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La marmotta e il riccio postino

Riccio con cravatta e marmotta passeggiano insieme in un bosco al tramonto tra luci calde e alberi morbidi

Sulla cima di una montagna c’era un fitto bosco dove abitavano molti animali. In questo mondo speciale tutti gli abitanti avevano un ruolo preciso.

Il riccio faceva da postino. Girava in bicicletta e distribuiva la posta agli altri animali. Era sempre indaffarato, perché le lettere e le bollette erano tante ogni giorno. Il riccio era un tipo molto educato e raffinato, vestito sempre in modo elegante. Mentre lavorava portava sempre una cravatta che gli stava molto bene. Gli dava forse un aspetto un po’ troppo serio per la sua età, ma era contento così. Anche quando si esprimeva usava sempre parole colme di attenzioni e riguardo per gli altri: per favore, grazie, mi permetta, mi consenta, mi scusi eccetera, il che non era da tutti.

In questo bosco abitava anche una bella marmotta. Tutti sapevano quanto fosse carina e molti animali erano invaghiti di lei. Tra loro c’era anche il riccio postino. Era sempre in attesa che alla marmotta arrivasse qualche lettera, bolletta o un pacco da consegnare. Ma non aveva mai avuto il coraggio di chiederle di uscire perché era molto timido. Naturalmente la marmotta si era accorta della sua cotta, perché diventava sempre rosso quando le parlava e a volte persino balbettava. A lei sembrava simpatico e una volta gli chiese di uscire insieme, perché sospettava che il timido riccio non avrebbe mai fatto il primo passo.

Come era felice il riccio, anche se avrebbe preferito che la proposta fosse arrivata da lui.

“Solo a passeggiare un po’, così a fare due passi insieme”, gli disse lei.

“Naturalmente, anch’io volevo dirti la stessa cosa”, rispose il riccio allegramente.

Si misero d’accordo di uscire un giorno dopo il lavoro e fu la passeggiata più bella che il riccio avesse mai fatto in vita sua. Chiacchieravano di tante cose, avevano molti interessi in comune. Quando arrivò il momento di salutarsi, il riccio le mise istintivamente il braccio intorno alle spalle e lei, infastidita, si mise a gridare:

“Che cosa fai, non vedi che mi pungi, imbranato che non sei altro? Mi hai fatto male, la mia pelliccia è delicata, non ti rendi conto?”, era furibonda. Il riccio rimase molto male dell’accaduto.

“Mi permetti di scusarmi, marmotta, l’ho fatto senza pensarci. Tra noi ricci ci salutiamo così e mi sono persino dimenticato che sono ricoperto di aghi”, il riccio cercò di spiegare l’accaduto.

Ma la marmotta non ne volle sapere delle sue scuse e continuò a urlare:

“Trovati qualcun’altra da pungere”.

“Sono desolato, marmotta, non lo faccio più, te lo prometto”, cercò di convincerla, scusandosi ripetutamente.

Ma lei tornò indietro senza neanche salutare e il riccio rimase molto, molto male.

Così passarono alcuni giorni e il castoro invitò la marmotta a uscire con lui. Di sicuro non era timido come il riccio. La marmotta accettò.

“Almeno lui non punge”, si disse.

Così si incontrarono per stare un po’ insieme. Ma improvvisamente il castoro iniziò a fare le puzzette.

“Ma ti pare una cosa da fare davanti a me, che sono una signorina?” la marmotta era incredula.

“Cosa ti lamenti, marmotta, ho mangiato pesante. Perché, ti dà fastidio? Non sei mica una principessa”, le disse senza imbarazzo.

“Me lo chiedi pure, vergognati!”, gli urlò la marmotta e se ne andò.

“Ma guarda questa, presuntuosa”, le gridava dietro il castoro, offeso.

Alla marmotta venne in mente il riccio e pensò a come si comportasse sempre in modo così educato ma anche piacevole. Di sicuro lui non le avrebbe risposto così maleducatamente.

La marmotta era attraente e, vedendola libera, anche gli altri animali provarono a conquistarla. Fu la volta del coniglio e la marmotta accettò di uscire con lui. Mentre parlava, il coniglio in continuazione muoveva il naso, che era una cosa un po’ fastidiosa per la marmotta. Ma quando iniziò a fare i ruttini, lei se ne andò senza dire niente. E ancora una volta si ricordò del riccio e dei suoi modi educati. Anche il coniglio le gridava dietro dicendo cattiverie.

Quando la marmotta uscì con lo scoiattolo, le girava la testa perché lui camminava a zig-zag accanto a lei e in più diceva un sacco di parolacce. Dopo di lui la marmotta uscì anche con il gufo, che in continuazione girava la testa all’indietro facendo versi strani e parlava anche con qualcun altro mentre era in sua compagnia.

“Basta, non voglio più uscire con nessuno, sono tutti così maleducati”, pensò la marmotta. Però le venne in mente che l’unico animale educato e gentile era il riccio. Iniziò a pensare a lui e a chiedersi se le avesse veramente fatto così male con i suoi aghi. Ma sapeva anche che lui non avrebbe di sicuro avuto il coraggio di invitarla nuovamente a uscire dopo quello che era successo.

Un bel giorno arrivò una lettera per la marmotta e il riccio si trovò di nuovo davanti a lei, tutto imbarazzato.

“Buongiorno, marmotta. Dovrei consegnarti questa lettera, se permetti. Vado via subito, spero di non averti disturbato.”

Ma prima che se ne andasse, lei gli disse:

“E se facciamo un’altra passeggiata insieme?”.

Il riccio quasi non svenne dall’emozione.

“Mi piacerebbe molto, marmotta.”

Così uscirono di nuovo insieme e passarono un pomeriggio divertente, apprezzando la compagnia reciproca. Ma quando fu il momento di salutarsi, il riccio di nuovo, inavvertitamente, mise il suo braccio intorno alle spalle della marmotta ma, appena si rese conto di cosa stava facendo, lo ritirò subito.

“Mi scuso sinceramente, marmotta, puoi perdonarmi? Mi sono dimenticato ancora dei miei aghi. Potrai mai perdonarmi? Sono proprio un disastro”, disse con gli occhi pieni di lacrime.

“Riccio, hai forse arrotondato le punte dei tuoi aghi? A me non punge più niente, non mi fanno neanche solletico”, gli disse la marmotta sorridendo.

“Non l’ho fatto”, rispose sorpreso il riccio.

Da allora continuarono a frequentarsi e, dopo qualche anno, si sposarono. Fu una bella cerimonia, anche se alcuni animali invidiosi dicevano:

“Ma che cosa fa una bella così con quello lì?”.

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