09Ott
2017

La corona medioevale

Fiaba di: Licia Calderaro

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La fiaba

Nell’antico medioevo, una bellissima principessa sedeva imperiosa sul suo trono. Era alta, bella e molto intelligente. Pur essendo molto avvenente e di carattere fiero, non aveva mai accettato di sposarsi, aveva rifiutato ogni proposta di matrimonio offertale, suscitando la rabbia dei pretendenti. Alla principessa Isabella (questo era il suo nome) non le importava indossare una fede al suo anulare sinistro, l’unica preoccupazione che le stava a cuore era la felicità e il benessere dei suoi sudditi.

Era ben voluta da tutti, il suo motto era quello di regnare con saggezza e giustizia senza fare distinzioni tra ricchi feudatari e contadini del villaggio, e per nulla al mondo usava utilizzare i metodi meschini e ingiuriosi del suo defunto padre, ovvero seviziare e giustiziare chiunque fosse stato accusato anche del più piccolo misfatto, senza nemmeno una prova certa. La figlia del re ricordava ancora perfettamente la cattura e l’imprigionamento nei sotterranei ai danni di un povero boscaiolo con la sola accusa di aver rubato un pezzetto di pane per sfamarsi, tutto questo per la principessa era inammissibile, figurarsi uno sposalizio con un uomo simile al precedente re.

“Altezza reale, dovete considerare l’idea di maritarvi. Vostro padre è passato in miglior vita e il vostro regno ha bisogno di eredi. Siete giovane e bella, persino le principesse delle terre lontane sono invidiose della vostra straordinaria bellezza, non potete rifiutare ancora a prendere marito, ricordate che potete diventare regina solamente sposandovi.” Era questo ciò che le dicevano i suoi consiglieri mentre ella rimaneva seduta impassibile sul suo trono imbottito di velluto. Pareva sorda, come se le parole dei consiglieri non le arrivassero chiare e distinte fino alle sue regali orecchie.

Continuava a rimanere ferma e decisa nel suo proposito di non sposarsi, non faceva altro che ripetersi mentalmente che non aveva bisogno di uomo arrogante accanto a sé. Ma ben presto tutta la sua determinazione cominciò a tentennare, in cuor suo sapeva che i suoi fidati consiglieri avevano ragione, non poteva rimanere sola per il resto della sua vita, non poteva permettere che il suo feudo rimanesse incustodito. Inclinò la testa all’indietro, facendo ricadere i suoi meravigliosi capelli ramati all’altezza della sue spalle e ci pensò su per qualche secondo. Improvvisamente le balenò un’idea nella mente e alzandosi di scatto esclamò:

“Miei cari, ho deciso di accontentarvi. Ma sposerò solamente chi riuscirà a trovare una corona dello stesso colore ramato dei miei capelli, adornata con sole pietre verdi come il colore dei miei occhi.”

“Ma principessa Isabella” replicò indignato uno dei consiglieri “una corona del genere non esiste sulla faccia della terra, le corone sono fatte con oro e diamanti. Sarebbe stato più facile se voi foste stata bionda e i vostri occhi fossero stati bianchi come la neve, ma come potete pretendere una corona rossa come il rame e verde come l’erba?”

“Lord Leonard, state per caso disdegnando l’aspetto fisico della vostra reale?” rispose sarcastica Isabella.

“Ma no, no. Non intendevo questo” arrossì il lord “è solo che una corona così non esiste, se ci tenevate tanto ad avere un oggetto simile, potevate farvela fabbricare dai maniscalchi dei tanti pretendenti che avevate rifiutato.”

“Oh, invece esiste.” continuò altezzosa la principessa “ E sposerò chi riuscirà a portarmela, proclamate subito un bando dove lancio questa sfida e niente lamentele.”

Detto questo, la principessa Isabella si raccolse la sua tunica di seta e si ritirò nelle sue stanze accompagnata dalle dame di compagnia.

