17Giu
2013
geranio-nonna

Il geranio della nonna

Fiaba di: Martina Vecchi

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La fiaba

Quando morì la nonna, Giulio si arrabbiò parecchio. Non l’aveva protetta abbastanza: non l’aveva abbracciata a sufficienza, non l’aveva tenuta per mano, e così lei era scivolata via, silenziosa come una piuma, lasciandolo solo.

E Giulio era proprio tanto arrabbiato, anche con la nonna, che era sparita senza dirgli nulla. Proprio il giorno del suo compleanno, quando gli aveva promesso la torta al cioccolato. La mamma di Giulio gli aveva detto che la nonna non lo aveva fatto apposta, ma il suo cuore aveva deciso di giocarle un brutto tiro.

Fu quel giorno che Giulio decise che il cuore non serviva a nulla, che quando avrebbe dovuto funzionare non funzionava, o funzionava in modo sbagliato. Si convinse che il cuore della nonna non aveva funzionato perché lei gli voleva troppo bene, ed era colpa di Giulio se era successo quel che era successo.

Fu quel giorno che Giulio decise che il suo cuore non l’avrebbe usato più. La mamma cercò in tutti i modi di convincerlo che non era colpa di nessuno, e nemmeno dal cuore, i sentimenti non c’entravano nulla. Ma servì solo a peggiorare la situazione, perché Giulio si chiuse in camera sua senza voler parlare con nessuno.

Non voleva mangiare, non voleva giocare, non voleva andare a scuola, non voleva più usare il cuore.

«Non vuoi la cotoletta?»

«Non ho fame» rispondeva Giulio.

«Non vuoi nemmeno le patatine?»

«Non mi vanno»

«Neanche le fragole con la panna? Dài, sono le tue preferite!»

«Non mi piacciono più»

La mamma era molto preoccupata per Giulio. La mattina, per portarlo a scuola, bisognava trascinarlo, ed erano pianti disperati. Le maestre furono molto comprensive e affettuose, lo lasciavano in pace, non lo sgridavano, cercavano di non infastidirlo. Ma così non andava mica tanto bene.

Giulio era molto affezionato alla nonna, una nonna buffa e divertente, che inventava ogni giorno un gioco nuovo. Con lei, Giulio aveva girato il mondo: dal Perù alla Cina, dal polo Nord alla savana, bastavano un frullo di mappamondo e tanta fantasia. E che divertimento, le cacce al tesoro in giardino! Anche la matematica diventava facile, con la nonna che preparava enormi torte da dividere assieme in frazioni.

Adesso che però la nonna era mancata, Giulio non voleva fare niente perché non si divertiva più. Era sempre triste e imbronciato, e anche i suoi amichetti, che all’inizio lo chiamavano spesso e lo riempivano di disegni, cominciarono a giocare a calcio per i fatti loro, perché Giulio non era più bravo come una volta.

Fu una sera che al papà venne l’idea. La nonna aveva il pollice verde. Il suo giardino era un bosco incantato, e quindi perché non comprare una piantina assieme a Giulio, e metterla nella sua stanza, innaffiarla e vederla crescere?

Non fu facile, all’inizio, convincere Giulio a uscire, ma le parole persuasive della mamma ebbero la meglio. C’era l’imbarazzo della scelta, la nonna amava così tanto fiori e piante!

Quando però Giulio esclamò «Quella!» indicando un geranio, la mamma trovò che fosse proprio una piantina per la nonna.

Inutile dire che la pianta di geranio fu battezzata Lina, come la nonna.

Per un pochino, Giulio continuò a non voler fare niente. Poi la mamma lo sorprese a guardare la pianta, assorto e concentrato, e a innaffiarla di nascosto.

«Hai dato tu l’acqua alla piantina, Giulio?»

«Io? No no»

«Allora è cresciuta da sola?»

«Sì sì»

Faticando a soffocare le risate, la mamma capì che Giulio aveva deciso di far funzionare il cuore di nuovo, perché era un bambino, e i bambini danno sempre una seconda possibilità.

Il geranio cresceva e fioriva, e poco importava a Giulio se gli amichetti lo avevano allontanato: sarebbero tornati, piano piano, così come era tornata la nonna, in punta di piedi, per restare con lui in un vaso di gerani.

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