05Giu
2015

Chioma Scarlatta

Fiaba di: stefanella

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La fiaba

Era una bella giornata di sole, un giorno importante a detta degli antichi saggi della tribù delle Chiome Nere.

Nell’aria si respirava un’energia positiva, un’atmosfera d’infinita eccitazione, tutti erano in attesa di qualcosa che era scritto nel cielo da tempo, ma nessuno avrebbe mai immaginato quali conseguenze avrebbe causato.

-E’ NATA! E’ NATA!-

-SENTI COME STRILLA!-

-CHE VAGITI CHE EMETTE!-

-SARA’ UNA GRANDE GUERRIERA!-

-E’ NATA! E’ NATA!-

Per giorni interi nel villaggio indiano non si sentiva altro che il riecheggiare della lieta novella; tutti erano ansiosi di vedere questa meraviglia.

Il capo tribù Naso Nasone sentiva però che c’era qualcosa che non andava nell’aria, non a caso gli fu dato questo nome, riusciva a fiutare i guai anche a distanza di giorni, mesi, anni…

Naso Nasone prese la bambina, la portò fuori dalla tenda per farla ammirare al suo popolo e ringraziare il cielo per il dono concessogli, ma non appena i raggi del sole illuminarono la testolina della piccola, tutti si accorsero che aveva i capelli rossi e ad un tratto questi emanarono una luce così intensa e luminosa che sembrava un fuocherello ardente, persino il sole dovette indossare gli occhiali per non rimanere folgorato dalla sua luce.

Nella tribù delle Chiome Nere non era mai accaduto un avvenimento così eccezionale, la luce che emanavano quei capelli rossi era così potente che poteva essere visibile anche dalle tribù nemiche; e questo era un grande, grave problema.

Nei giorni che seguirono fu consultato il vecchio saggio indiano Gufone Barbuto, colui che consultando l’oracolo aveva tutte le risposte per ogni domanda, ma il motivo per il quale la piccola nacque coi capelli rossi e con questa sua particolare dote, con la quale era in grado di illuminare l’intero villaggio, non poteva ancora rivelarlo.

-Gli spiriti della natura mi hanno detto che solo a tempo debito e nel momento propizio, sarà rivelato questo grande mistero!- disse Gufone Barbuto

Tutto il villaggio rumoreggiava, rimase stupito sentendo quelle parole.

-Fino a quando la bambina- riprese a parlare il vecchio saggio –non avrà raggiunto dieci primavere, dovrà nascondere questa sua particolare dote di illuminare il giorno e la notte, e nessuno, dico nessuno, dovrà mai svelare questo segreto.-

-Come riusciremo a nascondere tutto ciò?- chiese l’indiano Volpe Astuta

-Cuciremo un cappello di foglie che la piccola dovrà indossare sempre fino all’età di dieci anni e poi consulteremo di nuovo gli spiriti della natura per avere delle risposte, ma fino ad allora bisogna attendere che gli venti si svolgano.-

La vita nel villaggio riprese serenamente. La piccola cresceva sana e bella, era allegra, vivace, ma non riusciva proprio a sopportare quel fastidioso cappello di foglie, le procurava un prurito irresistibile e spesso lo toglieva, e per questa ragione veniva continuamente sgridata e additata da tutti.

Un giorno al compimento del decimo anno, la piccola indiana si reca sulle sponde del fiume, era sicura che lì nessuna l’avrebbe vista, il fiume era lontano dal villaggio, quindi non viera alcun pericolo; aveva una grande voglia di togliersi quel cappello di foglie, e così fece, ma… non si accorse che qualcuno la stava spiando, era proprio lui, il nemico di tutti i nemici, il terribile Orso Spazzattutto, capo della tribù dei Ciccioni Mangiatori, questi andavano a caccia di tutte le tribù vicine e facevano razzia del loro cibo, rubavano tutte le provviste che trovavano e rendevano schiavi chi riuscivano a catturare.

La piccola indiana ad un certo punto si accorse di essere osservata, ed ella corse più veloce che poté, doveva dare l’allarme al suo popolo, ma i nemici le stavano alle calcagna, lei non si fermò, corse come un fulmine e riuscì ad arrivare in tempo, ma nella corsa perse il suo cappello di foglie, e per questo si era resa visibile ai suoi nemici:

-Aiuto! Aiuto! Presto, presto armatevi! Orso Spazzututto ci ha trovato, dobbiamo difenderci!-

-Se riusciamo a scamparla avrai una punizione esemplare, ti abbiamo sempre raccomandato di non togliere il cappello di foglie in luoghi dove potevano vederti- disse il capo tribù incollerito.

