13Mag
2015

Lunetto e il picchio Robusto

Fiaba di: ARPA

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La fiaba

Una favola per educare i più piccoli al valore dell’amicizia, al valore della ricchezza che può scaturire dalla diversità, al valore che ogni richiesta di aiuto da parte di colui che è nel bisogno è fonte di comunione e condivisione.

C’era una volta e c’è ancora,
nascosto nel bosco di “Laggiù” un ghiro davvero dormiglione…Ronf, ronf…Eh sì: dormiva sempre e non permetteva a nessuno di dargli fastidio, tanto che gli altri animaletti del bosco lo avevano soprannominato: “Lasciami stare”.

Infatti un nome ce l’aveva, si chiamava Lunetto, perché dormiva sempre anche di giorno, come se la luna fosse lassù nel cielo anche al mattino e poi era piccolo, piccolo, ma talmente era scontroso con i propri vicini che ormai la sua solita risposta era sempre: “Lasciami stare!”.

Nessuno provava più a disturbarlo e il ghiro Lunetto, cioè “Lasciami stare” era rimasto solo, sempre più solo fino a che non aveva più amici. Un bel giorno, nel bosco di “Laggiù” la quiete fu rotta dal toc, toc, toc e ancora toc, sempre più forte ed insistente di…provate ad indovinare bambini? …

Del picchio “Robusto”. “Possibile che non si possa dormire in pace nel bosco di Laggiù?!Ma dico io: chi sei tu per venire a casa mia a disturbarmi mentre dormo?!”.

“Salve amico!Mi chiamo Robusto e sono il tuo nuovo vicino di casa! Mi sto costruendo una piccola stanzetta proprio dentro questo albero, calda e confortevole. Che ne pensi? Non è meraviglioso?”.

”Io invece mi chiamo Lunetto e non dormo sopra il tetto, ma in questo albero e questa è casa mia, da sempre! Lasciami stare!”.

“Oooh! Ma è fantastico Lunetto!” rispose Robusto, “allora abiteremo insieme e sono sicuro che diventeremo ottimi amici!”.

Nel frattempo Lunetto, imbronciato e alquanto seccato per l’intraprendenza e la vivacità del nuovo arrivato nel bosco di “Laggiù” ritorna a dormire, ma i suoi sogni non erano dei più felici!

Lui, che era stato sempre solo e tutti lo avevano lasciato solo, ora aveva un nuovo amico e per di più che lui non accettava, perché? Era troppo rumoroso!

Toc toc toc toc toc batteva il picchio mentre ultimava la sua stanzetta nell’albero.

Un giorno si sente una voce squillante tuonare nel bosco di “Laggiù”: “Lunetto, Lunetto!”.”Cosa c’è ora!”. ”Vieni Lunetto, ora anche io ho una nuova stanza!”. “Lo so”, risponde il ghiro scocciato. “Ma non qui, vieni, corri!”. “E dove?”, strabuzza gli occhi sorpreso ed incuriosito Lunetto. “Nell’albero lontano da qui, in un altro boschetto! Si, così finalmente ti lascerò stare come hanno fatto tutti gli animaletti del bosco, per lasciarti dormire in pace e non dovrò più picchiare il tronco per ultimare i lavori della mia stanzetta. Ti va di aiutarmi a traslocare?”.

”…vuoi dire che te ne vai da qui” chiede Lunetto un po’ intristito e aggiunge: ”…Bhè…A dire la verità mi mancherà quel toc toc toc e ancora toc che facevi al tronco del mio albero…sai questa casa era un po’ anche la tua!”.

“Bhè, che fai? Piangi adesso?” chiede Robusto avvicinandosi con il lungo e appuntito becco sotto il mento di Lunetto.

“E’ che tu non mi hai svegliato soltanto dal sonno, ma anche dentro, capisci? Nel mio nudo e piccolo, stretto cuoricino”.

“Che cosa vorresti amico mio Lunetto?”.

“Se vuoi ti aiuto io a completare la tua stanzetta, ma qui, nel nostro albero, non a traslocare in un altro”.

“Oh Lunetto, come sei caro, come sei dolce! Grazie, tu sei il migliore amico che io abbia mai avuto!”.

“Sì. Anche tu Robusto sei per me il migliore amico che ho! Ti voglio bene”.

Da quel giorno Lunetto capì che anche chi non è come lui ha delle grandi qualità e che gli amici veri sono quelli che non ti lasciano mai affrontare le difficoltà da soli.

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