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Tutte le fiabe della categoria "Le vostre fiabe"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi appartenenti alla categoria "Le vostre fiabe", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

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Il soldatino rubato

A vederli lì tutti insieme ammucchiati in una scatola di cartone, così belli, così affascinanti nella loro posa guerriera, la tentazione di allungare la mano, mentre i grandi discutevano distrattamente, e mettermene uno in tasca fu più forte di ogni altra cosa.

In fondo, in quell’esercito di soldatini sapere che uno di loro fosse scomparso in battaglia neanche sarebbe stato notato.

A me, che mai aveva posseduto un soldatino, quell’unico bastava.

E fu così che trascorsi buona parte del pomeriggio a far fare mille acrobazie al mio soldatino, fino a quando non mi si avvicinò la vecchia strappandomelo di mano «Non è tuo», mi disse senza esitare, «l’hai rubato al mio nipotino!».

1 + 1 = 3

C’era una volta un mondo fatto di 1 + 1 = 2 dove tutti vivevano sereni nelle proprie certezze, ma anche nella consapevolezza, per quanto bella a volte noiosa, del sapere che 1 +1 = 2 oggi e pure domani.

Ci fu poi un bel giorno in cui ti guardò con quel sorriso che fa perdere ogni punto di riferimento anche alla mente più matematicamente convinta che 1 + 1 faccia 2.

Da quel giorno 1 + 1 fece 3  e un leggero profumo, embrionale, di fiore primaverile era nell’aria. Come una piccola margherita che ancora deve sbocciare, ma che inizia a farsi spazio nell’amniotico tepore di madre terra.

Niente principi e principesse, sarebbe troppo fiaba e si potrebbe persino credere che esista solo nell’immaginazione. Invece quel 3 è concreto, palpabile, si muove, vive e cresce. Sono quasi convinto di averlo persino visto sorridere.

E’ un 3 sempre più tondo, con quella sua aura da numero perfetto che illumina gli occhi di 1 e 1.

Basta poco a pensare che 1 + 1 abbia sempre fatto 3, ci si abitua ad un pensiero che inizi a cullare ancora prima di poterlo fare davvero.

Pierina e il porcellino

In una soleggiata giornata di primavera nacque una bambina di nome Pierina. Alla nascita di un figlio, mamma Adriana e papà Patrizio, festeggiavano l’evento acquistando un animaletto da far crescere nella loro casetta di campagna. Nella loro casetta c’erano il pony Aurelio, la capretta Gina, la mucca Paola, la gallina Giuditta, il gatto Mario ed il cane Aldo. Per la loro settima creatura mamma e papà decisero di acquistare un porcellino nano. D’accordo con i bambini più grandi chiamarono il porcellino “Danilo”.

Tutti gli animaletti di casa avevano un nome da essere umano perché erano considerati membri della famiglia. Gli animaletti erano accarezzati da tutti, potevano entrare nella casetta ed a volte c’era anche qualche bambino che si addormentava stretto stretto ad un simpatico animaletto.

 

La piccola Pierina era molto carina, era bella paffuta e sorrideva sempre. Il porcellino era piccolo piccolo, con orecchie dritte ed aguzze ed il colore del mantello era bianco.

La geografia a letto

 

In una casa come tante di un paese come tanti, tutte le mattine, un bambino si alzava dal letto.
 
Michelino era il nome di un corpicino piccinino piccinino, con due grandi occhi ed una cascata di riccioli in testa. E ogni mattina, come tutti i giorni, Michelino lasciava una chiazza bagnata sul materasso.          
 – Ehi, mamma, quella cos’è?         
 – E’ una chiazza quasi a forma di cuore. Manca solo il lembo destro. Somiglia all’Africa …         
 – L’Africa? Che cos’è l’Africa?          
 – E’ un grande spazio di terra pieno di alberi e piante di ogni tipo. E c’è anche un mare di sabbia che si chiama deserto. In Africa è nato il primo uomo ed oggi ci vivono animali di ogni specie. Leoni, tigri, gazzelle, elefanti. E ci sono tanti bambini bellissimi, che non mangiano tutti i giorni ma si vogliono bene, giocano, ridono e qualche volta litigano, come i loro piccoli coetanei di tutto il mondo.

Tullipan

C’era una volta, quando non si sa, una principessa che si chiamava Tullipan, che nome strano direte voi, ma tanto strano non è, perché il suo papà, Re Gaudio, gli diede quel nome quando la vide per la prima volta nella culla.

Re Gaudio era un re buono che amava viaggiare e conoscere il mondo (ma questa è un’altra storia) e nel corso dei suoi viaggi vide tante cose belle, ma bella come quella bambina nella culla non aveva mai visto nulla.

Era così felice che quando dovette scegliere il nome per sua figlia cercò nella sua memoria il posto più bello che avesse mai visto e si ricordò di un bellissimo campo di tulipani in Olanda, illuminato dalla luce dell’alba e bagnato dalla rugiada, quell’immagine magnifica gli ricordò la bellezza di sua figlia e da quel giorno la principessa fu Tullipan.

Il Veliero – Una favola Sì e No

Che domenica ragazzi! Andiamo! Mio padre col solito sacco da marinaio mi consegna un sacco tutto mio. Erano anni che aspettavo questo momento. Dai racconti sapevo che una barca a vela era la passione dei miei genitori. Dai loro racconti la conoscevo come fosse la mia. Sì, eccola, è proprio lei!

