23Apr
2013
signora-tempo

La signora del tempo 21 // Una rigenerazione proibitiva

Fiaba di: marzia.o

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La fiaba

Qui tutte le puntate.

Clarissa pretese delle spiegazioni dal signore del tempo.

Luce le aveva detto che in teoria lei era già un medico che se fosse rimasta nello spazio le sarebbe stata riconosciuta la qualifica, e inoltre voleva sapere perché lui e Luce pensavano di esse gli ultimi signori del tempo. Il dottore le spiegò che le nozioni da lei apprese in quel periodo erano tali da potersi occupare delle varie patologie che affliggono i popoli dello spazio.

Clarissa gli chiese cosa intendesse Luce quando le aveva detto che un giorno lei sarebbe diventata davvero medico dello spazio, lui rispose che questo non lo sapeva, di chiederlo direttamente a Luce.

Infine rispose alla domanda sui signori del tempo dicendole: “Ti ho mentito”.

“Su cosa?”.

“Sui signori del tempo”.

“Non sei uno di loro?”.

“Si certo che lo sono”.

“E allora non capisco?”.

“Ti ho lasciato credere che i signori del tempo esistano ancora, ma sono tutti morti. Per un lungo periodo sono rimasto l’unico superstite della mia gente, poi è arrivata Luce”.

“Voi raccontarmi la tua storia?”.

Il signore del tempo prese una sedia vi si sedette e appoggiò i gomiti sul tavolo della cucina della casa di Clarissa, perché mentre parlavano, erano tornati nella casa della ragazza. Clarissa ascoltò in silenzio il racconto di Yaris, mentre lui parlava, aveva preparato il the. L’uomo rimescolava la bevanda ambrata ma in realtà era completamente assorto nel suo racconto, concluse con un sospiro nel dirle: “Per lo meno ora so che non sono solo”. Clarissa prese la scatola dei fazzoletti, e cominciò a soffiarsi il naso, perplesso lui le domandò: .

“Perché sono una scema, ecco perché”.

“Scusa, ma non capisco?”.

“Dico sempre a mia madre che non deve sempre ficcanasare nella vita degli altri, ed io cosa faccio? Ti obbligo a parlare dei momenti più dolorosi della tua vita. Non voglio perderti, voglio dire, non voglio perdere la tua amicizia, perché noi possiamo essere amici vero?”.

“Certo che possiamo”.

“O ne sono felice. Scusa”.

“Per cosa?”.

“Di come mi sono comportata quando eravamo nel ripostiglio, quando eravamo a Londra. Sai io sapevo benissimo che tu sei il compagno di Luce, io ho visto come ti guardava quando ti ha salvato la vita dopo che quella ti aveva succhiato il sangue”.

“Non ha importanza, ora è tutto più chiaro”.

“Grazie, ma volevo chiarire la cosa, insomma ero curiosa di sapere i tuoi sentimenti nei confronti di Luce”.

“Ok, ora ognuno di noi sa qual è il suo ruolo, ma adesso devo andare”.

In quel momento il telefono della ragazza suonò, era sua madre che le chiedeva di guardare la televisione che c’era sua sorella, la ragazza accese la tv. Yaris ascoltò distratto il comunicato stampa in tv. Un professore comunicò che avrebbe rivoluzionato la vita umana, ringiovanendo le persone anziane, e lo avrebbe dimostrato quella sera stessa. Una volta concluso l’annuncio Clarissa spense la tv e chiese: “Dove andrai?”.

“Ma non so ancora”.

“Stavo pensando che…”.

” Potresti venire con me?”.

“Se vuoi, ma a un patto”.

“E sarebbe?”.

“Io non sostituisco nessuno, né la ragazza che viaggiava con te prima, e soprattutto Luce”.

“Questo mi pare ovvio”.

“Volevo chiarire la cosa, e voglio essere trattata alla pari”.

“In che senso”.

“Che ti fidi di me, che non mi tratti come una palla piede”.

“Ma io non ti ho mai considerato tale. Ricordi quando ci siamo incontrati davanti all’ospedale?”, Clarissa annuì, <d’aiuto”.

.

“Ricordi viaggio nel tempo”.

“Quindi sapevi tutto quello che sarebbe accaduto quel giorno e in seguito?”.

“No, Il tempo ha delle regole non si mostra mai completamente, nemmeno a me, Luce avvolte vede ciò che può accadere, ma deve comunque lasciare che succeda, e può solo limitare i danni e risolvere i problemi”, la ragazza rimase in silenzio, e lui gli chiese, <>.

