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Lo scoiattolo Gigi in gita a Roma

Scoiattolo seduto su una panchina nel parco accanto a uno zaino aperto, immerso in una luce calda e tranquilla

Nel parco dove abitava lo scoiattolo Gigi erano tutti emozionati e orgogliosi per il viaggio vinto dalla sua classe nelle gare scolastiche di rilevanza nazionale. Non era usuale vedere uno scoiattolo preparare le valigie e accingersi a partire nientemeno che per la capitale. Avevano vinto quel viaggio proprio grazie a Gigi, che aveva suggerito alla maestra di trasferire tutta la classe al parco per tenere le lezioni all’aria aperta. Così i ragazzi, in diretto contatto con la natura, avevano assimilato meglio le spiegazioni della maestra, il loro rendimento era migliorato enormemente e soprattutto non si erano annoiati.

“Ti va bene questa valigia? Ti serve forse un maglione? E che cosa fai se ti viene la nausea durante il viaggio?”, la mamma scoiattolo sembrava molto preoccupata per il viaggio del suo piccolo. Gli scoiattoli non erano abituati a queste cose, al massimo si spostavano da un parco all’altro oppure fino a un bosco a poca distanza.
“Ti metto anche un po’ di ghiande nello zaino, casomai ti venisse fame”, gli disse premurosamente la mamma.

“Mamma, non stare troppo a preoccuparti per me, mi arrangerò, ormai sono grande”, si raccomandò lo scoiattolo Gigi. Ma la mamma è sempre la mamma. Gigi era molto fiero di quel premio che avevano vinto e per i complimenti ricevuti per la brillante idea che aveva reso più facile l’apprendimento. A Roma sarebbero stati ricevuti nientemeno che dal Ministro dell’Istruzione, che avrebbe consegnato a tutti gli alunni un prestigioso attestato di merito. E, per la gioia di Gigi e di tutti i suoi compagni, al ritorno dalla capitale avrebbero visitato uno zoo.

Gigi non vedeva l’ora che arrivasse il momento della partenza. Aveva in mente tanti argomenti che avrebbe avuto piacere di discutere con il Ministro ed era anche curioso di vedere questo zoo, perché non ne aveva mai visto uno in vita sua. Gli avevano detto che lì c’erano tanti animali che arrivavano anche da molto lontano, addirittura da altri continenti. Le giraffe, i leoni, gli elefanti: che bello vederli dal vivo.

L’unico che era preoccupato per quel viaggio era il preside della scuola. Al Ministero dell’Istruzione nessuno sapeva che Gigi Scoiattolo era veramente uno scoiattolo, ma credevano fosse un ragazzo con quel cognome. Ma non poteva neanche negare a Gigi la possibilità di partire con gli altri, anche perché sapevano tutti che era in gran parte merito suo se avevano vinto quel premio. Così il preside elaborò un piano e invitò lo scoiattolo Gigi per spiegarglielo.

“Ecco, Gigi, ti avevo già detto che al Ministero non sanno la verità sulla tua identità”, gli disse imbarazzato.

“Sì, preside, me lo ricordo che sono una specie di alunno clandestino. Ma, per favore, non mi neghi questo viaggio”, all’improvviso Gigi aveva realizzato che correva questo rischio. Sarebbe rimasto molto dispiaciuto e, in più, si rese conto che non aveva messo a conoscenza i genitori della sua situazione. Non gli aveva mai detto che non risultava ufficialmente come un alunno con diritti e doveri come tutti, anche se comunque era ben inserito nel mondo scolastico ed era apprezzato e benvoluto sia dai compagni che dagli insegnanti.

“Non ti preoccupare, Gigi, ti permetterò di partire con gli altri. Il problema, però, è che non possiamo prenotare un letto per te in albergo, capisci?”

“Non c’è problema, preside, a me non serve neanche un letto. Io posso dormire anche su una sedia oppure per terra”, disse allegramente Gigi, pensando che tutto il problema fosse il posto in albergo.

“Questo lo so. Ma non devono vederti entrare in albergo”, gli disse il preside con espressione preoccupata.

“E come faccio? Non sono mica invisibile!” protestò allora Gigi.

“Ho pensato che Domenico ti potrebbe portare nello zaino.”

“Io in uno zaino?”, replicò Gigi incredulo ed evidentemente deluso da quest’idea del preside.

“Ma Gigi, solo per entrare in albergo. Sul pullman invece potrai stare seduto come tutti gli altri. L’autista ti conosce bene. E poi ho pensato di mandare con voi anche il bidello Raffaello. Poverino, si è preso un bello spavento quando vi siete trasferiti al parco per fare le lezioni. Aveva paura di restare senza lavoro.”

“Va bene”, disse Gigi rassegnato. “Starò in uno zaino. E sono contento che verrà anche il bidello con noi, è molto simpatico e si merita anche lui questo viaggio. Ma che cosa sarà della mia valigia?” chiese.

“Non ti preoccupare per la valigia, qualcuno la porterà per te. E poi ricordati che, quando entrerete in un museo, dovrai stare di nuovo nello zaino.”

