17Ago
2017

La pesca che desiderava viaggiare

Fiaba di: Alessandra Santilli Pedagogista

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La fiaba

C’era una volta una giovane pesca che abitava, da sempre, su un albero con la sua famiglia ma si annoiava molto e, infatti, sbuffava e sbuffava.

Un caldo giorno d’estate passò sotto il suo albero un piccolo cane scaltro di nome Yorky. Sentendola sbuffare così forte le chiese subito: “Pesca cosa hai?” e lei rispose: “Mi annoio tantissimo a stare  sempre qui sopra”, Yorky, incuriosito, le disse cosa volesse fare di diverso e lei: “ desidero tanto fare un viaggio, ma non so come scendere da qui, mi aiuti?”.

Yorky, abituato a girare il mondo e a vivere tante avventure, decise di aiutarla. Chiamò, quindi, altri amici animali più grandi e tutti insieme dettero un forte colpo all’albero, tanto che la pesca volò giù, atterrando, per sua fortuna, su un prato di soffice erba.

“Wow, che emozione! Finalmente riuscirò a coronare il mio sogno di viaggiare e non tornerò mai più qui ad annoiarmi tutto il giorno! Addio!” disse, felice, alle altre pesche che la guardavano con un po’ di tristezza.

Dopo un po’ arrivò ad un ruscello nel quale subito si buttò per rinfrescarsi e, quasi senza accorgersene, decise di sfruttarlo come mezzo di trasporto. Le piaceva lasciarsi cullare da quelle dolci acque, osservare entusiasta il paesaggio che le si presentava man mano davanti e che lei non conosceva affatto e respirare, con gli occhi chiusi, tanti nuovi odori che non aveva mai sentito prima.

Il ruscello continuò a trasportarla mentre lei si beava di questa sua nuova vita, anche se, in verità, iniziava a sentire qualcosa dentro di sé che non la faceva sentire felice così come quando era partita, ma non ci fece molto caso e proseguì fino ad arrivare in un piccolo paesino chiamato “Arcobaleno luminoso”.

Incuriosita dal nome decise di visitarlo e, subito, capì che si chiamava in quel modo perché le case erano tutte colorate: gialle con il tetto rosso, verdi con il tetto fucsia e vari altri colori. Poi, quando i raggi del sole le illuminavano, diventavano brillanti come gioielli.

Le graziose stradine erano popolate di persone sorridenti e gentili e da bambini che giocavano insieme festosi a nascondersi e a rincorrersi e ciò la fece ripensare, per un attimo, ai momenti in cui giocava anche lei, gioiosa, con le sue sorelle.

Ad un certo punto la mamma di una bambina che stava giocando la vide un po’ pensierosa e le chiese: “Pesca cosa fai tutta sola in giro per il paese?”. La pesca le raccontò la sua storia con l’entusiasmo di chi aveva conosciuto cose nuove, ma quella mamma si accorse subito che, dietro quei racconti, si celava un senso di malinconia di cui neanche la pesca si rendeva veramente conto.

“Ma che bel viaggio! Vieni con me che voglio farti vedere una cosa” le disse, allora, la mamma, portandola verso un albero di pesche. Al che le disse: “”piccola pesca tu hai fatto un bel viaggio e sono sicura che sia stata una bella esperienza, ma sei proprio sicura che non ti manchi la tua casa?”.

La pesca guardò l’albero e le tornò alla mente quella sensazione che aveva provato e che non sapeva cosa fosse. Il pensiero andò alla sua famiglia, ai momenti spensierati con le sue sorelle, al sorriso della mamma ed al senso di protezione e di gioia che le dava il suo piccolo ma grande mondo che le mancava già.

Si girò, allora, verso quella mamma e vide che stava sorridendo. “Grazie di tutto, ora ho capito: sento che devo tornare a casa” le disse.

La pesca riuscì a tornare al suo albero in poco tempo perché, in realtà, il ruscello non l’aveva portata molto lontano come lei pensava, e trovò Yorky, comodamente sdraiato, con la testa appoggiata al tronco e l’espressione furbetta.

“Durato poco il tuo viaggio” le disse con l’aria di chi sa tutto. “Già” rispose la pesca. “Come è andata?” chiese lui e lei rispose: “una fantastica esperienza! Ho conosciuto il profumo dell’erba bagnata, mi sono lasciata cullare dal dolce movimento del ruscello, ho visto un paese pieno di colori e con tanta gente felice, ma ho capito una cosa”, “cosa?” chiese Yorky e la pesca rispose: “che viaggiare è importante perché ti arricchisce di nuove esperienze ed è bello perchè ti fa conoscere il mondo ma ho capito anche che, pur amando ciò che si vedrà, nessun posto ti renderà così felice come casa propria”.

Yorky allora le porse la zampa per aiutarla a salire di nuovo sul suo albero, dove fu accolta festosamente dalla sua famiglia, e dove subito si coricò, serena, tra le verdi e grandi foglie.

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