31Lug
2015

Fata Selvina

Fiaba di: Rita Bimbatti

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La fiaba

Sara e i suoi amici, durante le vacanze estive, si divertivano a fare lunghe passeggiate nel bosco a pochi passi dal loro paese. Quando il sole iniziava il viaggio verso il tramonto, si sdraiavano sulla soffice erba fresca a guardare dall’alto gli splendidi riflessi color rosso e oro filtrare tra i rami degli alberi.

Un giorno, ritornando nel bosco, si trovarono davanti una scena davvero triste: cartacce di ogni genere sparse ovunque, bicchieri e piatti di plastica sparpagliati, avanzi di cibo inondati da file di formiche che marciavano indifferenti. La natura pareva soffocare.

“Che disperazione! I turisti vengono a fare pic-nic e poi non ripuliscono nemmeno!” disse Sara con tristezza.

“Già…guarda che montagna di rifiuti vicino al torrente!” esclamò Luca.

“Dobbiamo fare qualcosa, non possiamo lasciare così sporco” ribadì Anna.

Nel mentre, probabilmente disturbato dalle vocine acute dei bimbi, un Orco li vide e si appostò dietro un grosso cespuglio.

“Iniziamo a ripulire, dai amici!” disse convinta Sara.

Improvvisamente, l’orribile creatura sbucò e iniziò ad imprecare contro i piccoli.

“Io amo lo sporco! Lasciate sporco il mio bosco! Andatevene o vi mangiò!” iniziò ad urlare l’Orco.

I bambini spaventati iniziarono a correre.

“Fermatevi mocciosi!” disse il mostro.

Poi cominciò a dimenare le sue grandi mani, lanciando piccoli semi che appena giunti sul terreno svilupparono enormi ortiche tutt’intorno. Non contento, fece un profondo respiro, riempiendo bene i polmoni, poi soffiò così forte da spezzare i rami degli alberi e fare cadere tutte le loro foglie, mentre scure nubi all’orizzonte avevano oscurato il sole.

Nel bosco, mentre il vento agiva impetuoso, si levò una sorta di rituale magico dal sottofondo:

“Fata Selvina, Fata Selvina, la Natura ti chiama, la Natura ti invoca! Fata Selvina, Fata Selvina!”

Un grande albero di faggio iniziò a scindersi al centro, finche’ ne uscì una minuscola fatina, con un enorme cappello verde smeraldo poggiato su lunghi capelli biondi, che sbatteva le alette sottili e quasi trasparenti, restando sospesa a mezz’aria.

I bambini erano ritti in piedi, con il naso all’insù e la bocca spalancata, increduli di fronte a ciò che stava succedendo.
“Piccoli miei, non abbiate paura! Sono la fata del faggio, e sono qui per aiutare la nostra natura e sconfiggere l’Orco!” disse la fatina.

Poi scosse leggermente la bacchetta che teneva nella mano, mentre da terra si levava un tripudio di scie luminose.

In un vortice sopraggiunto, il terribile Orco si dematerializzò completamente, le nubi scure lasciarono il posto ad un tramonto color porpora, le ortiche si appassirono all’istante, i rifiuti sparsi a terra svanirono.

“Ecco bambini, adesso potete giocare tranquilli nel vostro bosco…e mi raccomando…amate e rispettate sempre la natura! Addio!” gridò fata Selvina. Poi scomparve nel nulla.

“Arrivederci, amica fata! Non ti dimenticheremo mai” mormorarono i bambini, ancora increduli.

Si guardarono l’un l’altro e senza dire una parola, si incamminarono lungo il sentiero di ghiaia che li avrebbe riportati verso il loro paese.

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