Tutte le fiabe che parlano di "luna"
La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi che parlano di "luna", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".
Gelsomino e l’amore
Successe una volta che la luna rimase imprigionata nel sole e non riuscì a salire in tempo nel cielo per la notte.
Fu un guaio perché il buio non arrivava mai : le stelle scomparvero nel cielo azzurro, il gufo continuava a dormire e forse russava anche, le lucciole non brillavano più.
Anche il gatto Gelsomino era triste : aspettava impaziente sopra il tetto la luna, perché avevano un appuntamento : si volevano molto bene .
La luna riuscì a mandare una stella volante da Gelsomino per chiedere aiuto; il gatto ci salì sopra, ma durante il viaggio, mentre la stella girava a tutto gas, scivolò nel buio e andò a finire nella prigione della Luna .
Il gatto e la Luna , innamorati , si baciarono e , come per magia, si liberarono dalla prigione .
Luna piena non partecipa al rondò di stelle
Nelle tranquille notti di primavera, le stelle danzano il rondò
Luna impettita le guarda, “cos’è un rondò?”.
Stella del polo narra: “è una danza di festa danzare aiuta a sentirci vicine”.
La luna non danza, “non è necessario lo faccia”, dice lei ma la danza continuo’ cosi’ allegra che finalmente, luna piena fu ospite d’onore.
Martina e la paura del buio
Martina è una bambina molto carina, con i capelli neri neri e gli occhioni grandi e vispi. Ha sette anni e frequenta la seconda elementare.
Vuole molto bene ai suoi genitori, e quando finisce i compiti aiuta la mamma nelle faccende domestiche, come apparecchiare la tavola, pulire il pavimento, riordinare i vestitini da mettere il giorno dopo. L’unico problema è che la bimba ha paura del buio, e la sera tarda a prendere sonno nella sua cameretta.
A volte si sveglia nel cuore della notte urlando e corre nella stanza dei suoi genitori fiondandosi nel lettone fino al mattino dopo. Mamma e papà sono un po’ preoccupati.
“Appena mi sdraio comincio a sentire strani rumori e mi sembra di vedere tanti occhi che mi fissano!!” dice la piccola.
“Amore, non c’è nessuno…saranno i fari delle auto che passano, e lasciano intravedere piccoli fasci di luci dalle tapparelle abbassate!” la tranquillizza la mamma. A nulla servono le parole di conforto dei genitori, per Martina è sempre più difficile addormentarsi. Ogni tanto i suoi amichetti la prendono in giro simpaticamente.
Gli angioletti sulla luna: la leggenda
C’era una volta un angelo che volava liberamente e immaginava sempre nuove avventure .
Un giorno l’angelo volò da una amica angelo e le chiese se poteva diventare la sua sposa e l’amica accettò quindi i due si sposarono e fecero un bellissimo bambino e lo chiamarono Benedetto e anche lui era un angelo.
Un giorno i suoi genitori decisero di fare un viaggio sulla luna, presero la loro auto volante e partirono.
Ma quando arrivarono non si erano accorti che un camion stava mettendo il cemento sulla luna e quindi i tre angeli erano attaccati per sempre alla luna.
L’unicorno Andromeda
L’Unicorno Andromeda amava galoppare nella foresta ricca di alberi dalle ricche fronde cariche di grandi foglie lucenti e dai fiori multicolore profumati e dalle più svariate speci.
Esso giovane e spavaldo di una bellezza incantevole passava le sue giornate a girovagare a curiosare sperando di imbattersi sempre in qualche nuova avventura. Nel suo gironzolare aveva trovato una serie di amici: Baffo il coniglietto, Geremia il topolino, Ben il cane, Rufus il gatto, Annabella la cerbiatta, Bianca la capretta, Carbone l’orsachiotto e Pasqualino il merlo.
Erano diventati amici inseparabili e passavano gran parte del tempo insieme dopo che,diligentemente avevano fatto tutti i compiti di scuola.
Joris e la notte
“Mamma ho sonno!”
“Ma Joris sono soltanto le sei, è ancora presto.”
“Ho sonno, voglio andare a dormire!” Aveva sempre tanta fretta Joris. Quando arrivavano le sei non vedeva l’ora di mettersi sotto le coperte, chiudere gli occhi e dormire. All’inizio la mamma era un po’ preoccupata.
“Questo bambino deve fare il riposino pomeridiano, altrimenti la sera casca dal sonno.”
E ogni giorno dopo pranzo provava ad addormentarlo: nel suo lettino, sul lettone, coccolato dalla melodia di una dolce ninna nanna o con la sua favola preferita fra le labbra. Niente!
Nessuna strategia avrebbe mai funzionato con Joris, perché lui proprio non ne voleva sapere. Ma non appena il grosso pendolo suonava le sei del pomeriggio, Joris correva da lei sbadigliando e stropicciandosi gli occhi dalla stanchezza. E lei rassegnata gli metteva il pigiamino, gli lavava i denti e faceva appena in tempo a leggere una storia che Joris si addormentava come un sasso.
Voglio guardare in faccia la luna
La sua stanza era piena di giochi.
Ce n’erano per tutti i gusti e di tutte le fogge: bambole e bambolotti, lavagne e gessetti colorati, chiodini di plastica, pentole e fornelli, …ma ciò che più la divertiva era andare sull’altalena.
Questa passione era nata in Federica fin dai primi mesi di vita, quando la nonna, portandola al Villaggio della Gioia a vedere le caprette e gli agnellini che pascolavano, si soffermava con lei nel parco per godersi l’aria salubre dei pini.
La piccola le si aggrappava stretta strettae insiemesi abbandonavanoal rilassante dondolio dell’altalena. Quando poi giungeva il momento di andarsene,Fefè – così veniva soprannominata familiarmente Federica – cominciava a frignare, per poi sbottare in un sonoro pianto, allorché la nonna la sedeva nel passeggino per riportarla a casa.
Il fabbricante di alberi d’acciaio
Aisha non si stancava mai di fare domande e suo nonno, un vecchio capo tribù, rispondeva sempre.
Una sera, vedendo il sole sparire fra le colline, Aisha chiese al nonno: “dove va il sole?”
“Torna a casa” rispose il vecchio capo tribù. “Proprio come gli uomini e le donne dopo il lavoro.”
“Qual è la sua casa?” ribatté allora la bimba.
“Un bosco di querce da sughero grande e verde, dove il sole abita insieme ad altre creature.”
“Dai racconta!” incalzò Aisha.
Chi ha mangiato la mela dorata?
Era da poco passata l’estate e iniziato l’autunno pieno di colori caldi.
Sulle foglie degli alberi del bosco chiamato “Il bosco della Grande Quercia” c’erano tutte le sfumature di giallo, marrone e arancione. Anche quelle già cadute erano ancora piene di colori e a ogni soffio di vento si sollevavano da terra, unendosi a quelle che cadevano, in un’allegra danza multicolore. Scendeva il crepuscolo sul bosco, il sole si tuffava lentamente dietro le montagne. Il crepuscolo, come una coperta di seta arancione, trasparente, senza far rumore scendeva come una carezza.
Quel pomeriggio inoltrato una strana agitazione percorreva il bosco. Qualcosa succedeva o stava per succedere, in ogni caso quella non era una qualsiasi sera autunnale.
Il gufo Bruno aveva già preso la sua solita posizione su uno dei rami della Grande Quercia e si stava strofinando gli occhi. Quella sera ci sarebbero stati così tanti eventi importanti!
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