23Dic
2010
La luce azzurra

La luce azzurra

Fiaba di: Redazione

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La fiaba

C’era una volta un soldato, che per molti anni aveva servito fedelmente il re, e quando, finita la guerra, questi invecchiò e non poté più lavorare per le molte ferite perite in battaglia, fu mandato a chiamare e il sovrano gli disse: “Puoi tornartene a casa, non ho più bisogno di te; e denaro non te ne toccherà, perché la paga la riceve soltanto chi in cambio mi porta i suoi servizi”. Il soldato non sapeva come campare; se ne andò allora tutto triste e camminò per tutto il giorno, finché a sera entrò in un bosco, attirato da una strana luce che lo guidò, e giunse a una casa dove abitava una strega. “Dammi ti prego un letto per la notte, qualcosa da mangiare e da bere”, le disse, “o morirò di fame”. Ella rifiutò, sostenendo che nessuno mai avrebbe concesso mai rifugio a un vagabondo, ma poi ci ripensò, forse impietosita, e disse: “Ti ospiterò per misericordia, però tu domani devi vangare il mio giardino”. Il soldato promise di farlo e così fu alloggiato. Il giorno dopo vangò il giardino della strega e lavorò fino a sera. Ella voleva mandarlo via, ma egli disse: “Sono tanto stanco, lasciami rimanere ancora una notte!”. La strega non voleva, ma poi finì coll’accettare: il giorno dopo, però, il soldato doveva spaccarle un carro pieno di legna. Così il secondo giorno il soldato spaccò la legna, e alla sera aveva lavorato tanto che non se la sentì nuovamente di andarsene e le chiese asilo per la terza volta. Il giorno dopo egli doveva, però, ripescare dal pozzo la luce azzurra. La strega lo portò così al pozzo, lo legò a una lunga corda, ed egli vi si calò. Quando fu sul fondo, trovò la luce azzurra e fece segno alla vecchia per risalire. La strega lo tirò su, ma quando egli fu vicino all’orlo, così vicino che poteva toccarlo con la mano, ella volle prendergli la luce azzurra per poi lasciarlo ricadere sul fondo. Ma egli si accorse delle sue cattive intenzioni e disse: “No, non ti do la luce azzurra se prima non ho toccato terra con tutti e due i piedi”. Allora la strega s’infuriò, lo lasciò cadere nel pozzo con la luce e se ne andò.

Il soldato, disperato, si ritrovò là sotto in quel pantano umido al buio, e pensava già alla sua fine. Per caso gli venne fra le mani la sua pipa, ancora mezzo piena, e pensò: “Sarà il tuo ultimo piacere!”. L’accese alla luce azzurra e si mise a fumare. Quando il fumo si sparse un poco nel pozzo, apparve d’un tratto un omino nero che gli chiese: “Padrone, cosa comandi?”. Il soldato rispose: “Cosa devo comandarti?”. L’omino nero replicò: “Devo fare tutto quello che vuoi”. “Allora, prima di tutto, aiutami a uscire dal pozzo!” L’omino nero lo prese per mano e lo condusse fuori, portando con sé la luce azzurra. Poi il soldato disse: “Adesso ammazzami la strega”. Dopo aver fatto anche questo, l’omino gli mostrò l’oro e i tesori della vecchia, e il soldato li prese caricandoseli sulle spalle. Poi l’omino disse: “Se hai bisogno di me, non hai che da accendere la pipa alla luce azzurra”. Il soldato si recò quindi in città, nella migliore locanda, si fece fare bei vestiti, e ordinò all’oste di arredargli una camera il più sfarzosamente possibile. Quando fu pronta, il soldato chiamò l’omino nero e disse: “Il re mi ha cacciato facendomi patire la fame, poiché non potevo più servirlo; questa sera portami qui la principessa: mi farà da serva ed eseguirà i miei ordini”. L’omino disse: “E’ cosa rischiosa”. Tuttavia andò a prendere la principessa; la sollevò dal suo letto mentre dormiva, la portò al soldato, ed ella dovette obbedirgli e fare ciò che egli le ordinava.

Al mattino, prima che il gallo cantasse, l’omino la riportò indietro. Quando la principessa si alzò, disse al padre: “Questa notte ho fatto un sogno strano: mi è parso di esser stata portata via e di aver servito un soldato, cui dovevo fare da serva”. Allora il re disse: “Fa’ un buchino nella tasca e riempila di ceci: il sogno potrebbe essere vero, e in questo caso i ceci usciranno e lasceranno una traccia sulla strada”. La fanciulla seguì il consiglio, ma l’omino aveva udito le parole del re e, quando si fece sera e il soldato gli ordinò di andare a prendere di nuovo la principessa, egli sparse ceci per tutta la città, e quei pochi che caddero dalla tasca della principessa non lasciarono nessun segno. L’indomani, la gente mondò ceci per tutto il giorno. La principessa tornò a raccontare al padre ciò che le era successo, e il re disse: “Tieni con te una scarpa, e nascondila là dove ti trovi”. L’omino nero udì ogni cosa e, quando il soldato gli ordinò di andare a prendere di nuovo la principessa, gli disse: “Questa volta non posso più esserti di aiuto: ti andrà male se ti scoprono”. Ma il soldato non sentì ragione. “Allora domani mattino presto dovrai fuggire, quando l’avrò riportata a casa” disse l’omino. La principessa tenne con sé una scarpa e la nascose nel letto del soldato.

La mattina seguente, quand’ella si trovò nuovamente presso il padre, questi fece cercare la scarpa di sua figlia per tutta la città, e la trovarono dal soldato. Egli, benché avesse lasciato la stanza, fu presto raggiunto e gettato in prigione. Così ora giaceva in catene e, per giunta, nella fuga precipitosa aveva dimenticato il meglio, la luce azzurra e l’oro, e non aveva in tasca che un ducato. Mentre, tutto triste, se ne stava alla finestra della prigione, vide passare uno dei suoi camerati, lo chiamò e disse: “Se mi vai a prendere il fagottino che ho lasciato alla locanda, ti darò un ducato”. Quello andò e in cambio di un ducato gli portò la luce azzurra e l’oro. Il prigioniero accese la sua pipa e chiamò l’omino nero che disse: “Non temere! Va’ tranquillamente dal giudice, e accada quello che vuole; bada solo di prendere con te la luce azzurra”. Il soldato fu sottoposto a giudizio e condannato a morte. Quando lo condussero fuori, chiese al re un’ultima grazia. “Quale?” domandò il re. “Di fare ancora una pipata per via.” “Puoi farne anche tre se vuoi” rispose il re. Allora il soldato tirò fuori la sua pipa e l’accese alla luce azzurra, ed ecco subito comparire l’omino nero. “Uccidi tutti quanti”,disse il soldato, “e il re fallo in tre pezzi.” Allora l’omino incominciò a far fuori la gente intorno, sicché il re chiese grazia e per avere salva la vita diede al soldato il regno e sua figlia in isposa.

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