15Lug
2012
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L’ascia d’oro e l’ascia d’argento

Fiaba di: Anthony Neuenschwander

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La fiaba

Alla corte di un Re di un paese straniero girava una storia che tutti volevano udire una seconda volta, tutti già la conoscevano.

Un giorno un menestrello di corte passò le mura della città sistemandosi nella piazza principale dove cominciò il proprio racconto:

Un povero taglialegna lavorava duramente per mantenere la sua famiglia. Ogni giorno andava nella foresta a tagliare i rami di alberi immensi, che poi riduceva in pezzi da vendere al mercato.

Un giorno, mentre lavorava vicino al fiume, l’ascia gli scivolò dalle mani e cadde in acqua. Per quanto la cercasse, passando le mani nella corrente rapida e nelle acque tumultuose, non riuscì più a ritrovarla.

Disperato, si mise a piangere, perché  senza l’ascia non poteva più lavorare e la sua famiglia avrebbe sofferto la fame.

Lo spirito del fiume sentì i singhiozzi di quel pover’uomo ed ebbe pietà di lui. Emerse dall’acqua, con la barba bianca di schiuma, e disse: – Non disperare, taglialegna. Ti riporterò la tua ascia.

In men che non si dica l’ascia sbucò dal nulla. Uscendo fuori dall’acqua come se qualcuno da sotto l’ avesse gettata verso il taglialegna. Il taglialegna con agilità prese al volo l’ascia e con gioia ringraziò lo spirito del fiume.[*]

L’uomo fece ritorno alla capanna dove viveva con la moglie e, ancora incredulo, le raccontò l’accaduto.

La moglie, una donna saggia, ascoltò con attenzione.

Sapeva che lo spirito del fiume veniva visto di rado e  una volta osservato qualcosa spesso cambiava nella vita di colui a cui appariva.

“ Marito caro, per attirarti maggior fortuna questa notte dormi con tre uova di oca sotto al letto”.

” Lo spirito del fiume vedrà il tuo gesto ed entrerai nelle sue  grazie.”

L’uomo obbedì.

Andò nel pollaio a raccogliere tre uova di oca, le mise con cura in una cesta di vimini che lasciò sotto il proprio letto.

Le emozioni della giornata lo fecero coricare esausto.

Al canto del gallo si destò, come faceva sempre.

Si alzò curioso di osservare sotto il letto.

Quando lo fece con suo enorme stupore vide che la cesta delle uova si era tramutata in un’enorme scure argentata.

L’uomo gridò e rise con tanto vigore che svegliò la piccola famiglia di cervi nei pressi del giardino.

”Bene marito mio caro, hai visto che lo spirito del fiume è stato gentile”?

L’uomo prese l’asino dalla stalla e si recò nel bosco fischiettando, andava a procurarsi altra legna per la casa.

Di ritorno dal lavoro l’uomo entrò in cucina, e trovò la moglie intenta a rimestare l’impasto per il burro dentro la zangola.

” Ora potremmo prendere i nostri due maiali e legarli alla grande quercia che si erge nel mezzo del bosco, lo spirito li vedrà e dimostrerà nuovamente la sua gratitudine”.

Si pronunciò la moglie che interruppe solo per un’instante il proprio lavoro.

L’uomo ancora una volta non dubitò delle sue parole. Così andò al porcile dietro casa, prese gli unici suini in suo possesso, li portò nel cuore del bosco e li legò alla grande quercia.

” Moglie, ma se i lupi dovessero mangiarci i maiali?”

Chiese preoccupato il taglialegna una volta fatto ritorno mentre mangiava una zuppa di legumi calda.

” Lo spirito non vedrebbe il nostro sacrificio e noi resteremmo senza porci.”

” Hai visto anche tu cosa è successo con le uova, vero”?

Disse stizzita la moglie.

” I lupi non faranno del male ai maiali, e lo spirito vorrà ricompensarci, come per le uova.”

L’uomo si distese sul duro letto di abete addormentandosi.

Sognò reami, carrozze di perla, vestiti eleganti, lauti banchetti, menestrelli e feste.

Il canto del gallo lo riportò alla realtà, non fece colazione e corse come un pazzo nella foresta arrivando ai piedi della quercia senza fiato.

Quasi svenne nel vedere che i suoi due maiali nella notte erano divenuti un’ascia ancora più grande della precedente, non di argento, ma di oro massiccio.

L’uomo brandì l’attrezzo e corse nuovamente fino a casa.

” Moglie”!

Urlò dall’uscio di casa.

” Non dovrò più faticare nel bosco, non dovrò più faticare lavorando la terra, non dovrai più ingobbirti sulle zangole”!

Era euforico.

