12Nov
2015

Alla nostra amicizia

Fiaba di: Licia Calderaro

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La fiaba

SPLASH!

Un enorme tonfo nell’acqua fece strillare a gola serrata Carla, Elena, Fabiola e Clara. Leggermente irritate, si voltarono verso la loro compagna, la quale, invece, rideva di gusto. Non era stato per niente bello essere schizzate in quel modo barbaro, mentre provavano ad abituarsi alla temperatura marina, prima di decidere ad immergersi del tutto. Specialmente la sera.

“Licia, giuro che adesso ti affogo!” urlò Fabiola sfregandosi le spalle con entrambe le mani e rabbrividendo.

“Ah, ah, ah!” continuò a ridere la ragazza nuotando verso il largo con delle enormi bracciate “e dai, quanto siete esagerate. Vi ho viste indecise e così vi ho dato una mano a tuffarvi. Eppure dicono che alla sera l’acqua del mare sia più calda.”

“Certo, aspetta solamente che ti metta le mani addosso, è stata tua l’idea di passare la serata sulla spiaggia e adesso lascia che ti ricambi il favore!” Esclamò Fabiola legandosi i suoi lunghi capelli corvini con un elastico e avanzando a fatica nell’acqua, cercando di raggiungere Licia per ripagarle dello scherzo appena fatto.

“Aiuto, uno squalo mi insegue!” Strillò Licia cercando di sfuggire alla furia a cui stava per andare incontro.

“Ora te li do io gli squali, dispettosa!” Non con poca fatica, Fabiola riuscì a raggiungere Licia. Ormai non sentiva più freddo, anzi, cominciava a sentire un forte calore. Le onde del mare la massaggiavano dolcemente ritemprandola della stanchezza della giornata. In fondo, l’idea della spiaggiata serale non era stata poi così male. Nel lasso di un secondo, Fabiola afferrò Licia per un braccio facendole affondare la testa sott’acqua. Licia si dimenava e calciava farfugliando qualcosa, ma l’acqua salata le entrava nella bocca impedendole di parlare.

“E adesso come la mettiamo?” Ridacchiò Fabiola. All’improvviso una pallonata andò a colpire verso il punto in cui si trovavano le due ragazze. Fabiola, allentando la presa, scorse una palla arancione della Santos galleggiare tra le onde. In quell’attimo di distrazione, Licia si divincolò dalla presa della sua amica e afferrando la palla, la lanciò in direzione di Fabiola colpendola alla testa.

“Vuoi che ti affoghi di nuovo?” Rise Fabiola minacciando di raggiungerla nuovamente.

“No, grazie. Mi è bastato l’aperitivo di acqua e sale che mi hai appena fatto gustare.” Rispose Licia alzando le mani in segno di resa. Inclinando la testa all’indietro, la ragazza si lasciò abbindolare dal dolce cullare delle onde e alzando gli occhi verso il cielo, scorse la pallida luna piena che faceva capolino dalle nubi, inghiottite dal colore blu della notte. Come si poteva non amare i raggi lunari che andavano a colpire la massa scura del mare, regalando un riflesso meraviglioso. Certo, di giorno era altrettanto bello, ma di notte aveva un fascino particolare.

“Insomma, avete finito voi due?” Replicò Elena, allungando le braccia verso il pallone che galleggiava ancora sull’acqua facendo su e giù tra le onde. Clara e Carla le seguirono e sorridendo raggiunsero le altre due compagne. Licia e Fabiola si drizzarono di colpo e tutte insieme iniziarono a giocare a cinque si schiaccia schizzandosi dappertutto.

“Cinque!!!!!” Urlò a squarciagola Clara schiacciando come meglio poteva la palla, andando a finire al largo.

“Uffa, Clara. Ma è la milionesima volta che lanci la palla lontano” sbuffò Carla andando a riprenderla per l’ennesima volta.

“Mi dispiace, Carla. Ma la Santos è leggera, non è mica di cuoio.”

“Ragazze, io sono stanca. Ritorniamo in spiaggia.”

Carla si era avvinghiata al pallone, i lunghi capelli castani le erano appiccicati sulla fronte non spostandosi di un solo millimetro. Era infreddolita e le dite delle mani le si erano raggrinzite a stare troppo tempo in acqua. Con una leggera bracciata, si era spinta verso il bagnasciuga stringendo la Santos sotto al braccio. Le altre compagne l’avevano seguita a ruota, avevano giocato e scherzato abbastanza. Ora era arrivato il momento di mettere qualcosa sotto ai denti. Non avevano ancora cenato e la fame cominciava a farsi sentire. Le ragazze si sedettero sui rispettivi teli da mare scrollandosi la sabbia che si era attaccata sulla loro pelle. I loro costumi erano ancora parecchio gocciolanti. Licia afferrò le borse termiche e cominciò ad estrarre fuori parecchie buste, tra cui anche delle bottiglie di vetro, contenenti una buona aranciata. La ragazza aprì l’involucro delle carte e delle gustose focacce farcite con mortadella e provola, erano pronte per essere mangiate. Le narici delle sue compagne furono solleticate da quel dolce odore e ognuna prese il suo trancio di focaccia cominciando a mangiare con foga.

“Oh cavolo, ho dimenticato il cavatappi!” Esclamò Licia appoggiando le mani su entrambe le guance. Le sue amiche scoppiarono a ridere nel vederla così, era la coppia perfetta dell’Urlo di Munch.

“Certo, ridete pure, ma ora come apriamo le bottiglie di aranciata?”

“Ci penso io” la tranquillizzò Fabiola prendendo una bottiglia e usando il dorso di una forchetta come apribottiglie. Dopo vari tentativi andati a vuoto e agitando l’aranciata tra le mani, la ragazza riuscì finalmente a sollevare il tappo. Ma quel gesto fece uscire tantissima schiuma, andando a finire sugli asciugamani. Alla vista di quella schiuma, Fabiola si affrettò ad avvicinare il collo della bottiglia alla bocca e a bere le prime sorsate, prima che l’aranciata finisse senza nemmeno essere bevuta. La ragazza si asciugò la bocca con il tovagliolo di carta e aprì le altre bottiglie rimaste, stavolta con molta più attenzione. Improvvisamente Clara si alzò dalla sua postazione e prendendo la sua aranciata, alzò la bottiglia al cielo dicendo:

“Ragazze, io propongo un brindisi. Voglio brindare a questa magnifica serata, voglio brindare a tutto ciò che ci circonda e soprattutto voglio brindare alla nostra amicizia!”

“SIIII ALLA NOSTRA AMICIZIA!!!!!” urlarono le ragazze all’unisono facendo ticchettare le loro bottiglie a mo’ di cin cin. Appagati i morsi della fame e le arsure della loro gola, le ragazze si stesero supine sui teli e guardarono felici e beate il cielo stellato, scorgendo di tanto in tanto delle velocissime scie luminose.

“Guardate, una stella cadente, esprimete un desiderio!” continuavano a ripetersi l’un l’altra. Ma il loro unico più grande desiderio, era già stato esaudito: rimanere amiche per sempre, nella speranza di passare tante altre serate unite per l’eternità.

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