“Sì, si”. Rientrarono nella macchina del tempo, e partirono, ma quando si fermarono, erano ancora nella cucina della casa di Clarissa perplessa lei gli disse: <>.

“Sì, ma cosa ha detto quel tizio alla tv?”.

“Che rivoluzionerà l’esistenza umana”.

“Ah, be’ voglio proprio vedere come farà”.

“Ok allora stasera ci andiamo. Ci vuole l’abito da sera però”.

“Oh ce lo non preoccuparti”.

Luce guardò l’annuncio trasmesso in tv, l’espressione sul suo volto non prometteva nulla di buono, tanto che il fratello gli chiese cosa la preoccupasse, la risposta fu semplicemente: “Prevedo dei guai”.

“Ti ha mandato l’invito ci vai?”.

“Sì, vieni con me?”.

“Certo, ci viene anche Jemes, come giornalista, ma sono sicuro che sarà felice di sapere che ci siamo anche noi”.

Clarissa era un po’ agitata, non tanto per la serata mondana, ma perché si sarebbe presentata ai suoi con il dottore. Sapeva che sua madre le avrebbe fatto il terzo grado su chi fosse, l’uomo che la accompagnava. Yaris risolse la cosa con eleganza affermando che era un dottore sì, ma che i suoi campi erano totalmente scientifici, tanto che attirò l’attenzione del professore che aveva indetto la serata, e più passava il tempo più Yaris sentiva che i guai stavano per arrivare. Domando al professor Lens come intendeva rivoluzionare la vita umana, l’uomo gli rispose che doveva aspettare, come tutti gli altri, allora il dottore gli chiese cosa stesse ancora aspettando, come risposta gli disse che attendeva la dottoressa Braun.

“Davvero? Allora credo che si appena arrivata”.

“Sì ma come fa a saperlo?”.

“Riconoscerei il profumo di Luce, fra migliaia”. Il signore del tempo si girò e vide la ragazza che amava sulla porta che stringeva la mano a una signora. Portava i capelli indietro, tenuti da forcine che si nascondevano con il colore dei capelli, una camicia rossa e pantaloni bianchi lunghi che sembravano una gonna, non portava gioielli particolari, i suoi medaglioni, piccoli orecchini in stras e un bracciale sottilissimo sempre in stras con il suo anello nella mano destra e un orologio piccolo sul braccio sinistro, non c’era traccia del cacciavite sonico o della carta psichica ma Yaris non dubitava che gli avesse con sé. Si avvicinò e le disse: “Ciao, mia adorata”.

“Ciao, tesoro”.

Luce e Yaris si abbracciarono, e furono raggiunti da Clarissa, ma il professor Lens interrupe, il loro incontro dando inizio lo esperimento. Si rinchiuse in una specie di cabina, e chiese ad alcuni tecnici di avviare il meccanismo della sua macchina. Ma l’energia assorbita dalla macchina per poco non la fece esplodere, solo il pronto intervento dei due signori del tempo lo impedì, ma l’esperimento riuscì. Il professor Lens che pochi secondi prima era un uomo sull’ottantina ora sembrava averne una trentina, e Luce sussurrò a Yaris: “E’ ringiovanito più di te”.

“O ma io sono più bello”, le rispose lui sorridendo.

“A questo è sicuro”.

Furano raggiunti da Clarissa e dai fratelli di Luce, dopo le dovute presentazioni si misero a chiacchierare, ma furono interrotti dal professor Lens che voleva sapere l’opinione di Luce, ma la ragazza gli rispose che l’invecchiamento era un processo naturale dell’essere umano, se non si fosse alieno o qualcosa del genere, L’uomo le disse.

“Ma ci pensi mia cara Luce, la vostra bellezza che supera ogni immaginazione, quando sfiorirà basterà entrare nella mia cabina, ed ecco risplenderà di nuovo”.

“La genetica non è uno scherzo”, intervenne Yaris.

“No certo signor?”.

“Dottor Smith”.

“Un medico dunque, di quelli che non accettano i cambiamenti”.

“Al contrario, i cambiamenti sono necessari, ma non sulla struttura molecolare umana”, Lens cercò di dire qualcosa, ma il signore del tempo continuò, ” Il genoma umano è stato studiato solo in parte, solo pochi filamenti del D. N. A. sono stati identificati, la maggior parte non si conosce. Una rigenerazione molecolare di questa portata potrebbe causare danni che tu non puoi controllare”.

