20Set
2017

Petruccio // Audio fiaba

Fiaba di: I piccoli teatranti di Mambo Forro

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La fiaba

Da una fiaba popolare toscana di fine ottocento.

La storia che sta per iniziare è antica, ha più di 100 anni. Se alcune cose vi sembreranno buffe ed antiquate, è perché si svolge in un tempo lontano, quando la televisione ed i telefoni cellulari non erano ancora stati inventati e ci si riuniva, magari intorno al camino, ad ascoltare storie e filastrocche.

 

C’era una volta famiglia composta da una mamma, un papà ed un bambino di nome Petruccio.

Un giorno il papà si ammalò e fu chiamato il medico, allora non si usavano tanto le medicine, il medico disse al papà che il rimedio migliore per guarire era quello di mangiare la minestra di cavolo. Per fortuna questa famiglia aveva un orto, nell’orto c’erano anche i cavoli. Così la mamma chiese al bambino: “Petruccio, Petruccio vai nell’orto a raccogliere il cavolo per il papà che sta male”.

Petruccio rispose: “No, non ci voglio andare”.

La mamma disse: “Allora chiederò al bastone che ti picchi. Bastone picchia Petruccio perché non vuole andare nell’orto a raccogliere il cavolo per il papà che sta male”.

Il Bastone rispose: “No, non voglio picchiare”.

La mamma disse: “Ah sii? Allora dirò al Fuoco di bruciarti. Fuoco brucia il Bastone perché il Bastone non vuole picchiare Petruccio, perchè Petruccio non vuole andare nell’orto a raccogliere il cavolo per il papà che sta male”.

Il Fuoco rispose: “No, non voglio bruciare.”

La mamma disse: “Allora dirò all’Acqua di spengerti. Acqua spegni il Fuoco perché il Fuoco non vuole bruciare il Bastone, perché il Bastone non vuole picchiare Petruccio, perchè Petruccio non vuole andare nell’orto a raccogliere il cavolo per il papà che sta male”.

L’Acqua rispose: “No, non voglio spengere”.

La mamma allora disse: “Anche tu mi dici di no?! Allora dirò al Bue che ti beva. Bue bevi l’Acqua perché l’Acqua non vuole spengere il Fuoco, perché il Fuoco non vuole bruciare il Bastone, perché il Bastone non vuole picchiare Petruccio, perchè Petruccio non vuole andare nell’orto a raccogliere il cavolo per il papà che sta male”.

Ma il Bue rispose: “No, non voglio bere”.

La mamma indispettita disse: “Allora io dirò alla Corda di legarti. Corda lega il Bue perché il Bue non vuole bere l’Acqua,  perché l’Acqua non vuole spengere il Fuoco, perché il Fuoco non vuole bruciare il Bastone, perché il Bastone non vuole picchiare Petruccio, perchè Petruccio non vuole andare nell’orto a raccogliere il cavolo per il papà che sta male”.

La Corda rispose: “No, non voglio legare”.

La mamma,meravigliata del rifiuto, disse: “Allora io dirò al Tpo di roderti. Topo rodi la Corda perché la Corda non vuole legare il Bue, perché il Bue non vuole bere l’Acqua,  perché l’Acqua non vuole spengere il Fuoco, perché il Fuoco non vuole bruciare il Bastone, perché il Bastone non vuole picchiare Petruccio, perchè Petruccio non vuole andare nell’orto a raccogliere il cavolo per il papà che sta male”.

Il Topo rispose: “Squit, squit. Non voglio rodere”.

La mamma quasi esausta disse: “Allora dirò al Gatto di mangiarti. Gatto mangia il Topo perché il Topo non vuole rodere la Corda, perché la Corda non vuole legare il Bue, perché il Bue non vuole bere l’Acqua,  perché l’Acqua non vuole spengere il Fuoco, perché il Fuoco non vuole bruciare il Bastone, perché il Bastone non vuole picchiare Petruccio, perchè Petruccio non vuole andare nell’orto a raccogliere il cavolo per il papà che sta male.”

Il Gatto, leccandosi già i baffi, rispose: “Miaooo! Io mangio, mangio.”

Non appena il Gatto disse che avrebbe mangiato il Topo, tutti gli animali e gli oggetti interpellati dalla Mamma, che fino a quel momento avevano detto di no, risposero:

Topo: “Io rodo, rodo.”

Corda: “Io lego, lego.”

Bue: “Io bevo, bevo.”

Acqua: “Io spengo, spengo.”

Fuoco: “Io brucio, brucio”

Bastone: “Io picchio, picchio.”

E Petruccio disse: “Io vado, vado.”

E così, alla fine, Petruccio andò nell’orto a raccogliere il cavolo per il Papà che stava male.

 

Narratrice: Cristina D’Agostino.

Voci: Alice, Giorgia, Marta e Sara del corso di Cavaglià. 

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