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Il Natale è un periodo magico, che da sempre ci porta in un mondo di fiaba.

La più grande raccolta di fiabe di Natale, in continua crescita ogni giorno con le fiabe classiche e le fiabe inviate da tutti voi.

I racconti di mille tradizioni che si intrecciano in questa giornata che da sempre esercita sull’uomo il suo grande fascino tra festa religiosa e festa pagana.

Da sempre ha ispirato grandi e piccoli scrittori, da Canto di Natale di Dickens a mille altre opere, ma soprattutto ha quell’atmosfera straordinaria che coinvolge ogni bambino con quello sguardo incantato.

La neve, le luci, i colori, il fuoco di un camino, ogni cosa viene avvolta dalla magia e da desideri di pace, famiglia e serenità.

Le fiabe di Natale raccontano spesso del riscatto sociale, dello “spirito del bene” che arriva a mettere fine alle ingiustizie, alle guerre e alle crudeltà.

Questi racconti sono una ventata positiva che rasserena l’anima.

piuma-angelo

La piuma dell’angelo

Nell’orfanotrofio di San Germano d’Auxerre erano accuditi tanti trovatelli e tra questi c’era Luc un bambino davvero speciale, perché era molto buono, ma buono davvero.

Se aveva qualcosa, si apprestava a dividerlo con gli altri e se poteva aiutare, non se lo faceva chiedere. Era generoso e d’animo semplice.

Il piccolo, era stato lasciato sui gradini della struttura che aveva solo pochi mesi e da allora, erano già trascorsi otto anni. Stranamente, non aveva trovato nessuno che lo adottasse, sebbene fosse molto grazioso e educato.

Per la sua giovane età, il bambino aveva una saggezza che lasciava tutti sempre a bocca aperta ed era per questo però, lasciato in disparte dagli altri. Troppo diverso dai suoi simili, tanto che trascorreva gran parte del suo tempo da solo.

Un giorno nell’approssimarsi del Natale, Suor Josephine disse:

“Bambini, prendete carta e penna e scrivete la letterina, mettendo che cosa volete ricevere come regalo”.

Una semplice storia di Natale

Nella piccola cittadina di Higen, si conoscevano tutti e qui, le notizie correvano più veloci della luce.

Nonostante fosse dicembre, l’anziano signor Teobert amava stare seduto all’esterno dell’unico bar del paese e osservava l’andirivieni dei passanti. Faceva finta di niente, sbuffando con la sua enorme pipa ma nulla gli sfuggiva.

Così, quando il piccolo Jakob cadde nelle gelide acque del lago per aiutare il suo amatissimo cane, fu il primo a saperlo. La notizia si sparse a macchia d’olio.

Purtroppo, a causa delle basse temperature, si ammalò.

Una storia diversa

Noi tutti, conosciamo la storia del piccolo bambino, che nacque la notte del 25 Dicembre, in una mangiatoia per asini e buoi; ma io, vi voglio raccontare “una storia diversa”.

Era un freddo giorno d’inverno e, la giovane Maria, una donna di trentadue anni, ricorreva al pozzo per procurarsi da bere.

Strada facendo, incontrò un bambino, si chiamava Samir, un dolce bimbo di sei anni, indiano. Samir, stringeva tra le sue braccia, un secchio pieno d’acqua. Maria, lo vide stanco e, lo aiutò, portando il secchio fino alla casa del bambino.

Samir, la ringraziò con un sorriso e, rientrò a casa. La donna, proseguì il suo cammino, ma, una decina di metri più avanti della casa del bimbo, sentì delle urla di cattiveria. Era la madre di Samir, che gelosa, lo rimproverava dicendogli che l’aveva visto con una donna, tornare a casa.

La Storia del Re Bambino (raccontata da un piccolo asino)

C’era una volta, tanto tempo fa, o forse ieri, un Re Bambino che voleva venire nel mondo.

Era un impresa molto difficile, anche per Lui che era tanto potente, perché si trattava di nascondersi bene in una vita normale, con genitori normali, con sembianze normali. Non doveva essere riconosciuto subito: troppe creature erano malvagie e avrebbero potuto approfittare del suo essere indifeso per ucciderlo e non permettergli di portare a termine la sua missione.

Fu così che un giorno trovò la situazione giusta per nascere: una mamma giovane, coraggiosa e bellissima, un babbo buono, giusto e forte, un Paese che era crocevia del mondo intero, dove però la pace era una parola tanto usata, anche nel saluto, tanto attesa, ma difficile da mettere in pratica. E venne.

Un albero speciale

Un grande albero faccio a Natale

con tante luci e un lungo puntale.

E’ così alto che tocca il soffitto,

e per addobbi ci son gli orsacchiotti.

Proprio così…non ci sono palline

e a cercarle …..neanche stelline.

Ci metto sopra solo pupazzi,

di quando eran piccoli  miei due ragazzi.

Me li ricordo tutti a memoria ,

La notte più bella

Conservo da anni in una gran cesta.

tante statuine di carta pesta.

Avvolte tutte, in un vecchio giornale,

le tiro fuori quando viene Natale.

