10Apr
2017

Rinascere

Fiaba di: Gabriela Chiari

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La fiaba

Tanti anni fa, in un’alba livida, un relitto d’imbarcazione toccò le sponde di un’isoletta del Mar Egeo; al relitto era aggrappato un giovane che si lasciò cadere sulla sabbia stremato.

Rimase immobile per un tempo interminabile e soltanto quando i raggi del sole cominciarono a scaldare le sue membra intirizzite, aprì gli occhi e … si rese conto di essere solo. Che ci faceva mai con i vestiti appiccicati addosso e i capelli lunghi incollati al viso su una spiaggia che non conosceva?

L’uomo cercò di ricostruire quanto era accaduto nelle ultime ore:  stava navigando su una nave e all’improvviso era scoppiata una tempesta, poi il naufragio e l’approdo fortunoso. Prima di questo ricordo però che cosa c’era? Perché stava su quella nave e soprattutto, chi era? Per quanto si sforzasse non riusciva a ricordare nulla;  però era un giovane coraggioso e non si perse d’animo, quindi si spostò dal punto d’approdo e cominciò a camminare; vide un rilievo montuoso e decise di raggiungerne la sommità.

Quando fu in alto poté constatare che era approdato su un’isola di piccole dimensioni; il paesaggio era montagnoso, interrotto da zone pianeggianti in prossimità della costa  dove si stagliava un promontorio e proprio in prossimità di questo vide un gruppo di case, poco distante se ne vedevano altre e greggi che pascolavano. La scena che apparve ai suoi occhi lo rincuorò, capì che avrebbe potuto chiedere aiuto.

Si diresse quindi verso l’abitato e la prima persona che incontrò fu Orestis, un pescatore che stava tirando in secco la sua barca. Orestis era un uomo con la faccia e le braccia cotte dal sole, aveva modi rudi, ma era di animo buono e quando il giovane gli si avvicinò raccontando quel poco che ricordava della sua vicenda e chiedendogli aiuto, il pescatore non esitò ad invitarlo nella propria abitazione. Orestis lo accolse nella sua modesta dimora e gli presentò la sua famiglia: Alexandros, il figlio maggiore che lo aiutava nella pesca, Christina, la figlia più grande che badava alla casa dopo la morte della madre ed infine Katerina, la figlia minore.

Proprio Katerina, una spensierata quindicenne dai capelli color ebano e dagli occhi che sembravano due carboni ardenti, disse al giovane: “Qual è il tuo nome? Da dove vieni e perché sei approdato su quest’isola?”. Il giovane rispose di non ricordare nulla di tutto ciò che aveva preceduto la tempesta e il naufragio, ma la ragazza caparbia insisteva: “Devo pur chiamarti in qualche modo, straniero!”. “Va bene” disse il giovane “chiamami pure Straniero, un nome vale l’altro!”.

Quando la sera tutti furono riuniti intorno al desco, Orestis, sentendo che la figlia minore si rivolgeva al giovane ospite chiamandolo Straniero , disse: “I tuoi capelli biondi e gli occhi color del mare mi fanno capire che tu vieni da lontano, ma proprio il tuo aspetto e il modo in cui ti sei salvato mi fanno venire in mente un nome adatto a te : Christos, da oggi questo sarà il tuo nome!”. Col passare del tempo Christos, che per sdebitarsi dell’ospitalità aiutava Orestis e suo figlio nella pesca, si era ben adattato alla nuova vita; in questo percorso di adattamento aveva però svolto un ruolo determinante Katerina. Tra i due infatti era nato l’amore e questo sentimento era per Christos fonte di immensa felicità.

Un pericolo si profilava però all’orizzonte; La minaccia alla felicità di Katerina e Christos era rappresentata da Antagata, una sirena che abitava in un anfratto a ridosso del promontorio. Questa era una creatura bellissima ma malvagia che si opponeva ai pescatori per l’esclusivo possesso dell’isola. Quando la sirena vide per la prima volta Christos fu colpita dalla sua corporatura slanciata, i lunghi capelli biondi legati a formare una coda, gli occhi azzurri, il suo portamento fiero , i suoi modi garbati, insomma se ne era subito innamorata e pensò di utilizzare tutte le sue “arti” per conquistarlo. La sirena cominciò a usare la sua sinuosa bellezza per attrarre il giovane, ma questi non la degnava di uno sguardo; si servì poi del suo canto ammaliatore, ma Christos si tappava le orecchie con la cera quando le passava di fronte.

