Civetta Ginseng ha molti difetti: è pigra, è curiosa, è pessimista, ma mai avrebbe creduto di venire nominata dal merlo, che lei sentiva amico, “l'uccello del malaugurio”. Questa cosa non le andava proprio giù.
Tutto successe un giorno. Ginseng aveva deciso di far visita al corvo; purtroppo, poco dopo, il corvo si ferì. Quando decise di far visita all'allocco, poco dopo l'animale si perse mentre tornava al nido.
Il merlo, maliziosamente e per burla, l'aveva nominata in quella maniera poco educata e gentile. Ginseng si era depressa e non voleva socializzare più.
Allora il gufo pensò di parlarle: “Mia cara civetta, è solo un modo di dire che non va usato. Significa: quell'individuo porta sfortuna, mentre a volte l'autore di vari episodi è il caso. Il destino, la vita è così. Tu sei credulona e permalosa: devi prenderla con ironia e riflettere. Parlerò a Tito il merlo, sistemerò le cose”.
Tito, dopo aver ascoltato il gufo, si scusò e Ginseng tornò rassicurata alla sua vita normale. Ma capì che bisogna evitare soprannomi indelicati usati solo per ferire. Tra amici bisogna rispettarsi sempre.
