16Dic
2010
peopo-1

Pèopo cerca casa

Fiaba di: Lisa5

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La fiaba

– Accipicchia, che guaio!

Matteo guardò stupito l’amico che borbottava i suoi pensieri camminando su e giù per la stanza, mentre i suoi lunghi e sottili baffi viola serpeggiavano inquieti ed accarezzavano la punta degli stivali dalle grandi fibbie argentate.

– Che c’è, Pèopo? Perché sei così preoccupato?

– Che c’è? C’è che tra poco tu compirai sette anni ed io, lo sai, dovrò cercare un altro bambino, un bimbo piccolo com’eri tu, quando ti ho incontrato. Ti ricordi? Cercavi di fare un castello con il fango, laggiù, in giardino, sotto le dalie appena annaffiate ed eri tutto nero, tutto coperto di malta!

Adoro i bimbi inzaccherati, ti ho scelto per quello!

No? Non ti viene proprio in mente?

Eh, hai già dimenticato….beh,  è proprio arrivato il momento, devo andare, ma…

– Ma?

– Ma i bimbi nuovi di questa città abitano tutti in case alte, alte, senza un giardino attorno e senza una nonna che curi le rose… io non posso vivere senza un giardino: sono un Auluncio, io!

– E allora rimani con me: c’è tanto verde qui! Ti prometto che manterrò per sempre il segreto…

Rimani, ti prego, è così divertente giocare con te e le tue storie, poi, sono così belle!

– Tra poco i miei giochi ti annoieranno e le mie storie ti sembreranno un po’ sciocche. Le metterai in soffitta insieme ai tuoi eroi di plastica e alla tua astronave di latta che si illumina tutta e fa quel rumore strano …               

Matteo non rispose, ma la delusione gli si dipinse in faccia e allora Pèopo, che non sopportava di vedere la tristezza, allargò un gran sorriso sul suo faccione tondo e liscio come la buccia di una mela e con le sue mani enormi fece l’intreccio magico della notte, così il bimbo vi si sdraiò dentro e si fece cullare felice.

– Bravo piccino, dormi sereno. Questa è una buona notte per dimenticare… già, succederà stanotte, ma tu non te ne accorgerai…

Sussurrò il magico Auluncio al sonno ormai profondo di Matteo.

– …. stanotte tutto svanirà: i nostri giochi, le fiabe… tutto quanto! Essi lasceranno solo una debole traccia nei tuoi ricordi, come fanno i sogni più belli, prima di scomparire, ma se tu riuscirai a trattenerli, se terrai per te questa sensazione di magia, avrai un regalo che dura per sempre…

Un dono, un dono per voi bimbi che noi Aulunci scegliamo, tra tanti, per accompagnarvi fino alle soglie dell’età del “Perchè?”

Ma dopo, che farò, io? Dove trovare un giardino? … un giardino… il giardino di una casetta che ci puoi camminare intorno, un giardino con le aiole ricche di fiori e.. perchè no? Un orticello pieno di aromi e di foglie carnose… chiedo troppo? ma no! Ora gli uomini vivono lassù, al terzo, al quarto piano, lontani dalla terra, dalla terra che sporca, dalla terra che hanno coperto con il cemento e con l’asfalto.

La chiamano “città moderna”, ma proprio là mi dovevano mandare i Saggi del Consiglio Auluncio? Ah, ma io non mi arrendo: troverò il mio pezzetto di terra profumata per farci giocare un altro bimbo, dovessi inventarmelo!

Così Pèopo distese le grandi ali azzurre che teneva raccolte in pieghe piccole, piccole sulla schiena, (un po’ come la tenda da campeggio , che non sai come fa a stare dentro il suo sacco), aprì le ali, dicevo, e volò fuori dalla finestra, dove la tiepida notte di fine estate lo accolse con dolcezza.

Volò, come aveva fatto le ultime volte, verso la parte Moderna della città, quella dei palazzoni grigi e si avvicinò ad una certa finestra che conosceva bene. Sbirciò curioso tra le graziose tendine rosa e vide il sonno tenero di un bimbetta, quella che avrebbe scelto come nuova compagna di giochi se…

– Peccato!

Sospirò. Peccato? Possibile che un po’ di magia fosse, poi, così proibita sulla terra?