“Uh, e come faccio a respirare nello zaino?”

“Domenico lo lascerà aperto, non ti chiuderà mica dentro”, cercò di tranquillizzarlo il preside sorridendo. “E dovrai stare dentro soprattutto durante il ricevimento della classe dal Ministro.”

“Ma io avevo tante cose da dire al Ministro”, protestò di nuovo Gigi.

“Ah sì, e quali?”, il preside alzò un sopracciglio incuriosito.

“Come prima cosa vorrei fargli notare che gli zaini dei bambini sono troppo, troppo pesanti. Pesantissimi!”, esclamò con decisione.

“Lo so che i libri pesano, ma che cosa possiamo fare, Gigi? Bisogna portare i libri a scuola”, replicò il preside.

“E chi l’ha detto?”

“Mmm… non lo so chi l’ha detto, ma i libri si portano a scuola”, il preside non sapeva dove Gigi volesse arrivare con quel discorso.

“Sa, preside, nei paesi scandinavi a scuola vanno soltanto con un quaderno e una matita! E poi non c’è da stupirsi che da grandi sono tutti così belli e diritti. Poi non è detto che i ragazzi italiani imparino meglio perché si presentano con tanti libri a scuola.”

“Gigi, forse lo zaino è soltanto un po’ pesante per i ragazzi delle classi prime. E di solito sono i genitori che li portano per loro.”

“No, preside, non è vero questo. Mi capita spesso di sentire ragazzi delle medie che si lamentano e pure le loro mamme. Capita che si spacchino persino gli zaini. E quello che fa arrabbiare di più è che spesso quei libri a scuola non si usano neanche. Ma i ragazzi li devono portare sempre perché i professori li minacciano di rifilargli una nota. Non è giusto così e il Ministro lo deve sapere!”

“Va bene, Gigi, forse hai ragione, ma che cosa potrebbe fare il Ministro?”

“Per esempio, si potrebbero fare i libri ad anelli, se è proprio necessario portarli sempre a scuola.”

“Bell’idea”, replicò il preside.

“E abolire la nota per quelli che non portano qualche libro a scuola, non si possono minacciare i ragazzi. Si potrebbe organizzare anche in modo che un ragazzo porti il libro di una materia, l’altro di un’altra e così via. Le soluzioni si trovano, basta volerlo”, disse Gigi, e si sentì meglio dopo essersi sfogato con il preside. Anche il suo zaino era troppo pesante e la mamma gli raccomandava sempre di lasciare i libri nella cavità dell’albero dove era sistemato il suo studio.

“Magari possiamo dire a Domenico di parlare gentilmente di questo argomento al Ministro”, lo tranquillizzò il preside.

“Avrei altre lamentele”, aggiunse lo scoiattolo Gigi.

“Che cosa c’è ancora, Gigi?”, il preside sembrò di nuovo preoccupato.

“Ecco… i compiti delle vacanze”, disse.

“Che cosa c’è che non va con i compiti delle vacanze?”, il preside non riusciva a trattenersi dalla curiosità.

“Che cosa c’è che non va con i compiti delle vacanze”, Gigi ripeté le sue parole scandendole bene.

“Preside, scusi se glielo dico, ma si vede che lei non ha figli. I ragazzi d’estate devono svagarsi, divertirsi e fare qualcosa di piacevole. Stare a contatto con la natura, andare al mare o in montagna, visitare i musei… Che gusto c’è a dare una camionata di compiti per le vacanze? Non è che diventeranno più intelligenti così, finiranno soltanto con odiare la scuola. E poi sono i genitori che fanno i compiti per loro, se no non riuscirebbero a partire per le ferie. Giuro, ho sentito spesso parlare le mamme al parco.”

Il preside, pensieroso, non replicò a questa notizia. Si rese conto di come lo scoiattolo avesse ragione. Gigi continuò:

“Invece di fare tutti quei compiti d’estate non è meglio dare loro cinque libri divertenti da leggere? Magari si appassionerebbero alla lettura e non sarebbero sempre attaccati a quei cellulari che li fanno rimbecillire. Poi le dico che il Ministro potrebbe fare qualcosa per avvicinare i ragazzi al mondo dei libri. Per esempio, perché una volta alla settimana i ragazzi non si portano alla biblioteca comunale? Bisogna solo attraversare la strada. Si potrebbe anche introdurre una nuova materia chiamata – Letture –.”

“Tu sei sorprendente, Gigi, ti vengono tutte queste idee e, a dire il vero, mi sembrano alquanto interessanti.”

“Mi vorrei lamentare anche della ginnastica.”

“Perché, non ti piace la ginnastica?” chiese sorpreso il preside.

“Al contrario, mi piace molto. Mi lamento perché spesso la maestra ce la fa saltare. Dice che dobbiamo recuperare matematica o qualche altra materia. Ma non saltiamo mai matematica per recuperare ginnastica. E non lo dico per me, tanto io salto sempre su e giù dagli alberi. Ma i ragazzi… alcuni sono un po’ sovrappeso, non si muovono mai. E se gli fai saltare pure un’ora di ginnastica a scuola andiamo di male in peggio. E questa non è solo un’abitudine della nostra maestra, ma di tutte le maestre della scuola. E non è giusto!” disse lo scoiattolo, battendo leggermente le minuscole manine sulla scrivania del preside.

