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Il Natale è un periodo magico, che da sempre ci porta in un mondo di fiaba.

La più grande raccolta di fiabe di Natale, in continua crescita ogni giorno con le fiabe classiche e le fiabe inviate da tutti voi.

I racconti di mille tradizioni che si intrecciano in questa giornata che da sempre esercita sull’uomo il suo grande fascino tra festa religiosa e festa pagana.

Da sempre ha ispirato grandi e piccoli scrittori, da Canto di Natale di Dickens a mille altre opere, ma soprattutto ha quell’atmosfera straordinaria che coinvolge ogni bambino con quello sguardo incantato.

La neve, le luci, i colori, il fuoco di un camino, ogni cosa viene avvolta dalla magia e da desideri di pace, famiglia e serenità.

Le fiabe di Natale raccontano spesso del riscatto sociale, dello “spirito del bene” che arriva a mettere fine alle ingiustizie, alle guerre e alle crudeltà.

Questi racconti sono una ventata positiva che rasserena l’anima.

vecchina-triste

La vecchina triste

La piccola Maddy passava tutti i giorni davanti alla porta dell’anziana signora Wilkinson e regolarmente, andava a disturbarla suonando il campanello.

“Vattene via!” esclamava lei seccata da dietro la porta “Non voglio visite”.

E la bambina scappava via correndo.

Per questo suo modo di fare che l’aveva isolata da tutti, la signora era stata soprannominata nel quartiere “la vecchina triste”, anche perché nessuno del paese si ricordava di averla mai vista sorridere.

Il Natale era alle porte e Maddy  una mattina ben decisa a non andar via, suonò il campanello.

“Lasciami in pace una buona volta” urlò la donna “Possibile che non hai nulla da fare?”.

Babbo Natale alle prese con una prova d’amicizia

Mancavano due settimane al Natale. Tutti i bambini, ormai, avevano spedito le loro letterine a Babbo Natale, indirizzandole al paese di Lapponia, al Polo Nord. Qualcuno l’aveva imbucata personalmente, qualcuno l’aveva consegnata ai genitori o alla maestra, qualcuno l’aveva scritta con il computer e spedita via e-mail, però la cosa certa era che l’avevano scritta e che se non erano già giunte a destinazione,

Sicuramente stavano per arrivare.

Il piccolo Tommaso di 8 anni, quest’anno era molto perplesso e indeciso se scriverla o no. Alla fine, spinto dallo sconforto ma anche dalla curiosità, decise comunque, all’ultimo momento di scriverla, ma con richieste veramente particolari per un bambino della sua età.

Filastrocca di Natale: proviamoci

Gridava un bambino
piccino piccino.
«E’ Natale,
non vale,
smettete la guerra:
la Terra
sta male,
soprattutto a Natale.
Se il mitra non tace,
se manca la pace,
perché siamo nati?
Chi corre nei prati?»

L’Albero di Natale parlante

Nei giorni che precedono il Natale, Oliver e Sara, si recano assieme alla loro mamma in un vivaio per acquistare un albero di Natale, felici si apprestano a sceglierne uno da poterlo così adornare di tante luci e palline colorate. Dopo averne visti alcuni decidono per un albero di abete. Soddisfatti fanno ritorno a casa sistemano l’albero in un bel vaso, dopo di che, iniziano ad addobbarlo. Per prima posizionano le luci, poi una alla volta le palline colorate. Mentre i due fratelli  sono intenti  ad allestire l’albero, si ode all’improvviso una piccola vocina che esclama: “Hoi! Hoi! Mi fai il solletico!”

Sara e Oliver si guardano in viso sbalorditi.

“Hai udito anche tu?” chiede sottovoce Sara.

“Certo!” risponde incuriosito il fratello.

” Ma chi sarà mai? Non vedo nessuno oltre noi!” replica Sara.

I due bambini nonostante ciò continuano ad ornare l’albero, ma dopo un po’ di tempo si ode nuovamente la vocina che esclama: “Siete proprio birichini, volete farmi morire dal solletico?”

Babbo Natale no global

Mancavano solo sei giorni al natale. Le vie del centro erano sfavillanti, l’albero di natale nella piazza cittadina pronto per essere acceso, nelle case lampeggiavano abeti di tutte le dimensioni, i fornai tutti trafelati sfornavano panettoni e pandori, nelle scuole si provavano le recite e le canzoncine tradizionali e le nonne si riunivano per preparare i tortellini da mangiare durante il pranzo di natale, insomma tutto era pronto.

Babbo Natale aveva già ricevuto più di mille miliardi di milioni di letterine provenienti da tutti e quattro gli angoli della pianeta ma non aveva ancora costruito nemmeno un regalo.