” Lo spirito del fiume ci ha donato due scuri che frutteranno tanti soldi quanti nemmeno puoi immaginare!”

Esclamò.

” Recati domani stesso al mercato”.

Suggerì la moglie sorridendo.

” Vendi le scuri, con gli Scudi del ricavato potremo finalmente vivere una vita meno miserabile”!

L’indomani, prima ancora del sorgere del sole l’uomo prese il suo fedele mulo, mise le scuri nelle bisacche che caricò sull’animale e se ne andò al mercato pieno di gioia.

Tornò all’imbrunire, sistemò l’asino nella stalla ed entrò in casa dirigendosi alla cucina dove la moglie stava cuocendo delle patate con carote per la cena.

Rovesciò il contenuto delle due bisacche sul tavolo.

Ne vennero fuori tanti Scudi quanti nessuno dei due ne aveva mai visti in vita propria.

” Siamo ricchi moglie”!

” Lascia stare le patate, questa sera mangiamo coniglio”!

” Dobbiamo festeggiare, andiamo alla locanda a mangiare la carne cara”.

I coniugi festeggiarono tutta la notte, con coniglio, pane, vino a fiumi, frutta e dolci. Mangiarono fino a scoppiare.

Si addormentarono entrambi satolli e un po’ubriachi al tavolo della locanda.

La mattina seguente l’oste li svegliò, i due fecero ritorno a casa storditi dalla serata, felici per l’avvenire che sembrava presentarsi roseo.

Una volta in casa l’uomo si sedette al tavolo e contò nuovamente i soldi, frutto della vendita delle scuri mentre la donna tornò alle sue faccende quotidiane.

“ Moglie, pensavo, ora che abbiamo tutti questi soldi non ci serve più l’asino”.

“ Potrei venderlo al mercato”.

“ Ma caro, il nostro bue è morto l’anno scorso, da allora per arare hai sempre usato l’asino”.

“ Non puoi tirare da solo l’aratro, l’asino ci serve”.

“ A che serve arare moglie”?

“ Con tutti questi soldi posso comprare tutto ciò di cui abbiamo bisogno, senza dover più faticare”!

Detto questo l’uomo andò nella stalla, sciolse il mulo e lo portò al mercato.

L’asino era vecchio e non fruttò molti Scudi, ma il taglialegna era ormai cieco di avarizia e non voleva sentire ragioni alcune.

La moglie cominciò a preoccuparsi, ma non riusciva a farsi dare ascolto.

Così decise di recarsi al fiume, nella speranza di poter conferire con lo spirito  e di chiedere il suo consiglio.

La donna arrivò alle sponde del fiume.

Le acque erano calme quel giorno, tranquille e trasparenti.

“ Spiritooo”!

“ Spiritoooo”!

Cominciò ad urlare disperata.

Ad un tratto ecco un piccolo vortice salire dall’acqua, prese forma ed in fine davanti a lei, lo spirito.

“ Di donna, hai forse richiesto la mia attenzione”?

Domandò con garbo.

La moglie del taglialegna spiegò l’accaduto, lo spirito si corrucciò un poco chinando il capo e scuotendolo con diniego.

“ Da anni osservo tuo marito donna”.

“ Da anni lo vedo sudare nella foresta, con il sole in estate sotto la neve in inverno”.

“ Il giorno che tuo marito perse la propria ascia nelle mie acque decisi di restituirla a prova della mia stima”.

Spiegò lo spirito.

“ Se avessi saputo che il mio gesto avrebbe portato a ciò mai li avrei restituito l’oggetto, ho tante cose nei miei abissi cadute a passanti e mai restituite”.

“ Tuo marito pagherà caramente la sua ingordigia”.

Detto questo lo spirito sparì in un vortice e le acque tornarono quiete e cristalline.

Di ritorno alla capanna la donna non trovò l’uomo, si affacciò dalla finestra e vide che le loro quattro galline e la loro oca non stavano nel recinto adibito a pollaio.

Pensò ad una volpe, ma non vi erano tracce.

Il taglialegna aveva preso le bestie per vendere anch’esse al mercato.

Il giorno dopo fu la volta del piccone, dal quale ricavò 100 Scudi, poi toccò al carro.

La zangola fu l’ultimo oggetto che l’uomo portò al mercato.

Tornò a casa, facendo saltellare i tre Scudi di ricavo nella mano.

Non dovette nemmeno aprire la porta per entrare in casa, perché l’aveva venduta.

Si sedette in terra, perché aveva venduto anche sedie e tavolo.

La moglie lo osservava corrucciata e pensierosa.

“ Caro è tardi, potrai contare i tuoi Scudi domani mattina”.

