Tutte le fiabe della categoria "Fiaba"
Tutte le fiabe, dalla più recente …
L’orrenda creatura di Nasinlungo
Nel paese di Nasinlungo, si diceva esistesse un mostro. Tutti sapevano che abitava di là del Giardino Felice, ma pare che nessuno l’avesse mai visto. Gli abitanti lo temevano ed il sindaco aveva proibito alla cittadinanza, di oltrepassare la grande siepe.
Era un paese tranquillo e pieno di bambini, tra cui il piccolo Tobias di sette anni.
Un giorno, si allontanò da casa per andare alla ricerca del suo amatissimo gattino, che non riusciva più a trovare. Pensava che sarebbe riuscito a scovarlo e ritornare, senza che i suoi genitori se n’accorgessero.
Una porticina molto speciale
Molto, molto lontano da qui, c’è un paese che si chiama Nonsoloporte e lì viveva una piccola porticina tanto infelice perché nessuno la voleva. Era molto piccola, brutta e tutta storta ed aveva la maniglia rotta. Non era colpa sua se l’avevano costruita male ed era sempre presa in giro e derisa dalle altre porte. Per questo motivo stava tutto il giorno in un angolo del negozio e guardava la gente che entrava ed usciva. Era così triste e sola, avrebbe fatto di tutto per avere un amico.
Un giorno entrò nel negozio un uomo che voleva una porta per la cameretta del figlio.
“E’ molto malato” si confidò con il negoziante “Piange tutto il giorno ed i medici non sanno che cosa abbia. Speriamo che questa bella porta colorata gli dia un po’ di gioia”.
Marco lo spaventapasseri dal cappello rosso
C’era una volta in uno stupendo Campo di Grano un bellissimo spaventapasseri dal cappello rosso e gli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Marco.
Appeso ad un lungo stecco di legno, saggio e accorto, la dolce creatura, trascorreva i suoi giorni compiendo il proprio dovere, in perenne attesa, col sorriso ben stampato sulle labbra.
Dal cuore buono e leale, animo nobile e coraggioso, era lui infatti impavido e valoroso a vegliare sul raccolto con attenzione e cura infiniti.
Alla nascita allegro e spensierato, il più festoso fra i suoi fratelli, il giovane spaventapasseri cullava però infondo al proprio cuore un grande sogno: poter un giorno scendere dallo steccato e correre a perdifiato fra i Campi con le proprie gambe di paglia, agile e scattante.
Il libro delle fiabe incompiute … /2
La prima parte qui.
Da qualche parte doveva pure esistere il libro dei finali. Questione di completezza, nulla può essere incompleto nella fantasia di un autore.
Circondato da tutti quei bei libri con capo e coda, proprio non se ne faceva una ragione il bibliotecario e iniziò ad inseguire ogni libro, alla ricerca di quello dei finali.
Iniziò a chiedere ai lettori più incalliti della biblioteca se mai avessero trovato un libro con dei finali, chiese a quella signora vaporosa che leggeva solo romanzi impegnati per darsi un tono, chiese al ragazzo che si formava una coscienza civile sui romanzi storici, chiese all’ometto con il cappello che leggeva solo romanzi d’amore per compensazione di vita vuota, chiese persino a quello strano tipo che leggeva qualsiasi cosa avesse una copertina gialla foss’anche un libro di ricette. Ma nulla. Mai letto niente di simile.
Il coraggio dell’amicizia
Si narra che nella foresta di Akima, vivesse un branco di lupi guidato da una giovane femmina. Il suo nome era Redrose. Aveva il manto bianco ed occhi di fuoco. Per cercare cibo, erano costretti a spostarsi, poiché con la crescita della città, la vegetazione era diminuita e di prede ne erano rimaste poche. Redrose era buon capobranco e tutti, anche i lupi più anziani ubbidivano ai suoi comandi.
Nella cittadina vicino, si era da poco trasferita una famiglia che possedeva un batuffolo di nome Nuvola. Era un dolce gattino bianco di pochi mesi. Curioso ed intraprendente. Data la sua giovane età, non conosceva nulla del mondo, neanche la paura.
Libero di …
Chi non è libero-di, nel mondo incantato del qui-tutto-puoi?
I bambini sono liberi-di giocare, di fare i compiti, di mangiare il dolce dopo due mandarini, di dormire quando vogliono dopo un’ora di TV la sera.
Gli adolescenti sono liberi-di andare a scuola, incontrare gli amici dopo le ripetizioni di latino, raccontare la propria giornata a tavola tutti insieme, mandare SMS agli amici dopo cena, aggiornare il proprio stato su Facebook prima di andare a dormire.
Le donne sono libere-di lavorare mentre i figli sono al nido pubblico, fare shopping dopo avere pensato a cosa fare per cena, abbracciare il marito quando torna di buon umore, pensare a sé stesse prima di addormentarsi, per cinque minuti.
Se si arrabbiano loro …
C’era una volta una città, Villantica, costruita sulle sponde dell’Argentello, un torrente vivace e ricco di vita. Un po’ fuori, nei dintorni di Villantica, scorrevano due grandi fiumi, uno laggiù, a mezzogiorno e l’altro là, dove, la notte, vedi la stella polare. La gente amava quei fiumi, il Vorticone e il Granflutto, perciò, per averli più vicini, scavò solchi profondi che percorsero la città in lungo e in largo e così le acque dei due fiumi vi si riversarono allegre.
Finalmente l’Argentello non era più solo e fu felice di scambiare quattro chiacchiere con i nuovi arrivati, i canali.
Era bello assistere agli allegri schiamazzi che facevano, quando sulla superficie della loro liquida chioma spumeggiante, avanzavano le imbarcazioni degli umani e i cigolii delle ruote dei mulini mosse dalla loro corrente gli fecero tanta compagnia…
L’orsetto goloso e il gufo musone
Nel bosco si diceva che tra tutti gli animali il più scontroso e musone fosse il gufo; nessuno però era mai riuscito a parlare con lui perché passava tutto il giorno a riposarsi in mezzo alle fitte foglie di un gigantesco albero.
Spesso i pregiudizi, anche se privi di fondamento, con il tempo diventano certezze. In realtà il gufo, come ogni altro animale notturno, usciva dalla sua tana solo quando tutti gli altri animali dormivano profondamente: per questo motivo non aveva mai avuto modo di incontrare nessuno di loro. In quel bosco viveva anche mamma orsa e i suoi tre piccoli, che trascorrevano tutto il tempo a giocare e a divertirsi tra di loro. I tre orsetti andavano matti per il miele, e quando mamma orsa riusciva a scovare un alveare, tutti insieme facevano delle grandi scorpacciate.
Uno dei piccoli però, era molto più discolo e disobbediente degli altri due, e si allontanava spesso per combinare qualche marachella. Infatti, durante una meravigliosa giornata di primavera, l’orsetto impertinente sentì nell’aria un profumino dolciastro e assai familiare, e senza avvertire la sua famiglia se ne andò per la sua strada.
Seguendo quell’odorino delizioso, il cucciolo curioso giunse ai piedi di un albero cavo, e senza pensarci un attimo, infilò il suo musetto nella fessura per controllare cosa ci fosse dentro: il suo nasino aveva fiutato un alveare pieno zeppo di miele!
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