“E tu cosa ne sai della rigenerazione, tu che sei ancora nel fiore degli anni. Io ero vecchio e ormai non avevo più molto tempo, e ho ancora così tante cose da fare”.

“Io sono più vecchio di quanto pensa, e ho visto molte cose che non avrei voluto e le assicuro che tra poco ne vedrò un’altra”.

Il professor Lens stava per replicare ma sua moglie lo chiamò per portarlo nel loro ufficio per parlare dei profitti futuri sull’invenzione dell’uomo. Lens però non intendeva più tenersi quella compagna, non era mai stata una gran bellezza nemmeno da giovane, all’improvviso si senti strano, gli occhi vedevano sdoppiato e poco dopo il suo corpo assunse la forma di un grande scorpione, poco dopo la donna restava solo un corpo mummificato, ora si sentiva molto meglio, ave già pensato chi avrebbe sostituito quella vecchia brutta di Greis, ma quando arrivò in sala la prescelta non c’era. Luce e Clarissa ascoltarono attente la conversazione fra il signore del tempo e il professor Lens, entrambe stavano osservando Lens, in lui c’era qualcosa di strano, Clarissa non era sicura di quello che vedeva, ma Luce si stava innervosendo, la sensazione di pericolo stava aumentando, Ronald si piegò verso la sorella e le disse: “Il tuo ragazzo sta dando una lezione a Lens”.

“Già, prevedo parecchi guai”.

“Guai? Che tipo di guai?”.

<>, si limitò dire Luce.

“Luce, da quando lo frequenti? E soprattutto chi è?”, domandò Jemes.

” È il dottore, l’ultimo signore del tempo”.

Ronald e Jemes stavano per farle un’altra domanda ma Lens s’intromise dicendole: “A presto mia incantevole fanciulla”, salutò nello stesso modo anche Clarissa e se ne andò. Yaris si girò verso di lei e le chiese: “Luce hai visto i suoi occhi?”.

.

“Dottore, che cosa avevano i suoi occhi?”, chiese Clarissa.

“Per un momento sembravano quelli di un insetto”, rispose Yaris, Clarissa guardò Luce e lei annui.

“Avevo intuito che c’era qualcosa ma”, disse Clarissa scrollando le spalle.

“Scusate, state dicendo che Lens si sta trasformando in un insetto?”, domandò Jemes.

“Sì, e quello che stiamo dicendo Jemes”, rispose Luce.

“Se solo avessimo un po’ del suo D. N. A. per sapere la velocità in cui si trasforma”.

“Come quello che ho sulla mano”, gli dissero Luce e Clarissa.

“Siete meravigliose”, sorrise Yaris.

Trovarono un laboratorio ed esaminarono il D. N. A. ma il risultato tolse il sorriso ai due signori del tempo, Luce fece un respiro profondo poi disse a Clarissa: “Torna in sala e fai uscire tutti da questo palazzo, fatti aiutare da Ronald e Jemes”.

“E voi che farete?”. Luce e Yaris la guardarono in silenzio, e lei sussurrò <>.

Non fu una cosa facile per Luce e Yaris bloccare Lens, ormai la trasformazione era completa, e non fu cosa facile per Clarissa e i fratelli di Luce convincere la gente uscire dal palazzo. I due signori del tempo irruppero nella grande sala, la gente gridava e alcune delle persone furono divorate da Lens, Luce grido.

“Ragazzi perché la sala ha ancora piena”.

“Le porte sono bloccate”, dissero in coro Clarissa e i suoi fratelli.

I due signori del tempo si girarono di scatto e scagliamo i cacciaviti sonici verso Clarissa e Ronald, i quali furono svelti a prenderli e aprire le porte, la gente si riversò in strada. Clarissa stava riprendendo fiato quando Ronald le chiese: “Dove sono Luce e il dottore?”.

“O ancora dentro”.

“A, ho capito”, poi ripensando alle parole della ragazza disse, “Hai detto ancora dentro?”.

, anche lei si rese conto della sua risposta e guardò il cacciavite sonico, Ronald fece lo stesso poi entrambi esclamarono, <dobbiamo portarglielo”.

