08Gen
2015
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Il bambino che amava il Natale

Fiaba di: Lau Ferrari

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La fiaba

Inverno 1898.

Mancavano pochi giorni al Natale a Francoforte.

Le luci colorate degli addobbi facevano da cornice ai negozi lungo le vie del centro di quell’incantevole città.

I profumi di cioccolate calde e biscotti natalizi appena sfornati provenivano dalle graziose pasticcerie.

La gente camminava per le strade, avvolte da lunghi cappotti e sciarpe di lana per coprirsi dalla temperatura gelida, godendosi quella magica atmosfera.

Queste erano le emozioni e le sensazioni che percepiva il piccolo Werner guardando il quadro nella sua cameretta, davanti al quale era solito sognare.

La realtà era ben diversa.

“Werner” urlò la mamma dal piano di sotto, distogliendolo.

“Vai subito a prendere la legna dagli Strauss, ormai ci stiamo congelando”.

La sua famiglia era molto povera, suo padre infatti, lavorava pochi isolati da casa in una bottega di un fornaio e si svegliava tutte le notti prima del sorgere del sole con temperature rigidissime per portare a casa qualche marco, la madre, invece, doveva badare alla sua numerosa famiglia, dato Werner aveva altri cinque fratellini.

Una cosa era certa; la sua famiglia per quanto povera era molto unita, infatti, regnava l’amore nella loro casa.

Al piccolo Werner piaceva molto camminare per le vie del paese, così per raggiungere la casa degli Strauss decise di precorrere la strada più lunga.

La gente usciva dagli sfavillanti negozi ricchi di articoli di ogni genere, proprio come nel suo quadro.

Quel pomeriggio vide un bambino di circa la sua età seduto sul ciglio del marciapiede che disegnava.

Incuriosito, gli si avvicinò.

“Sei molto bravo”disse Werner rivolto al ragazzino indicando il paesaggio che stava ritraendo con le sue matite colorate.

“Come ti chiami” domandò ottenendo solo come risposta una parola che il bambino riuscì a balbettare.

“ Theodor” rispose a fatica.

Werner capì subito che il bambino aveva dei problemi ad esprimersi.

“E’ la prima volta che ti vedo da queste parti” disse.

Theodor gli rispose con difficoltà che era solito dipingere a casa, ma divenendo suo padre sempre più povero ed ammalato, decise di disegnare per le strade di Francoforte cercando di guadagnare qualche soldo, facendo quello che gli era di più caro.

Le persone camminavano davanti a Theodor indifferenti e frenetici con i loro acquisti sottobraccio.

 Werner era toccato da questo racconto che mise le mani nelle tasche del suo cappotto, e depose gli unici due marchi che possedeva nel berretto capovolto per terra, ancora vuoto.

“Spero di vederti presto”disse rivolto a Theodor che lo aveva ringraziato di cuore di quel caritatevole gesto, mentre s’incamminava verso casa.

Da quel pomeriggio Werner non rivide più il piccolo Theodor e pensa che forse gli fosse successo qualcosa, così preoccupato chiese informazioni ai vicini bottegai dove l’aveva visto disegnare, ma tutte le risposte erano negative.

Nessuno mai aveva visto quel bambino.

Arrivò presto la sera della vigilia di Natale, la gente cantava per le vie, i bambini costruivano felici i pupazzi di neve nei giardini delle loro case, si respirava tanta serenità nell’aria in quella notte.

Tutta la famiglia di Werner si riunì con gli Strauss per mangiare tutti insieme le tante prelibatezze che questa famiglia aveva donato loro.

Werner uscì dalla porta di casa per far rientrare i suoi fratellini che stavano giocando con la neve, ma sentiva la nostalgia del suo amico mentre guardava quel cielo stellato reso così limpido dal freddo pungente.

Vide tutto a un tratto una stella, proprio di fronte a lui che brillava più delle altre.

 Si allontanò sempre più dal cancelletto del giardino, per andare lontano dalle luci della casa.

All’improvviso la stella prese la forma del viso del piccolo Theodor, che gli fece un cenno di sorriso al suo fedele e grande amico.

Werner udì la sua voce che lo ringraziava: “ il tuo semplice gesto apparentemente insignificante ma così pieno d’amore ha intenerito i cuori di altri passanti, che a loro volta quel pomeriggio mi hanno donato delle monetine nel mio berretto”.

Felice Werner non aveva più dubbi, Theodor non era un bambino come gli altri, ma un piccolo angelo donato dal cielo.

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