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Tutte le fiabe che parlano di "segreti"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi che parlano di "segreti", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

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La fata del lago dorato

Al di là delle alte montagne risiedeva un piccolo villaggio denominato “Lago d’oro”.

Al suo centro sorgeva uno specchio d’acqua che irradiato dai raggi del sole gli conferiva il colore dell’oro. Nel villaggio girava voce che nelle profondità di quelle acque giacessero sul fondo molte pepite d’oro.

La voce si sparse in breve tempo, così cominciarono ad arrivare una grande quantità di persone con l’intento di fare fortuna. Ai margini del lago nella sua piccola casa viveva una giovane donna di nome Emma, abitava assieme alla sua famiglia, il marito ed i suoi due figli. Emma conduceva una vita semplice e morigerata, cresceva i suoi bambini come solo una buona madre sa fare.

Il segreto di Grande Vecchio

Piccolo Uomo viveva ormai da due mesi con il Grande Vecchio delle Montagne.

Gli piaceva, la mattina appena sveglio, aspirare l’aria pura dei ghiacciai; sentire, appena il sole avvolgeva dolcemente le piante, il profumo intenso dei boschi; camminare lentamente, durante il giorno e soprattutto al tramonto, in vetta alla vallata e vedere, da lassù, gli uomini piccoli della città, che correvano indaffarati come formiche impazzite. E poi, non avrebbe mai smesso di ascoltare, la sera accanto al fuoco, il Grande Vecchio che raccontava, con la sua voce calda e antica, vecchie storie di divinità e folletti.

Ma il Grande Vecchio aveva insistito. L’estate si stava concludendo e Piccolo Uomo doveva riprendere la sua normale vita di bambino: i genitori, la scuola, i compiti a casa, i giochi con gli amici.

Piccolo Uomo era molto triste. Avrebbe contato i giorni: fino alla prossima estate.

Lo zaino era pronto e Piccolo Uomo stava per indossarlo.

Le tre porte

Ci sono stanze che non ti puoi dimenticare, stanze ricche di ricordi , di magia, di sogni, di speranze, di poesia, di profumi. Per anni la porta dello studio di ricerche di mio nonno era rimasta chiusa e in parte sepolta e sbiadita nella mente della mia famiglia.

Mio nonno James mi chiamava Sella e da allora a nessuno importa se il mio vero nome fosse Claire perché ( così rispondeva mio nonno) entrambi hanno a che fare con la luce.

Proprio un anno fa, dentro ad un cassetto di un antico mobile di legno posto in un angolo del salone, dove i raggi del sole amavano scontrarsi, trovai una chiave; già, quella chiave dimenticata, quella chiave che avrebbe aperto quella “porta chiusa”.

Finalmente avrei potuto anche io impreziosire quelle mura di nuovi ricordi, di nuovi sapori, profumi che porteranno di nuovo in vita la memoria di quel “divoratore” di libri che era mio nonno, professore di arte e archeologo famoso.

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