Rientrarono Lens stava minacciando Luce, stava per risucchiare la sua energia, quando Yaris spinse un carrello pieno di tartine e di bicchieri gridando, colpendo Lens in pieno. Lens andò a sbattere contro l’impianto di avviamento della macchina della rigenerazione, bastò uno sguardo a Luce e a Yaris per intendersi, almeno così sembrò. L’idea era buona far rientrare Lens nella cabina rigenerativa, ma realizzarla non era la cosa più facile del mondo anzi tutt’altro. Lens dall’attacco di Yaris si riprese in fretta, si girò per scagliarsi contro di lui, Lens nonostante la mole si muoveva velocemente, tanto che fu addosso al signore del tempo in un batter ciglio, aveva già aperto il suo pungiglione per risucchiarne l’energia, ma una sedia lo colpì in pieno volto. Luce doveva agire in fratta, afferrò una delle poche sedie che cerano nella sala e lanciò un grido che distrasse Lens girando la testa verso di lei, a quel punto la ragazza sollevò la sedia e lanciò con tutte le sue forze colpendolo in pieno volto. Lens fu spinto contro un quadro elettrico e il suo pungiglione era ancora aperto e come una ventosa aderì al quadro, entrambi i signori del tempo cercarono il cacciavite sonico, ma non lo trovarono, ed entrambi esclamarono: “Accidenti il cacciavite sonico!”. Si girano verso la porta e videro Clarissa e Ronald e insieme gridarono: <>, Clarissa e Ronald furono pronti a lanciarlo, ma quando furono pronti ad agire Lens si era già ripreso, fecero uscire di corsa gli altri, poi ognuno si diresse in un punto diverso della sala. Lens per un momento non seppe chi dei due seguire, poi decise di rincorrere Luce. Alternativamente i due signori del tempo, lo tenero impegnato, ma alla fine si trovarono con le spalle al muro, o per meglio dire con le spalle contro la cabina rigenerativa, Lens lanciò un grido di trionfo e si preparò ad attaccarli, Yaris afferrò Luce per un braccio e la tirò dentro la cabina, chiudendo fuori Lens, che dopo un grugnito di disapprovazione si diresse verso il quadro di comando della cabina. La bestia aveva si preso il sopravento sull’uomo ma l’intelligenza era ancora rinchiusa in lui quindi cominciò ad armeggiare con i comandi. Luce guardò negli occhi Yaris e gli disse sorridendo: “Scusa, ma non dovevamo essere noi a far in modo che lui entrasse qui?”.

“Sì l’idea era così, ma non sempre le idee si realizzano”.

“Usciamo finché è distratto”, lui annuì ma la porta non si aprì, “Yaris guarda”.

Il signore del tempo comprese subito cosa Lens aveva in mente, no, non poteva permetterlo, si piegò di scatto e attivò il cacciavite sonico e lavorò sulla centralina interna della cabina, mentre Luce teneva d’occhio Lens, il quale sembrava lavorare più in fretta di Yaris. La ragazza a quel punto preoccupata gli disse: <>.

“Sì lo so, ancora un attimo, ecco fatto”, si mise il cacciavite sonico in tasca e si alzò e abraccio Luce.

Lens finì di programmare i comandi della cabina rigenerativa e schiacciò il pulsante, ma l’onda che si aspettava invece di riversarsi all’interno della cabina esplose al suo esterno colpendolo in peno, cadde svenuto sul pavimento in forma umana, Yaris e Luce uscirono dalla cabina, ma entrambi sentivano che la battaglia non era ancora finita. Luce e Yaris avevano raggiunto gli altri ospiti della serata all’esterno del palazzo, guardarono gli infermieri portare via il corpo esanime di Lens. Ma come entrambi avevano previsto poco dopo sentirono delle grida provenire dall’ambulanza, si precipitarono e i corpi dei due infermieri erano stati mummificati, i due signori del tempo seguirono la traccia lasciata da Lens e si trovarono all’interno di una piccola chiesa. Lens era al centro sotto la cupola coperto solo dalla coperta che aveva trovato dentro all’ambulanza, guardò Luce e Yaris, poi disse a loro: “A quanto pare siete determinati a fermarmi ad ogni costo, ma io sono troppo forte per voi”.

“Forse, ma ti abbiamo già fermato una volta, cosa ti fa pensare che non ci riusciremo una seconda?”, domandò Luce.

“Si è vero, e non ho capito come abbiate fatto”.

“Oh be’, ho convertito i fili d’entrata d’energia con quelli in uscita, isolando l’interno cabina”, intervenne Yaris.

“Geniale, sembra che tu dottore intenda un po’ di tutto”.

“Su Gallifri, ho avuto molto tempo per imparare, e in seguito ho avuto molto tempo per mettere in pratica. Ascolta, io posso aiutarti, la genetica è sempre stata uno dei miei punti di forza, ti prego fatti aiutare”.

