28Set
2015

L’ippopotamo Giacomino

Fiaba di: Pino Cuomo

Pubblicità

Questo spazio permette al sito di offrire in modo gratuito tutti i suoi contenuti!



La fiaba

Quella mattina, nella savana Africana, mamma e papà ippopotamo, erano arrabbiatissimi e pensierosi, il loro unico figlio Giacomino, come al solito tardava ad arrivare, ed era quasi sera.

Signora aquila, la prego, lo va a cercare? Su! Non si preoccupi! Rispose La signora aquila, parto subito e mentre stava per alzarsi in volo, da lontano, stanco, affaticato e affamato si presentò Giacomino.

Scusa mamma! L’antilope Susanna, mi ha chiesto se le facevo compagnia, era una passeggiata di 5 minuti.

Giacomino tu mi farai morire di crepacuore, ma lo vuoi capire che non puoi tenere il passo con le antilopi? sono veloci, tu non ce la potresti mai fare a stargli dietro, ma perché non giochi con le tartarughe e gli elefanti?

Quando all’improvviso un gruppo di gatti selvatici incominciarono a ridere a crepapelle…. È perché sei grasso come un palloncino! Andate via cattivi! Noi ippopotami, siamo grassi perché è la nostra natura.

Via! Via! Ma i gatti continuarono a prendere in giro Giacomino, che se la prese un pò.

Mamma è vero che sono grasso come un palloncino?

No! Piccolo mio, noi ippopotami siamo lenti sulla terra, ma in acqua siamo veloci e poi non te la prendere i gatti sono giocherelloni e abbracciò Giacomino.

Grazie mamma!

I giorni trascorrevano come sempre nella calda Savana, quando all’improvviso, si udirono delle urla di aiuto.

Correte! Correte! I gatti sono caduti nel fiume e stanno annegando, subito le gazzelle furono le prime a correre, seguite dalle zebre e dalla giraffe, anche il serpente, curioso, strisciando s’incamminò verso il fiume.

Si formò un gruppo di animali ad osservare, ma nessuno si buttava nel fiume per salvare i poveri gatti, che, aggrappati ad un albero, erano allo stremo delle forze e si stavano abbandonando. Un grosso coccodrillo li fissava muovendo una lingua enorme, pensava al succulento pranzetto che si stava preparando per lui.

Poveretti! Dicevano gli animali curiosi, ma nessuno poteva fare niente per aiutarli, era troppo pericoloso con il coccodrillo, quando all’improvviso un boato enorme, fece straripare una parte del fiume, ma che cosa era una montagna? Un Macigno? No! Era Giacomino che piombò addosso al povero coccodrillo, facendolo scappare a zampe levate, sembrava un motoscafo, correva e urlava: Sono stato investito da un treno! Aiuto! Aiuto! Sono stato investito da un treno!

I poveri gatti, tutti bagnati e malconci erano salvi, ma non esitarono nel chiedere scusa a Giacomino, che li perdonò.

Diventarono amici inseparabili e dissero: viva i grassottelli! Ci pensate se Giacomino era un grissino?…. Che fine facevamo noi poveri gatti?

Commenta la fiaba



Altre fiabe che potrebbero piacerti