Visto che il giovane aveva occhi solo per Katerina, la sirena pensò di colpirlo nel suo affetto più caro e s’impegnò con tutta la sua crudeltà a fare dispetti a Katerina , imbrattandole di sabbia i lunghissimi capelli o stracciandole le vesti con un vento violento da lei provocato. Non contenta, Antagata si  spinse anche oltre, infatti attentò alla vita della ragazza, facendo cadere un masso proprio dove lei si trovava a fare il bagno e la giovane si salvò per miracolo da morte sicura.

Christos era molto preoccupato per quanto stava accadendo e si confidò con Alexandros di cui era diventato amico. Il giovane pescatore lo considerava ormai uno di famiglia e voleva aiutare sia lui che Katerina.

Alexandros era un giovanottone dai modi schietti, una persona semplice, ma era molto astuto e pensa e ripensa trovò una soluzione che avrebbe risolto il problema della sirena. Egli prese delle pelli di pecora e le indossò, si bendò gli occhi, si arruffò i capelli e grazie alla sua corporatura possente assunse le sembianze di un Ciclope, munitosi di un grosso ramo di ginestra si presentò al cospetto della sirena dichiarandole il suo amore. Antagata, di fronte a questo essere così brutto che aveva osato manifestarle amore, si indispettì e considerò quel gesto un affronto alla sua bellezza.

Successivamente però il suo atteggiamento mutò quando il Ciclope-Alexandros disse: “Il mio aspetto è brutto, per questo ricerco la bellezza che mi manca, ma le mie origini sono divine quindi sono pronto ad offrirti i miei poteri per esaudire un tuo desiderio, a patto che ce ne sia uno veramente importante!”. La sirena rispose: “Il mio più grande desiderio sarebbe quello di diventare una donna. Adesso sono metà donna e metà pesce, ma se diventassi una vera donna, potrei essere interamente me stessa e contemporaneamente la metà di un uomo che mi ama”.  “Hai già intuito qualcosa dell’amore, quindi non è impossibile esaudire questo desiderio, a patto che tu comprenda appieno come l’amore sia un sentimento universale che non riguarda solo la bellezza fisica, ma soprattutto dovrai capire che il bello non può essere separato dal bene, devi quindi abbandonare la tua malvagità che è in disaccordo con la tua bellezza!”.

“Va bene” disse Antagata “se mi farai diventare una donna vera, muterò il mio atteggiamento!”.  Alexandros  fece  degli strani movimenti con il ramo di ginestra e disse alla sirena di buttarsi in mare, questa ubbidì e subito le acque circostanti presero a ribollire; lui intanto si era allontanato e, spogliatosi delle pelli di pecora,  aveva riassunto le sue belle sembianze.

Le acque si placarono e sulla spiaggia apparve una bella fanciulla … Antagata non c’era più; passando attraverso la comprensione che bello e bene vanno sempre insieme si era trasformata in Sophia ; quando vide Alexandros pensò che fosse quella la metà cui aspirava ricongiungersi e gli corse incontro felice. L’amore aveva fatto una meravigliosa magia!

Anche Christos ebbe la sua piccola magia; una notte durante il sonno recuperò la memoria perduta: riaffiorò alla sua mente la dimora signorile in Inghilterra, la vita di agi e divertimento che conduceva, la noia che a volte lo prendeva e la scelta di fare un viaggio per dare un senso alla sua vita. Al sorgere del sole però, Christos si guardò bene dal raccontare quanto era accaduto durante la notte, quella verità doveva rimanere sepolta, perché ora egli aveva dato un senso alla sua esistenza!

Dopo questi eventi, Christos e Katerina poterono vivere anch’essi felicemente il loro amore; la storia si concluse con le nozze dei quattro giovani che, in una mattina splendente di sole, si promisero vicendevolmente di mantenere sempre viva la fiamma dell’amore;  quella fiamma che all’interno  di ognuna delle due coppie aveva reso possibile la nascita di una persona nuova: in una Christos e nell’altra Sophia .

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