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Pippo e Viola: un’amicizia che aveva le ali

Viola tiene tra le mani il piccolo parrocchetto Pippo su un balcone al tramonto, mentre nasce una dolce amicizia

Pippo e Viola: un'amicizia che aveva le ali

C'era una volta un minuscolo parrocchetto dal piumaggio verde come i prati di primavera. Era nato da poche ore quando una forte raffica di vento fece oscillare il suo nido. Il piccolo cadde dolcemente sul balcone di una casa. Era così minuscolo che non riusciva ancora ad aprire bene gli occhi.

In quella casa viveva una ragazza dal cuore immenso. Si chiamava Viola. Quando uscì sul balcone e vide quel batuffolo tremante, si inginocchiò e lo prese tra le mani con infinita delicatezza.

«Non avere paura… adesso ci sono io.»

Il piccolo sembrò capire quelle parole. Viola lo sistemò in una scatolina foderata con un morbido asciugamano, lo tenne al caldo e, con tanta pazienza, imparò a nutrirlo con una piccola siringa speciale. Ogni due ore era lì, di giorno e di notte.

Il parrocchetto cresceva piano piano. Un mattino spalancò finalmente gli occhietti e guardò Viola. Da quel momento decise che quella dolce ragazza era la sua mamma.

«Ti chiamerò Pippo», disse lei sorridendo.

Pippo sembrò approvare con un allegro cinguettio.

Passavano i giorni e diventavano inseparabili. Quando Viola studiava, Pippo si appoggiava sulla sua spalla. Quando preparava la colazione, lui la osservava curioso dal tavolo. Quando ascoltava la musica, Pippo iniziava a dondolare a ritmo, facendo ridere tutta la famiglia.

Era buffissimo. Amava giocare con le mollette del bucato, rubare le matite colorate e nascondere i tappi delle bottiglie nei posti più impensati.

Ogni tanto spariva.

«Pippo… dove sei?»

Silenzio.

Poi, all'improvviso…

«Cip!»

Spuntava da dietro una tenda o da dentro una cesta della biancheria, tutto fiero del suo scherzetto. Viola scoppiava sempre a ridere.

Pippo era diventato la sua ombra. La seguiva ovunque. Se lei cambiava stanza, lui la seguiva volando. Se si sedeva sul divano, Pippo atterrava sulla sua spalla. Se usciva sul balcone a guardare il tramonto, lui si sistemava vicino a lei osservando il cielo.

Un giorno arrivò una rondine.

«Perché non vieni con noi a volare lontano?» gli chiese.

Pippo sorrise.

«Volare è bellissimo… ma il posto più bello del mondo è accanto a chi mi ha salvato la vita.»

La rondine annuì.

«Hai ragione. L'amore sa costruire il nido più sicuro.»

Passarono le stagioni. Pippo diventò un parrocchetto forte, vivace e pieno di energia. Ogni mattina salutava Viola con un dolce cinguettio, quasi per dirle:

«Grazie per aver creduto in me quando ero così piccolo.»

E Viola gli rispondeva sempre con una carezza.

Perché aveva capito una cosa importante. A volte non scegliamo noi gli amici più preziosi. Sono loro che, con un piccolo colpo di vento, arrivano nel nostro cuore per restarci per sempre.

Da allora, chiunque vedeva Pippo appoggiato sulla spalla di Viola sorrideva. Sembravano due amici inseparabili. Uno aveva le ali. L'altra aveva un cuore grande. E insieme avevano scoperto che l'amicizia più bella nasce quando qualcuno tende la mano… senza chiedere nulla in cambio.

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