29Apr
2011
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Windy e il Sole

Fiaba di: Tina

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La fiaba

C’era una volta Windy, una finestra curiosa.

Windy si affacciava su un bosco e trascorreva l’intera giornata a ficcare il naso nei fatti di chi lo abitava.

Windy conosceva tutti gli uccellini che avevano il nido sui rami degli alberi del bosco. Sapeva riconoscerli uno ad uno: li aveva visti nascere, crescere, sposarsi, avere figli, volare via in autunno e ritornare in primavera …

Windy conosceva tutti gli alberi: alcuni già c’erano quando era stata costruita la casa in cui viveva; altri erano nati davanti ai suoi occhi e li aveva visti crescere e farsi largo tra i fusti che popolavano il bosco. Ma di tutti ne aveva osservato la timidezza quando l’autunno li aveva spogliati delle loro foglie ingiallite; li aveva visti tristi e nudi in inverno; li aveva visti tremolare quando i primi germogli avevano strizzato gli occhi alle tiepide carezze del Sole primaverile; li aveva sorpresi scuotere, vanitosi, le novelle verdi foglie al suono della bella stagione.

Windy sapeva che il colore delle foglie era opera del Sole.

Già, il Sole. Conosceva anche lui. Lo vedeva tutte le mattine uscire di gran lena dal bosco dopo averlo dipinto di rosa e salire fin su in alto nel cielo per diffondere la sua intensa calda luce gialla sulla terra.

Windy aveva osservato gli uccellini salire sulle alte cime degli alberi e, cinguettando, intonare un coro per richiamare il Sole a rientrare nel bosco. Ma il Sole aveva sempre ignorato l’invito: girava le spalle e cominciava  a scendere nella direzione opposta, fino a quando, nelle prime ore del pomeriggio, spariva dalla vista di Windy.
Da quel momento, la luce diveniva sempre più fioca, fino a svanire con l’arrivo della notte.

Il mattino seguente, però, il Sole era di nuovo lì, pronto a salire in alto nel cielo uscendo come sempre dal bosco.

Un giorno Windy decise che era giunto il momento di rispondere alla domanda che più la tormentava: «Dove mai andrà a finire il Sole?».

Per soddisfare la sua curiosità, chiese aiuto a un uccellino che si era posato sul suo davanzale.
«Ciao piccoletto, puoi farmi un favore?» – disse Windy con voce gentile.
«Certo, dì pure!» – rispose quello saltellando sulle sue zampette.

Windy chiese allora all’uccellino di andare a trovare sua sorella, la finestra del soggiorno, che si affacciava sul lato opposto della casa, per domandarle se le fosse mai capitato di vedere il Sole.

L’uccellino fece quello che gli era stato richiesto. Tornò dopo qualche minuto per riferire a Windy la risposta della finestra del soggiorno. Lei vedeva sempre il Sole fare capolino dal tetto della casa nelle prime ore del pomeriggio. Poi, dopo aver colorato il cielo di arancione e rosso, il Sole andava a nascondersi dietro la montagna. Allora giungeva la notte e anche lei, non vedendo più il Sole fino al pomeriggio del giorno dopo, si era sempre chiesta: «Dove mai andrà a finire il Sole?».

Windy era soddisfatta: finalmente aveva scoperto dove il Sole usava trascorrere il resto della sua giornata.

Restava ora da chiarire come facesse il Sole a tornare nel bosco.

Stavolta, però, Windy decise di affidare la risposta al suo intuito.

Pensò che il Sole per tornare nel bosco dovesse per forza attraversare la sua casetta e quindi passare sotto il pavimento e sotto le finestre … e dunque anche sotto di lei.
Sì, era un vero piacere pensarla così la soluzione!

Fu così che da quella sera Windy, prima di andare a dormire, attese il passaggio del Sole: era la sua carezza della buonanotte!

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