12Mar
2011
chissa-formica

Chissà…

Fiaba di: marrazzo carmela

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La fiaba

Quando luglio infuocava i pomeriggi
nel cortile sonnolento
e i panni stesi inaridivano al sole
mi sedevo sul gradino più basso
ad osservar le formiche
fare scorte di cibo
per il prossimo inverno.
La tana era lì
proprio accanto al gradino
e vi si affollavano in tante
in entrata e in uscita.

Raccoglievo da terra
un bastoncino qualunque
e trasportavo veloce
quelle più lente.
Restavo per ore
a guardarle affannarsi
per una briciola
che forse non avrebbe nutrito
il loro letargo;
soccorrerne una
ferita o sfiancata
e trascinarla a fatica
in due o in tre;
deviare il cammino
se troppo sconnesso
ricominciare ancora e ancora
senza riposo
e allora mettevo io stessa nel  buco
un pò di cibarie.

Chissà com’era quel mondo lì sotto
se ce n’era qualcuna  a curare i feriti
e ad accogliere quelle più stanche
sfinite da tanto affannarsi.
Chissà se la sera, tra loro,
si raccontavano di quell’umana
che le stava a guardare per ore
e aveva inventato quello strano trenino
se mi aspettavan contente
in quei pomeriggi assolati di luglio!

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