Fu una dura battaglia, ma la tribù delle Chiome Nere ebbe la meglio, con il coraggio e la loro unione riuscirono a scacciare la tribù dei Ciccioni Mangiatori e a salvare le loro provviste, ma i problemi non erano finiti, la tribù nemica sarebbe tornata all’attacco per saccheggiare il villaggio e bisognava correre ai ripari.

La piccola indiana sapeva che questa volta il guaio che aveva combinato era proprio un grosso, grosso guaio, e le ire del capo tribù sarebbero state funeste. Così decise di abbandonare il villaggio, fece il suo minuscolo fagottino e si incamminò verso la montagna, in cerca di un riparo sicuro e ben nascosto. Ella era certa che lì nessuno l’avrebbe trovata e finalmente avrebbe potuto liberarsi di quel fastidioso cappello di foglie.

Intanto la tribù delle Chiome Nere si stava organizzando per raccogliere tutti i loro averi e mettersi alla ricerca di un luogo più sicuro dove vivere tranquilli. Ma dove andare? Il vecchio saggio Gufone Barbuto consultò l’oracolo per avere una risposta. Dopo alcuni giorni ecco il responso tanto atteso, la via per la salvezza…, ma in tutto questo attendere e la confusione per i preparativi, c’era una persona che soffriva tanto: la mamma della piccola indiana. Ella piangeva sempre era disperata, non aveva notizie della sua bimba ed era molto preoccupata.

L’oracolo parlò e il vecchio saggio riferì:

-La partenza è prevista per questa notte, dobbiamo seguire una stella rossa in cima alla montagna, lei ci indicherà la via per la salvezza.-

Dopo aver camminato per diversi giorni, la piccola indiana, giunse con tanta fatica e non poche difficoltà, sulla cima della vecchia montagna:- Se mi nasconderò dietro di te mia cara amica montagna, nessuno riuscirà più a vedermi ed io potrò vivere tranquilla, anche se sarò sola, ma tu mi proteggerai!- disse la bambina con coraggio.

Non appena la piccola si sporse per osservare il panorama dietro la montagna, vide un luogo meraviglioso, si estendeva una valle fiorita dai profumi inebrianti e dai mille colori che riempivano i suoi occhi di gioia e di incanto.

-Questa notte mi fermerò a riposare sulla tua cima cara montagna, domani scenderò a valle e finalmente potrò essere libera!-

Quella stessa notte, la tribù delle Chiome Nere, in viaggio già da alcuni giorni, giunse sulla cima della montagna, seguendo sempre la luce della stella rossa. Erano le prime luci dell’alba, quando si accorse che la stella dalla luce rossa che li aveva accompagnati e seguiti fino a destinazione, altro non era che i capelli rossi della piccola indiana. Il capo tribù la accolse a braccia aperte:

-Tu sei stata la nostra salvezza, ecco quale era la tua missione, tutto il tuo popolo te ne sarà riconoscente, questa tua dote di illuminare il mondo si è rivelata la speranza per tutti noi, il tuo essere diversa è stata la ricchezza più grande che gli spiriti della natura potessero donarci-

A quelle parole la luce intensa dei capelli rossi della piccola indiana si affievolì, quasi a sparire del tutto, ma il vecchio saggio rivelò con risolutezza ciò che fino da allora non poté raccontare al suo popolo:

-La luce che i tuoi bei capelli rossi hanno emanato fino adesso, non ti ha abbandonato, è un dono che potrai usare quando lo riterrai più opportuno, illuminare le tenebre della notte, dare forza e sostegno al sole quando il gelo ricopre il cuore della vecchia montagna e difendere il tuo popolo accecando il nemico con la luce della tua speranza. Tante altre cose potrai fare, sarai tu a decidere come gestire questo tuo dono, basta chiudere gli occhi concentrarti sull’obbiettivo da raggiungere e la luce si accenderà intorno a te. Così hanno parlato gli spiriti della natura, questa è la loro volontà! Da oggi in poi il tuo nome indiano sarà: Chioma Scarlatta, indiana della tribù delle Chiome Nere, la luce del popolo.-

E la mamma di Chioma Scarlatta, mi domanderete voi?

Non appena ritrovate si sono abbracciate lungamente e adesso inseparabili, felici di vivere nella valle fiorita.

La diversità della piccola indiana ha arricchito il suo popolo, ha portato gioia e speranza, ha portato la luce negli occhi di chi non riusciva più a vedere col cuore.

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