“Va bene, Gigi, proveremo a spiegare a Domenico cosa dire al Ministro. Magari tu puoi suggerire dallo zaino, se si dovesse far prendere dall’emozione.”

“Va bene, preside, grazie di avermi dato ascolto e arrivederci”, lo scoiattolo Gigi lo salutò e si sentì meglio dopo aver detto tutto quello che pensava della scuola.

Finalmente arrivò il giorno della partenza. Tutti gli scoiattoli del parco erano usciti per salutare Gigi.

“Buon viaggio, Gigi, e divertiti”, dicevano. La mamma scoiattolo aveva gli occhi pieni di lacrime e pure il papà sembrava molto emozionato.

Gigi era seduto sul pullman vicino a Domenico e davanti a loro c’era il bidello Raffaello con la maestra. Il bidello teneva in mano una campanella recuperata dalle scatole degli addobbi di Natale. Non voleva separarsene, non sapeva se potesse esserci la necessità di farla suonare per qualche motivo. E infatti, quando i ragazzi diventarono troppo rumorosi, si alzò e la fece tintinnare:
“Ragazzi, calmatevi un po’, a me e alla maestra rimbombano le orecchie.”

I giorni passati a Roma furono indimenticabili. Lo scoiattolo Gigi vide tante cose nuove che poi avrebbe raccontato e descritto agli altri scoiattoli. Riuscì a sbirciare dallo zaino nei musei e vide tanti indimenticabili quadri e imponenti statue. Domenico riuscì a trasmettere al Ministro le idee di Gigi, che promise di valutarle bene e di cercare una soluzione. Ma le giornate passarono così alla svelta e si doveva tornare a casa. Mancava solo la visita allo zoo e Gigi era un po’ impaziente di vederlo.

Così i ragazzi prepararono le valigie per il ritorno e salirono sul pullman; erano un po’ chiassosi, come sempre.

“Si va allo zoo”, qualcuno gridava allegramente.

Quando arrivarono davanti allo zoo, allo scoiattolo Gigi iniziò a battere forte il cuore dall’emozione. “Chissà che aspetto avevano i leoni, gli elefanti e le giraffe?” si chiese. Non gli avevano raccomandato che allo zoo doveva stare nello zaino e per questo Gigi era contento. Non era bello fare il clandestino.

Varcarono il cancello dello zoo e i ragazzi mostrarono i biglietti. Gigi stava sulla spalla di Domenico. Aveva notato che il bigliettaio lo guardava in modo incuriosito, ma non disse nulla. Gigi moriva dalla voglia di vedere i suoi nuovi amici animali.

“Guardate una zebra”, diceva qualcuno.
“Là c’è una tigre”, aggiungeva un altro.
“Che buffe le scimmie”, ognuno aveva da dire qualcosa.

Solo lo scoiattolo Gigi restò in silenzio. I ragazzi e la maestra si fermarono davanti a ogni gabbia e leggevano i cartelli che spiegavano in che zone vivessero solitamente quegli animali e di che cosa si nutrissero. Così Gigi apprezzò le nuove informazioni, ma continuò a rimanere in silenzio. E, una volta saliti sul pullman, mantenne quell’espressione seria e anche la maestra si accorse del suo cambiamento d’umore.

“Che cosa c’è, Gigi, non ti è piaciuto lo zoo?” gli chiese la maestra, sedutasi vicino a lui.

Lui non rispose alla sua domanda, ma le chiese:
“Maestra, esistono gli zoo umani?”

“Che cosa dici, Gigi? Come fanno a esistere gli zoo umani?”, rideva la maestra, stupita da quella insolita domanda.

“Per esempio, si mette un italiano in gabbia e si scrive sul cartello: a questo esemplare italico piace molto mangiare la pasta. A un inglese si scrive: dai modi molto garbati, beve volentieri il tè. Per un giapponese: dagli occhi a mandorla, vive nel paese dove sorge il sole, e così via.”

La faccia della maestra diventò cupa.

“Ma Gigi, questa sarebbe una prigione, ti rendi conto di che cosa stai dicendo?”

“E per gli animali non lo è?” replicò lo scoiattolo, infastidito.

Allora la maestra capì cosa avesse in mente Gigi e non seppe rispondergli.

Così questa gita finì e Gigi tornò nel suo parco, dove lo aspettavano impazientemente i suoi amici scoiattoli. Aveva tanto da raccontare, ma sullo zoo preferì non dire nulla.

Si ritrovò però a cambiare opinione sulle persone. Capì che non aveva nulla da invidiare agli umani, anche se andava d’accordo ed era affezionato a molti di loro. Si era reso conto che lui apparteneva soltanto al mondo degli animali e non gli dispiaceva affatto. Era proprio contento di Madre Natura, che l’aveva fatto nascere scoiattolo.

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