Preparo il Presepe con molta passione ,

Il gigante dei boschi

Era la Vigilia di Natale, un vecchietto di quasi cento anni con le spalle curve e la barba bianca misto all’argento tornava dal bosco trascinando sulla slitta un enorme ceppo da ardere.

Camminava a stento sulla neve che gli coprivano le fiacche gambe.

Era la notte più fredda dell’anno e tutti gli abitanti del paese si preparavano a festeggiare la nascita di Gesù Bambino.Anche il vecchietto aspettava con ansia l’arrivo del grande evento e mentre felice si avviava con trepidazione verso casa canticchiando canzoni Natalizie vide in lontananza, un dolcissimo bambino dal sorriso abbagliante che stava dritto immobile su di un piedistallo ricoperto da muschio con i piedini nudi e con addosso una sola camicia.

La piccola fiammiferaia // Audio fiaba

[…] Faceva un freddo terribile, nevicava e calava la sera – l’ultima sera dell’anno, per l’appunto, la sera di San Silvestro.

In quel freddo, in quel buio, una povera bambinetta girava per le vie, a capo scoperto, a piedi nudi. Veramente, quand’era uscita di casa, aveva certe babbucce; ma a che le eran servite? Erano grandi grandi – prima erano appartenute a sua madre, – e così larghe e sgangherate, che la bimba le aveva perdute, traversando in fretta la via, per iscansare due carrozze, che s’incrociavano con tanta furia…

Una non s’era più trovata, e l’altra se l’era presa un monello, dicendo che ne avrebbe fatto una culla per il suo primo figliuolo. […]

Clicca su “Leggi tutto” per ascoltare la fiaba.

Il marchese dal mantello di zibellino

Abel e Rauol sono due gemellini molto svegli ma diversi tra loro. Vivono con la mamma che fa la sarta in un fatiscente casolare ai piedi di una rocciosa montagna dove, sorge una grande cascata le cui acque scorrono impetuose.

Ad Abel piace molto studiare è un bambino volenteroso e virtuoso vuole imparare tante cose e aspira a diventare un architetto molto in vista ma, per diventare un architetto deve studiare di buona lena e sacrificarsi per raggiungere gli obiettivi. Invece Raoul è sempre svogliato non piace affatto studiare per lui, è solo una perdita di tempo gli piace vagabondare da un posto a l’altro e correre come un capriolo per i sentieri delle montagne.

Abel, Raoul – grida la mamma – il vostro zainetto è pronto, ho riordinato i libri, andate a prepararvi ,fate colazione e dopo correte subito a scuola è tardi ed io devo andare a lavoro.

Abel il più giudizioso rispose – Arrivo mamma sono pronto per andare a scuola non vedo l’ora di incontrare i miei compagni e la mia cara affezionata maestra.

La magia del Natale // Video fiaba

La fiaba di Dani interpretata dagli alunni della classe IV A della scuola primaria di Pieve a Socana.

[…] Quella notte faceva freddo, come non ne fa più ormai da anni, i fiocchi di neve scendevano leggeri come tante stelle cadenti, coprendo di silenzio tutto il paesaggio. In quel mare di silenzio, solo, un uomo camminava nella strada, i vestiti bagnati dalla neve, il viso incorniciato da una barba lunga che lo accompagnava ormai da mesi , un grosso cappello calcato sui pensieri. […]

Clicca su “Leggi tutto per vedere il video”.

La magia del Natale

Ti racconterò una storia di tanti anni fa , di quando ancora per le strade non viaggiavano le  automobili, ma solo carrozze. Non esistevano lampioni e la sola luce che illuminava la notte era quella della Luna.

Quella notte faceva freddo, come non ne fa più ormai da anni, i fiocchi di neve scendevano leggeri come tante stelle cadenti, coprendo di silenzio tutto il paesaggio. In quel mare di silenzio, solo, un uomo camminava nella strada, i vestiti bagnati dalla neve, il viso incorniciato da una barba lunga che lo accompagnava ormai da mesi , un grosso cappello calcato sui pensieri.

Ed è così bianco come la neve

Dana vive in una palla di vetro. Una di quelle con la neve dentro, che si trovano sotto l’albero la mattina di Natale, di solito regalate da una vecchia zia che non vediamo da troppo tempo.

Una casetta che sembra di marzapane, gialla e rossa, con il fumo che esce dal camino. Un abete imbiancato dalla neve finta. Una piccola staccionata di legno chiaro. Una strada deserta che non porta da nessuna parte. È tutto qui il mondo di Dana.

Lei si sveglia la mattina ed esce dalla piccola porta rossa, alza il viso verso il cielo e la neve chimica le brucia le ciglia. Intorno è tutto silenzio, prova a parlare e la sua voce rimbomba come in una scatola chiusa. Appoggia le mani sul vetro curvo che delimita tutto il suo universo, le palme rivolte verso l’alto. Soffia sul vetro per farlo appannare, scrive piano con il dito qualcosa che nessuno leggerà mai, forse una richiesta d’aiuto, forse una preghiera, forse le parole di una canzone che le sembra di aver sognato la notte scorsa, una cosa completamente senza senso ora che ci pensa, dato che non esistono canzoni né musica di alcun genere lì dentro.

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