– Ma via, che sarà mai?                         

Un pensiero malandrino si insinuò nella sua mente e gli bisbigliò parole tentatrici,                                                             

– No, no, non è il caso!

Si rispose da solo, ma quel pensiero continuò ad avanzare, anzi, a poco, a poco, alzò la voce, di più, riuscì a creargli un frastuono insopportabile in testa e, alla fine, fu come se tra i meandri del cervello del povero Pèopo ci fossero cento cavalli imbizzarriti, in procinto di strappare le redini per farsi una bella galoppata.

Come resistere? Non si possono domare i fieri destrieri con troppi “ma” o “se” e, in fondo, non erano così balzane le idee che gli erano venute! Anche i vecchi Aulunci avrebbero capito, (forse) … e allora…. sì, la decisione era presa: al lavoro!

Laggiù, quello spazio scuro, quello era il posto ideale!

Un albero c’era già, con le radici gonfie che cercavano di liberarsi dalla colata di asfalto che le aveva strette come un cappio. Poveretto! Se ne stava immobile a dare un po’ d’ombra a quelle stupide scatolette con le ruote. Chissà come si sentiva inutile! Ma, ora, le cose sarebbero cambiate!

In un minuto, tutte le “scatolette” parcheggiate divennero rifiuti selezionati, riciclabili, ben sistemate negli appositi contenitori: vetro, plastica, metallo… ecc. Poi venne il turno dell’asfalto. Beh, per quello ci dovette pensare un po’, ma alla fine, eccola l’idea giusta! Emise il tipico richiamo un paio di volte, un fischio lungo e acuto e subito, dai tombini e da certe crepe del suolo, uscirono strane creature, esseri che nessun umano conosce, figli delle ormai antiche ranocchie, ma velocemente selezionati dalla morsa violenta dell’inquinamento:le rane – mangiacatrame!

In men che non si dica, le fameliche bestiole divorarono l’asfalto del parcheggio e avrebbero continuato ancora per un bel pezzo, se Pèopo non le avesse fatte smettere e, con un ordine secco, non le avesse rimandate laggiù, da dove erano venute e … chissà se ci rimarranno a lungo!

Ora il lavoro era quasi terminato, mancava solo la casa, ma quello non era un problema. Dunque, il terzo piano … un bel taglio netto ed  ecco fatto! Avreste dovuto vederlo quell’esserino, alto sì e no un metro e mezzo che lavorava con quelle manone enormi, grandi, più grandi di tutta la sua persona! Ma com’erano forti! Così forti da portare in volo l’appartamento del terzo piano fin giù, nel campo già preparato, sotto il vecchio platano che aspettava ansioso.

I baffi viola di Pèopo guizzavano nell’aria come serpentelli di fiume e finalmente, quando tutto fu finito, riposarono tranquilli, adagiati un po’ sulle sue spalle e un po’ sull’orlo degli stivali dalle fibbie argentate. Solo allora, il mago, soddisfatto, guardò la sua opera e si accarezzò la testa pelata con la punta di un dito.

– Bene, mi piacerebbe portarci un ruscelletto, vicino, ma non bisogna esagerare: per questi umani andranno ancora bene i loro tubi porta – tutto, magari la prossima volta…

pensò Pèopo a voce alta e fece gli allacciamenti alle varie reti: acqua, luce, gas… ecc.., poi volò in collina a raccogliere qualche piantina di margherite, giusto perché Lucia non lo trovasse spoglio il nuovo giardino, al suo risveglio…

Ora non rimaneva che salutare Matteo, con un gesto segreto che, già lo sapeva, gli avrebbe stretto il cuore, perché il suo bimbo non lo avrebbe riconosciuto: la notte della “Dimenticanza” era ormai trascorsa e l’età del “Perché?” arriva puntuale dopo quella notte e non ti fa più vedere gli Aulunci.

A volte li scambi per cespugli mossi dal vento o per mulinelli d’ aria profumata di primavera e non capisci più nemmeno le altre magie, quelle della natura, peccato!

Pèopo tutto questo lo sapeva bene! Ciò che non sapeva era come avrebbero reagito gli umani alla sua bella pensata, ma di questo, in fondo, non gli importava molto, perchè temeva assai di più i Saggi del Gran Consiglio! quelli erano dei tali pignoli! Mah, inutile preoccuparsi prima del tempo, conveniva farsi una bella colazione, ora! così volò dritto, dritto ad Auleia, a casa sua. 