I coniugi si sdraiarono sul pavimento, perché l’uomo si era venduto pure il letto.

Passarono gli anni, e l’uomo portava a casa cibi e bevande pregiate.

Non sudava più nei campi, le sue mani non sanguinavano più fendendo colpi ai duri tronchi degli alberi.

Pensava solo a fornire cibo e acqua alla moglie, la quale sembrava essere l’unica ad accorgersi che gli Scudi custoditi gelosamente dal marito stavano piano piano finendo.

Provò più volte a rifare l’orto, che il marito aveva abbandonato.

Ma il taglialegna vedendo la moglie lavorare si adirava e correva in giardino distruggendo il suo operato.

“ Nessuno di noi deve più faticare moglie”.

“ Abbiamo soldi per vivere sei vite”!

Le diceva quando lei chiedeva la ragione delle sue azioni.

Trascorsero molti anni ancora, nel corso dei quali l’uomo non fece assolutamente nulla se non spendere i propri Scudi.

Una mattina d’autunno, si alzò da terra al canto degli uccellini, il gallo non cantava da tempo ormai perché fu venduto.

Il taglialegna si diresse al forziere con gli Scudi.

Quando lo aprì ne uscì solamente una farfallina.

“ Noooooooooo”!

Urlò l’uomo che destò bruscamente la moglie.

“ Che succede caro”?

Domandò lei.

“ I ladri, maledizione i ladri questa notte hanno rubato i miei soldi”!

“ Ma quali ladri tesoro”?

“ Chi vuoi che venga a rubare in questa casa”?

Non abbiamo nemmeno le pentole per cucinare.

“ E allora dove sono tutti i miei scudi”?

Chiese lui.

“ Li hai spesi caro, li hai scialacquati in tutti questi anni ed’ ora non abbiamo più nemmeno l’ascia per spaccare legna da vendere al mercato”.

Disse la donna con tono di rimprovero.

Era vero, l’unico ricordo ancora visibile di quella che una volta era la vita umile ma felice dell’uomo erano le quattro mura della casa ed il tetto.

L’orto era pieno di gatti selvatici a caccia di ratti.

Il pozzo si era prosciugato.

Il raglio dell’asino non si sentiva più come nemmeno il chiocciare delle galline.

I maiali non pascolavano più.

“ Sei stata tu”!

Disse l’uomo adirato puntando il dito verso la moglie.

“ Sei stata tu a dirmi di lasciare quelle tre stupide uova sotto il letto e quei due sporchi maiali legati alla quercia”!

“ È solo colpa tua se non abbiamo più nulla ora”!

Le accuse del taglialegna ferirono la donna.

Che fece appello alla sua saggezza dicendo.

“ Caro, lo spirito del fiume ti restituì l’ascia perduta in segno di stima e ammirazione per la tua costanza nel lavoro ”.

“ Me lo ha confessato egli stesso”!

“ Mi disse anche che avresti pagato duramente le tue azioni, la tua ingordigia”.

Continuò lei trattenendo le lacrime.

“ Aveva ragione, ora non abbiamo più nulla, da vendere e da mangiare”.

“ Io ti suggerii l’idea delle uova e dei maiali, ma con il ricavato speravo tu potessi acquistare maiali più grossi ed oche più grasse”.

“ Non credevo avresti smesso di sgobbare duramente, diventando l’uomo pigro che ho di fronte”.

A queste parole l’uomo si guardò, la moglie aveva ragione.

Era diventato grasso, indolente, avaro e supponente.

In quel mentre un colpo di vento fresco ed umido attirò l’attenzione dei due verso la soglia della capanna.

Lo spirito del fiume era giunto fino a loro, e apostrofò l’uomo con poche parole.

“ Taglialegna, se tu avessi imparato ad essere saggio come tua moglie tutto ora sarebbe diverso”.

“ Ti sei divertito, hai dimenticato l’amaro sapore del lavoro duro sostituendolo con quello più dolce della bella vita”.

“ Ora la vita sta bussando alla tua casa chiedendo indietro il prezzo delle tue azioni”.

Lo spirito fece un inchino alla donna e così com’era apparso svanì.

Molti anni sono trascorsi da quel giorno, e nessuno sa con esattezza cosa successe ai coniugi.

Si mormora che restarono in casa, attendendo la propria fine.

C’è chi dice che questa è solo una storia.

[*] il trafiletto in rosso ed il titolo erano pre esistenti, l’autore del trafiletto è sconosciuto all’autore della fiaba, ma ha ispirato il resto del racconto. Se l’autore del titolo e del trafiletto riconoscesse il proprio brano, può scrivere a “Ti racconto una fiaba” ([email protected]) e sarà messo in contatto con l’autore della fiaba.

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