erano arrivati, avevano lasciato le porte aperte, Oboe aveva raccomandato alla bambina di chiudere le porte molto bene. Luce lo ringraziò.

Qui tutte le puntate.

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