– Speriamo che non lo vengano a sapere!

Borbottò Pèopo davanti alla tazza fumante di latte e caffè che sua moglie gli aveva servito con miele e biscotti appena sfornati (era una gran cuoca!)

– Come?

– Oh, niente, niente!

– Ne hai fatta un’altra delle tue?

– Ma, no, no..

Lasciamoli discutere, tanto sappiamo come andrà a finire: Pèopo le dirà tutto, altrimenti non si gusterà la colazione, è fatto così! Comunque se la sgridata della moglie non la potrà evitare, risparmiamogli, almeno, la punizione dei Saggi del Gran Consiglio, (almeno proviamoci!) Perciò, se leggerete dei titoli, sui giornali, del tipo: ” Cos’è successo in via Garibaldi, stanotte?” O, se alla tele sentirete parlare di misteriosi extraterrestri e di case volanti, sorridete pure, ma non dite niente a nessuno, mi raccomando!

FINE

******

Bel tipo, Pèopo, vero? Già e io lo conosco bene… Da quando, dite voi? Beh, fin da quando ero una bimba. Sì, avete capito bene: è stato il mio compagno di giochi preferito, prima della notte della “Dimenticanza”.

E come faccio a ricordarmi di lui, allora? Semplice, con me non ha funzionato! A volte succede, sapete? Quando se n’è accorto, Pèopo, non si è preoccupato più di tanto, anzi non ha detto niente ai saggi del Gran Consiglio Auluncio, forse perchè, io sospetto, non gli sia dispiaciuto più di tanto …

– E se decidessero di farti qualche magia supplementare e ti costringessero ad un “Forzato Oblio”?Ah, no! potrebbe essere pericoloso, sai!

Bella scusa! Ma a chi voleva darla da bere, a me?

Ovviamente, per rispetto, ho fatto finta di niente.

E così, eccomi qui a narrarvi le sue storie, storie vecchie e nuove che continua a raccontarmi, ogni volta che viene a trovarmi, di ritorno da Auleia, la sua patria, o reduce da qualche bricconata, combinata insieme al suo nuovo compagno di giochi. Già, dopo un piatto abbondante di spaghetti al pomodoro e basilico fresco (che lui adora) e un generoso bicchiere di vino rosso, (di quello buono, che lui se ne intende!) dopo il suo pasto preferito, dicevo, comincia a parlare e chi lo ferma più?

C’è da dire, però, che è bello ascoltarlo e lui racconta le mie storie  preferite, come quando ero bimba e io non mi stanco mai di sentirle, perchè c’è sempre qualcosa di nuovo in quelle vicende. Compare un nuovo personaggio, o un particolare, prima trascurato, diventa importante ….Cosi le sue storie diventano sempre più lunghe e ormai dobbiamo interromperle e riprenderle la sera successiva, altrimenti si deve fare la notte in bianco! 

Però, l’ultima volta mi ha raccontato un fatto nuovo, che è vero, perchè parla di Barbacco, l’auluncio che gli amici chiamano “il solitario”, poichè vive appunto da solo, solo soletto, in un certo bosco selvaggio e non vuole saperne di umani.

Non è scorbutico, credetemi, anzi, sa essere cordiale e perfino amabile, ma è un testardo bastiancontrario e, per puro spirito di contraddizione, si è rifiutato di … “fare la balia ad un moccioso o ad una mocciosa”, come sostiene lui, e l’ha detto chiaro e tondo ai Saggi del Gran Consiglio! Si è rifiutato, insomma, di adempiere al compito primo di ogni Auluncio, quello di accompagnare, cioè, un bimbo o una bimba fino alle soglie dell’età del “Perchè?”. Si poteva obbligarlo? Ovviamente no! Figuratevi, perciò, la sorpresa dei Saggi del Gran Consiglio, quando hanno scoperto il putiferio che lui e un certo ragazzino suo amico hanno scatenato.

Leggi tutte Le storie di Pèopo.

Questa favola è pubblicata da Boopen (www.boopen.it) nel libro dal titolo: Magie Verdi in Città. Buona lettura.

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