“Farai in modo che resti giovane?”.

“No, ma posso garantirti ancora una decina d’anni da vivere”.

“Tu hai detto che sei più vecchio di quello che sembra, eppure io vedo un uomo giovane che vuole impedirmi di vivere una seconda vita”.

“È vero io sono molto più vecchio di quanto tu possa immaginare, ho novecento anni, e sembro giovane perché mi sono rigenerato, proprio come te. Ma a differenza di te la rigenerazione è radicata nei miei geni fin da quando ero bambino”.

“Nessun essere umano ha queste proprietà”.

“Infatti, io non sono un terrestre, la mia razza e quella dei signori del tempo, e fin da piccoli, sanno che la morte equivale all’annientamento totale del corpo”.

“Ma davvero? Sai allora ti mangerò per primo così sfrutterò le tue capacità e mi guarirò da solo, così, lei mi guarderà come guarda te”. Mentre parlava, cominciò a trasformarsi. Luce aveva notato che Yaris mentre parlava con Lens guardava verso l’alto e che aveva guardato l’organo situato nella nicchia accanto a lei. Questa volta davvero bastò loro uno sguardo per capirsi, quando Lens fece cenno di attaccare Yaris Luce gli scagliò contro le sedie, infuriato Lens cominciò a rincorrerla sulla scala chiocciola del campanile. Raggiunta la cima però Luce si rese conto che non aveva più una via di scampo, per lo meno era quello che sembrava, infatti, quando Lens le fu quasi a dosso, portò la mano al medaglione, ma nel momento in cui stava per schiacciare il piccolo pulsante Yaris, cominciò a suonare l’organo. L’acustica del campanile era perfetta, e le note sembravano ribalzare sulle pareti prendendo forza, Luce perse l’equilibrio, e si trovò a penzolare nel vuoto, attaccata alla ringhiera solo con una mano. Yaris quando la vide stava per smettere di suonare, ma la ragazza gli gridò telepaticamente ” Continua, non pensare a me, io me la caverò”, il signore del tempo chiuse gli occhi per non vedere ciò che stava per accadere e continuò a suonare l’organo. Ci fu un grido disumano e un tonfo, Yaris smise di suonare e vide il corpo deforme di Lens al centro del pavimento della chiesa, lentamente riprese il suo aspetto naturale, e quando Yaris si avvicinò, gli disse: <>, esalò l’ultimo respiro e tornò a essere l’uomo anziano che aveva creato a quell’orribile creatura. Yaris rimase in silenzio pensando che non fosse davvero la morte, la soluzione per fermare Lens. Ronald, Jemes e Clarissa lo raggiunsero e gli chiesero, dove fosse Luce, per un attimo li guardò senza capire poi guardò in alto e vide Luce ancora a penzoloni nel vuoto quindi le gridò: “Luce resisti arrivo”.

Cominciò a salire le scale seguito dai fratelli di Luce, ma avevano fatto qualche gradino quando la ragazza scomparve per poi riapparire accanto al corpo senza vita di Lens, lo guardò un istante, poi lo coprì con la coperta. Ronald mentre scendevano i gradini disse: “Mi dimentico sempre del medaglione”.

“Ma come funziona?”, domandò Yaris.

“Con precisione non lo so, so solo che è collegato al Tardis”.

“Sapete del Tardis?”.

“Sì, sappiamo del Tardis, e che discendiamo da una delle più antiche famiglie dei signori del tempo. Sappiamo anche che nostra sorella è ormai una signora del tempo a tutti gli effetti, e sappiamo che lo sei anche tu dottore”, gli rispose Jemes.

“Sì, è così, non immaginavo che Luce avesse raccontato tutto alla sua famiglia”.

“Non ho avuto scelta, quando abbiamo chiuso la breccia del vuoto, ho dovuto chiedere il loro aiuto”, disse Luce avvicinatasi.

“Dottore sappi che puoi contare su di noi se ti serve aiuto, per qualsiasi cosa, e ricorda che casa nostra è sempre aperta per te”gli disse Ronald.

“Che dire io”.

“Dottore basta che gli dici grazie”, intervenne Clarissa.

“Già grazie”.

Uscirono dalla chiesa, passarono ancora alcune ore poi il dottore e Clarissa si diressero verso la casa della ragazza e recuperare il Tardis, mentre Luce si rinchiuse nella sua macchina del tempo nella speranza di trovare qualche informazione sul disco del tempo.

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