Nera, brilla sull’acqua immobile del porto come una stella nel blu del cielo. Sì, sono proprio a bordo. Il comandante mi da il benvenuto: mi sento piccolo piccolo. È proprio come l’avevo immaginato. Lo conosco da sempre. Poi un’annusata profonda di Blak conferma la mia presenza a bordo. No, non sto sognando, è tutto vero! Salpa l’ancora, ordina il comandante. Su la vela; attento, ordina mio padre, stai sempre dove si mette Blak. Lui la sa lunga su dove la barca è più sicura. Il veliero si inclina, le vele soffian via il vento con un sospiro da fiaba: le onde che scivolano lungo lo scafo fanno da eco. Una affettuosa slinguazzata di Blak mi assicura che è tutto vero.

Il serpente e la stella polare

Chi oserebbe oggi prendere in giro il serpente a sonagli?

Tutti sanno che il suo veleno è terribile e che anche un piccolo morso è letale. Ma non sempre è stato così.

Un tempo, il serpente a sonagli non era altro che un grosso verme strisciante, ridicolo o inoffensivo, e tutti si prendevano gioco di lui, uomini e animali, alberi e rocce.

Le stelle, specialmente, non capivano come si potesse essere così vicini alla terra e così lontani dal cielo.

Perché mai dovevano esistere esseri così grotteschi quando si poteva brillare come loro, alte nella notte e scintillanti nel punto più lontano dal firmamento?

Il serpente superbo

C’era una volta un serpente che credeva di essere la serpe più vorace della foresta, e per dimostrarlo divorava tutto quello che gli capitava vicino, dai piccoli uccelli, ai grandi mammiferi, addirittura si vantava di aver ingoiato un bufalo intero, fin quando girò la voce di un altro che era riuscito a ingerire un elefante adulto.

«Non ci posso credere, ma quanto era grande» chiese con vivo stupore il serpente a un suo amico.

«Dicono che fosse grande quanto quattro bufali, e che per ingoiarlo tutto avesse impiegato un mese» gli rispose l’amico.

«Sì ma le zanne? Io ho mangiato il bufalo con tutte le corna, ti ricordi vero?».

Sul dizionario

Cerco ABITAZIONE sul dizionario e trovo scritto: f casa, dimora;

Cerco BABBEO sul dizionario e trovo scritto: agg. m sciocco, balordo;

Cerco CALZINO sul dizionario e trovo scritto: m calza corta per uomo o bambino;

Cerco DOCCIA sul dizionario e trovo scritto: (pl -ce) f 1 impianto per lo scolo delle acque; 2 getto d’acqua fatto cadere dall’alto con apposito impianto per pulizia personale;

Cerco EQUINO sul dizionario e trovo scritto: agg. di cavallo, di cavalli; m pl., cavalli, asini, e loro ibridi;

Rosa CuorDiPetalo e il mondo delle piccole cose.

Rosa CuorDiPetalo profumava d’acqua di rose, era piccola e delicata come un bocciolo vestito di rugiada ed era solita portare tra i capelli una piccola rosa.

Per molti era una bambina come tante, ma alcune persone ben informate dicevano con certezza che fosse una fata venuta da NonSiSaDove.

La piccola Rosa viveva sulla collina, in una minuscola casa circondata da rose e fiori di campo, baciata ogni mattina dal sole e rallegrata dal cinguettio di allegri passerotti.

Rosa ogni mattina riempiva il suo sguardo di meraviglia ammirando il leprotto dal codino bianco, che saltellava lesto dietro al cespuglio, poi ascoltava attenta il tordo zirlare, quindi respirava profondamente l’odore dell’erba tagliata e infine annusava le sue rose per scegliere quella più adatta ad adornare la sua folta chioma.

La banca dei sogni

In questa fiaba intendo spiegare che quando qualcuno si sveglia e non si ricorda un sogno, non è che non se lo ricorda ma è perché ha finito completamente i sogni. Vi racconto una fiaba a questo proposito.

C’era una volta una bambina molto piccola,di 4 anni, che andava al secondo anno di Scuola Materna, si chiamava Beatrice.

Aveva una famiglia di tre persone: mamma, papà e sorella di 11 anni che andava in prima media, si chiamava Francesca.

Beatrice era molto solare, allegra e spensierata, ma ultimamente i suoi pensieri erano oscurati da un incubo: aver finito i sogni.

Infatti era così ogni notte; Beatrice piangeva, urlava, dicendo che aveva finito i sogni. Ogni notte questo si ripeteva e non c’era modo di calmarla!

L’ascia d’oro e l’ascia d’argento

Alla corte di un Re di un paese straniero girava una storia che tutti volevano udire una seconda volta, tutti già la conoscevano.

Un giorno un menestrello di corte passò le mura della città sistemandosi nella piazza principale dove cominciò il proprio racconto:

Un povero taglialegna lavorava duramente per mantenere la sua famiglia. Ogni giorno andava nella foresta a tagliare i rami di alberi immensi, che poi riduceva in pezzi da vendere al mercato.

Un giorno, mentre lavorava vicino al fiume, l’ascia gli scivolò dalle mani e cadde in acqua. Per quanto la cercasse, passando le mani nella corrente rapida e nelle acque tumultuose, non riuscì più a ritrovarla.

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