Quell’anno non era come gli altri, Babbo Natale non canticchiava allegro come al solito, anzi non faceva che sospirare con lo sguardo rivolto verso il cielo. Persino la sua folta barba bianca si era ingiallita e i vivaci occhi neri avevano perso il scintillio di un tempo.

Il Natale della piccola fiammmiferaia

– Brrr! Che gelo! Tu guarda se mi tocca fare gli straordinari anche la sera della Vigilia! E tutto per colpa di quello sfaticato di Oliver Twist, che il diavolo se lo prenda! Accidenti a quel Dickens… Che freddo..- brontolò Calpurnia, la piccola fiammiferaia, dirigendosi nel piazzale del paese.

Era la gelida notte della vigilia di Natale, e la bambina aveva una borsa di juta stracolma di scatole di fiammiferi, ben consapevole che non sarebbe riuscita a venderne nemmeno uno. Quale pazzo furioso si sarebbe sognato di uscire di casa proprio Quella sera, con Quella neve e Quel gelo?

– Intanto la lavata di capo e le cinghiate del principale me le piglio io!- esclamava furibonda Calpurnia tra sé e sé. Era una bimbetta di sette anni attiva e molto sveglia per la sua età, le disgrazie della vita l’avevano fatta crescere troppo in fretta.

Quanto avrebbe voluto essere al calduccio sotto le coperte con una tazza di brodo (l’unico lusso che si poteva concedere, solo in alcune occasioni, però), o magari davanti a un bel fuoco scoppiettante, a cantare carole e recitare poesie come tutti i bambini della sua età.

Canto di Natale

Marley, prima di tutto, era morto. Niente dubbio su questo. Il registro mortuario portava le firme del prete, del chierico, dell’appaltatore delle pompe funebri e della persona che aveva guidato il mortoro. Scrooge vi aveva apposto la sua: e il nome di Scrooge, su qualunque fogliaccio fosse scritto, valeva tant’oro. Il vecchio Marley era proprio morto per quanto è morto, come diciamo noi, un chiodo di porta.

Badiamo! non voglio mica dare ad intendere che io sappia molto bene che cosa ci sia di morto in un chiodo di porta. Per conto mio, sarei stato disposto a pensare che il pezzo più morto di tutta la ferrareccia fosse un chiodo di cataletto. Ma poiché la saggezza dei nostri nonni sfolgora nelle similitudini, non io vi toccherò con sacrilega mano; se no, il paese è bell’e ito. Lasciatemi dunque ripetere, solennemente, che Marley era morto com’è morto un chiodo di porta.

Una notte

Era una  notte come tante altre quella notte.

Anche quella notte era nata la Luna , che brillava con il suo viso luminoso.

Ma, a ben guardare , nei suoi occhi c’era qualcosa di nuovo , una luce diversa , quasi magica come se stesse per accadere qualcosa  di speciale.

Eppure era una notte come tante altre, quella notte. Ma a ben sentire regnava un silenzio  diverso, come se fosse preparato apposta per ascoltare qualcosa di speciale. 

Il Natale di Martin

In una certa città viveva un ciabattino, di nome Martin Avdeic. Lavorava in una stanzetta in un seminterrato, con una finestra che guardava sulla strada. Da questa poteva vedere  soltanto i piedi delle persone che passavano, ma ne riconosceva molte dalle scarpe, che aveva riparato lui stesso. Aveva sempre molto da fare, perché lavorava bene, usava materiali di buona qualità e per di più non si faceva pagare troppo.

Anni prima, gli erano morti la moglie e i figli e Martin si era disperato al punto  di rimproverare Dio. Poi un giorno, un vecchio del suo villaggio natale, che era  diventato un pellegrino e aveva fama di santo, andò a trovarlo. E Martin gli aprì il suo cuore.

– Non ho più desiderio di vivere – gli confessò. – Non ho più speranza.

Racconto Natalizio del Nonno e del “Peste” nel Grande Bosco

Capanna Tassoni pare un fungo incastonato tra le querce, ai margini del grande bosco, con il suo tetto di paglia che l’umidità rende scintillante. Dal comignolo di pietra fuoriesce uno sbuffo che taglia lo sfondo prima d’essere dissolto dalla brezza.

Le sue finestrelle spandono una luce dorata, calda che pare spiovere al suolo tra l’erba, che sente il morso dell’inverno, e con un riflesso verdastro rimbalza contro i tronchi vicini.

E, per un Pellegrino par mio, questa visione è sempre ben gradita specie quando l’aria di montagna comincia a penetrare sotto gli indumenti e vi ricorda quanto possa far freddo.

Babbo Natale

E’ il nonno più atteso
da grandi e piccini
col suo dolce peso
scende giù dai camini

Posteggia la slitta
nel cielo stellato
del buio approfitta
ed è un poco agitato

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