Tutti i ragazzi aspiranti al trono si dettero da fare nel cercare quella fantomatica corona ma con insuccesso, erano molto delusi e irritati, e cominciarono a dubitare della sua esistenza. Che la loro sovrana avesse usato una scusa simile a quella della regina greca Penelope per rigettare i corteggiatori, prendere tempo e aspettare il ritorno del suo amato Ulisse? Tutto era possibile.

Nel frattempo, un giovane cavaliere di nome Kaspar venne a sapere delle intenzioni della splendida principessa. Egli, anni addietro, aveva salvato Isabella da un branco di lupi famelici e dopo quel rocambolesco salvataggio entrambi diventarono buoni amici, ma la loro amicizia si trasformò subito in amore. Avevano intenzione di fuggire e vivere la loro vita insieme lontani dal castello, poiché il re non ammetteva concedere la mano della sua nobile figlia ad un povero soldato squattrinato, senza titoli e senza onori.

A nulla valsero le suppliche di Isabella, non le servì a niente tentare di convincere il proprio padre che se non fosse stato per quel coraggioso ragazzo, lei non sarebbe stata lì a parlargli. Con le lacrime agli occhi, la fanciulla raggiunse velocemente la casetta dove abitava Kaspar, gli raccontò ogni cosa e che se avesse fatto solamente la prova a scappare con lui, il malvagio re lo avrebbe sicuramente ucciso. Come pegno del suo amore, Isabella gli regalò una coroncina di forma circolare, elaborata con il rame e impreziosita con delle schegge di smeraldo.

“Custodisci con cura questa corona” gli disse la principessa con voce triste “ogni volta che la guarderai, penserai a me. Prometto che non mi impegnerò con nessun’ altro uomo fino a quando non me la riporterai, l’ho chiamata con il nome di corona medioevale, ricordatelo bene e non dimenticarlo, solo così potrò essere sicura di non essere ingannata.”

Affidata nelle mani di Kaspar, Isabella corse speditamente verso il maniero prima che suo padre si accorgesse della sua assenza. Kaspar avrebbe voluto fermarla per darle un ultimo abbraccio, ma non lo fece. Si limitò a lasciarla andare e a custodire per tanti anni il prezioso regalo all’interno di uno scrigno.

Quando il giovane udì il bando proclamato dai servitori, capì che finalmente era arrivato il momento di ricongiungersi con la sua amata e stavolta niente e nessuno glielo avrebbe impedito. Sellò immediatamente il suo cavallo e partì al galoppo. Arrivato al castello, il bel cavaliere chiese immediatamente udienza alla principessa Isabella.

La reale dama non si fece attendere, arrivò nella sala del trono e si sedette. Kaspar ne rimase incantato, era ancora più bella di come se la ricordava, con i suoi capelli fulvi e gli occhi verdi come un prato primaverile. Persino lei ebbe un brivido quando vide quel bel cavaliere dai capelli biondi e gli occhi azzurri, c’era qualcosa in lui che la affascinava e non riusciva a distogliere lo sguardo, era sicura di averlo già visto tanto tempo fa. Tuttavia, voleva essere certa se i suoi sospetti fossero fondati.

“Mio intrepido suddito, avete trovato ciò che altri hanno cercato invano?” domandò la principessa senza troppi preamboli.

“Si, altezza. Sono riuscito nel mio intento. Vi ho riportato quella che voi avete definito la corona medioevale.”

“Kaspar!” esclamò Isabella felicemente, alzandosi prontamente dalla sua postazione “allora non mi sono sbagliata, sei proprio tu.”

“Si, sono io.” Rispose il giovane sorridendo.

I due, accorciarono la distanza che li separava correndo uno tra le braccia dell’altro. Improvvisamente ci fu uno scoppio di applausi e grida di allegria. Finalmente Isabella e Kaspar potevano vivere in pace il loro amore. Si sposarono e diedero il via ai festeggiamenti e insieme portarono gioia e prosperità al loro regno.

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